Polo della delusione

Redazione
15/12/2010

di Salvatore Cannavò «O ci mettiamo tutti insieme o ci impiccano uno per uno». É l’Udc Rocco Buttiglione, con un’espressione...

Polo della delusione

di Salvatore Cannavò

«O ci mettiamo tutti insieme o ci impiccano uno per uno». É l’Udc Rocco Buttiglione, con un’espressione verace, mutuata da Benjamin Franklin, a dare il senso della riunione del Terzo polo che si è svolta nel pomeriggio del 15 dicembre e con cui il suo partito, ma soprattutto Futuro e Libertà, hanno reagito alla sconfitta sul voto di fiducia.
La riunione che ha visto nel pomeriggio seduti intorno allo stesso tavolo i leader di Udc, Fli, Api (Rutelli), Mpa (Lombardo) e Ld (Melchiorre) ha prodotto un risultato politico nuovo. Il  Terzo polo agirà in forma unitaria, qualcuno pensa già a formare un unico gruppo parlamentare anche se il Fli Urso frena e dice «una cosa per volta».
Ma soprattutto si darà un nome, Polo della Nazione, ricordando così quel «partito della Nazione» a cui Casini lavora da più di un anno.

Un partito per la Nazione che mitighi l’esuberanza del premier

La mossa del cavallo che i firmatari della mozione di sfiducia, battuti da Berlusconi il 14 dicembre, avanzano sulla complicata scacchiera politica italiana, è quindi una dichiarazione unitaria e un modo per costituire un argine agli inviti del premier che a questo punto, se vuole dialogare, dovrà farlo con una massa d’urto più ampia.
Che, tra l’altro, potrebbe agire da calamita anche nei confronti di alcuni settori del Pd. A Roma, una fetta consistente del partito, guidata dal senatore Milana, potrebbe trasferirsi in quella direzione così come sembra alludere a una scelta analoga il passaggio del senatore Fistarol dal Pd al Gruppo misto.
Fistarol ha fondato nei mesi scorsi il gruppo del Nordest, Verso Nord che guarda con attenzione a Montezemolo e che segue con interesse il movimento del Terzo polo. Nonostante sia stato sconfitto, quindi, Fini cerca di giocare ancora qualche carta e quella del polo della Nazione è particolarmente importante. Intanto perché costituisce la risposta più diretta a Berlusconi che, in mattinata, riferendosi ai “terzopolisti”, aveva parlato di un’ipotesi senza «grandi prospettive».
In secondo luogo perchè contribuisce a consolidare il rapporto con Casini oggetto invece di un forte pressing da parte del Pdl per aderire alla maggioranza. Pressing che arriva anche dalle gerarchie vaticane che oggi, con il cardinal Bagnasco, presidente della Cei, hanno ribadito quel «desiderio di governabilità» che proviene dal Paese.
Per questo la decisione di fondare il nuovo polo è ancora più significativa soprattutto dopo che Berlusconi ha iniziato a ventilare l’ipotesi di reclutare altri deputati incerti e indecisi. «Ce ne sono tanti in Futuro e Libertà» ha detto. Il dopo fiducia è quindi già cominciato e oltre alle diverse tattiche sarà contrassegnato anche da quello che avverrà concretamente alla Camera, dove il governo è in vantaggio per soli tre voti, Lo si è cominciato a vedere prima con il dibattito sul decreto-rifiuti che il Parlamento deve convertire in legge, poi con la polemica che ha riguardato il ministro Bondi.
Sul decreto-rifiuti il ministro Prestigiacomo, dovendo fare i conti con numeri sfavorevoli, ha subito aperto alle modifiche proposte dall’Udc che «per senso di responsabilità nazionale» si è predisposta al voto favorevole del provvedimento segnando così la prima novità politica. Le schermaglie sono state invece molto più pesanti in merito alla mozione di sfiducia al ministro Bondi che la riunione dei capigruppo di Montecitorio ha fissato per la prossima settimana. Un passaggio su cui potrebbe consumarsi la “vendetta” finiana.

Le prossime mosse di Fini e la preoccupazione di Bondi

A cogliere l’insidia è stato proprio il ministro dei Beni Culturali che in mattinata ha subito diramato una nota per denunciare, sulla base di articoli di giornale, l’eventualità di una riunione svoltasi negli uffici di Fini in cui il presidente della Camera avrebbe sottolineato l’urgenza del provvedimento nei suoi confronti. «Se fosse vero – ha scritto Bondi – ci troveremmo di fronte al venir meno, in maniera plateale, del ruolo di garanzia istituzionale del Presidente della Camera e ad una abnorme commistione tra imparzialità del Presidente della Camera e leadership di un gruppo parlamentare».
Capendo di poter divenire un agnello sacrificale Bondi ha alzato i toni scrivendo anche al Capo dello Stato per chiedere di «accertare la veridicità di questi fatti e intervenire per ristabilire il rispetto dei diversi ruoli istituzionali». A parte il fatto che la richiesta al Presidente della Repubblica di «accertare la veridicità» di notizie di giornale è bizzarra, l’iniziativa di Bondi è servita anche a rilanciare la campagna per le dimissioni di Fini da presidente della Camera. Un’eventualità già esclusa più volte dal leader di Fli ma che non mancherà di segnare le prossime mosse del centrodestra.
La partita si gioca dunque con tatticismi e manovre parlamentari ma anche con veri e propri agguati. Berlusconi, ovviamente, ci mette del suo, con la sua offerta ai parlamentari “delusi” ai quali ha già fatto intravedere la quantità di posti – ministeri, sottosegretariati, nomine varie, consulenze – da redistribuire. Nel tam tam parlamentare sono già dati come sicuri nuovi ministri sia l’ex Fli (oggi passato al gruppo misto) Silvano Moffa che l’imprenditore Massimo Calearo mentre Siliquini e Polidori (le due deputate che hanno voltato le spalle a Fini e che sono passate anch’esse al gruppo misto) vengono pronosticate come sottosegretari.
Se si tratta o meno di provocazioni sarà da vedere ma le parole del premier danno già una prima idea di come si navigherà nei prossimi giorni e settimane: a vista. Cercando il consenso necessario in Parlamento, quando servirà, blandendo il parlamentare di turno, cercando di sopravvivere, almeno fino a gennaio quando ci sarà la sentenza della Corte Costituzionale sul “legittimo impedimento”. Allora si capirà qual è la vera strategia di Berlusconi, se andare al voto al più presto o se invece provare a resistere il più possibile.