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A che punto è la diplomazia italiana in Europa e nella Nato

A che punto è la diplomazia italiana in Europa e nella Nato

Secondo il rapporto di Friends of Europe il nostro Paese rischia un progressivo isolamento per una “diplomazia suicida”. A pesare è soprattutto il rapporto conflittuale con Parigi. Il dossier.

25 Giugno 2019 16.26

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«All’Italia spetta un ruolo centrale nella risposta europea alle crescenti sfide sulla sicurezza nell’area mediterranea, ma la “diplomazia suicida” che sta attuando, ne diminuisce l’influenza in seno all’Europa Unita e alla Nato, proprio ora che avrebbe più bisogno del loro sostegno». È quanto evidenziato nel nuovo rapporto di Friends of Europe, organizzazione di esperti dedicata all’analisi sulla politica dell’Unione Europea.

ITALIA PERCEPITA COME PAESE AGITATO

Lo studio di Paul Taylor, senior fellow dell’associazione e per anni corrispondente estero per la Reuters ha esaminato il «ruolo, spesso ingiustamente sottovalutato, dell’Italia nelle missioni di pace e di sicurezza internazionali sotto i mandati delle Nazioni Unite, dell’Ue e della Nato». Roma, ha spiegato il rapporto, si trova a «combattere per far sentire la propria voce in questi organismi», e questo produce «un senso di frustrazione e l’impressione di essere tenuti da parte, da cui la percezione dell’Italia come paese ‘molto agitato’, volendo utilizzare una definizione musicale o da previsioni nautiche».

PESANO I CATTIVI RAPPORTI TRA ROMA E PARIGI

Lo studio individua nei cattivi rapporti tra Francia ed Italia, «dovuti ad una miscela tossica di arroganza francese e risentimento italiano», uno dei maggiori ostacoli ad una politica europea più coerente nell’area mediterranea. Taylor, nel suo studio, ha proposto un «vasto accordo» tra Parigi e Roma per riprendere la collaborazione politica ed industriale su un insieme di temi.

50 INTERVISTE A VERTICI NATO, UE E GOVERNO ITALIANO

Il rapporto è stato realizzato grazie a 50 interviste ad attuali o ex rappresentanti dell’Unione Europea, della Nato, dei governi italiano, francese e degli Stati Uniti, a un ex primo ministro, ex ministri, alti comandi delle forze armate, esponenti politici, diplomatici, dirigenti d’azienda, attivisti e studiosi di organizzazioni non governative. «Dalla fine della Guerra Fredda, le politiche dell’Ue e della Nato nella regione mediterranea», ha scritto ancora Taylor, «sono in generale fallite, si sono arenate, o addirittura, come nel caso dell’intervento in Libia nel 2011, hanno aggravato la situazione». «È ora di far tesoro degli errori e di unire le forze per progettare e mettere in pratica politiche più coerenti ed efficaci», viene scritto nelle conclusioni. «L’Italia si troverà al centro di questo sforzo, il suo contributo è fondamentale: si potrà fare poco se l’Italia si pone in contrasto con i propri partner europei, o se la Francia e l’Italia si dedicano a ciò che pare una guerra per procura in Libia».

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