La storia di Fabio Pollice, il rettore di UniSalento che voleva quintuplicarsi lo stipendio

Giuseppe Fontana
19/12/2023

Con l'applicazione del decreto Gelmini la sua indennità sarebbe passata da 25 mila a 121 mila euro l'anno. Dopo l'annuncio sono arrivate le critiche della Cgil: «Sconcertante». Poi il dietrofront: «Nessun aumento, ma sarebbe stato legittimo».

La storia di Fabio Pollice, il rettore di UniSalento che voleva quintuplicarsi lo stipendio

Sono passate 24 ore dall’annuncio al dietrofront. Il caso è quello del rettore dell’Università del Salento Fabio Pollice, che prima ha detto sì a un aumento di stipendio che sarebbe stato quintuplicato e poi, dopo le critiche, ha rinunciato. Tutto è partito nel pomeriggio del 18 dicembre. Pollice ha deciso di applicare il decreto Gelmini. Questo prevede di alzare i compensi a rettori e organi di governo già dal prossimo mandato, ma dà anche la possibilità di farlo nel corso del presente, purché sia giustificato. Con l’applicazione, nel caso dell’ateneo di Lecce, si sarebbe passati dagli attuali 25 mila euro di indennità a circa 121 mila per il rettore. E da 10 mila e 800 euro a 30 mila e 250 per il pro-rettore. Ai membri del Cda, invece, sarebbero spettati gettoni superiori ai 13 mila euro.

La storia di Fabio Pollice, il rettore di UniSalento che voleva quintuplicarsi lo stipendio
Gli studenti durante il Graduation Day 2023 (Facebook).

Le critiche della Cgil: «Sconcertante»

Il Senato accademico di UniSalento ha bocciato la proposta. Ciò nonostante, Pollice ha annunciato l’aumento delle indennità. Poi è stata la Cgil ad attaccare il rettore: «È sconcertante che, dopo anni di tagli alla spesa pubblica che hanno visto ridurre salari accessori e compensi tanto al personale docente quanto al personale tecnico-amministrativo, il primo e significativo intervento di segno opposto, finanziato peraltro con le economie e i risparmi sulle spese di funzionamento dell’Ateneo, veda il Consiglio d’ amministrazione autodeterminare l’aumento del proprio compenso, senza neanche l’avallo dell’organo politico. Ciò è ancora più sconcertante se si considera che questo intervento verrebbe attribuito anche ai componenti del Cda attualmente in carica, per effetto di una retroattività fantasiosamente costruita, mentre il personale tecnico-amministrativo (ad esempio) è ancora costretto alle ferie forzate per consentire la riduzione delle spese di energia elettrica». E il sindacato ha citato anche problemi e disservizi in vari edifici legati all’ateneo.

L’annuncio di Pollice: «Aumento giusto, siamo i meno pagati della Pa»

Il rettore Pollice, nell’annunciare l’aumento, ha dichiarato: «Questi compensi possono appartare eccessivi ma non li ho definiti io, anzi, ho scelto il range più basso. Ho applicato un Dpcm che vale per tutte le Università pubbliche, non ho fatto un colpo di testa. Amo questo territorio e questa università, e so che è al mio fianco in questo momento. Credo che l’aumento degli stipendi sia giusto perché gli stipendi dei dipendenti dell’università sono i meno pagati di tutta la Pubblica amministrazione. Il Dpcm spiega che è diritto di chi ha delle responsabilità avere un compenso adeguato».

Il dietrofront: «Non deliberiamo, ma gli aumenti sono legittimi»

24 ore più tardi, però, è arrivato il dietrofront: «La questione economica era del tutto assente dalle motivazioni che sono state alla base della mia candidatura e così è stato durante tutto il mio mandato. Tuttavia, pur avendo scelto, d’accordo con gli altri consiglieri, di non deliberare sull’aumento delle indennità, ritengo che questi aumenti siano assolutamente legittimi in ragione delle responsabilità che gravano su chi amministra un’istituzione universitaria». E ha concluso: «Confido che quanto accaduto possa portare tutti a riflettere sull’importanza di riconoscere il giusto compenso a chi si assume delle responsabilità pubbliche, perché questo è l’unico modo per rilanciare il settore pubblico e dare slancio al nostro Paese. Ribadisco che tengo all’immagine del nostro Ateneo più di quanto tenga alla mia stessa reputazione».