Polveriera Lampedusa

Polveriera Lampedusa

21 Settembre 2011 09.10
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Martedì 20 settembre l’incendio doloso al Centro di identificazione ed espulsione. Mercoledì 21 l’insurrezione. È degenerata la protesta di alcune centinaia di tunisini che si stava svolgendo nei pressi del porto vecchio di Lampedusa, a due passi da una pompa di benzina. Alcuni migranti si sono impossessati di tre bombole di gas all’interno del vicino ristorante ‘Delfino blu’, minacciando di farle esplodere.
Le forze dell’ordine in assetto anti sommossa, hanno quindi caricato i manifestanti. Gli scontri hanno coinvolto anche alcuni abitanti dell’isola, che hanno dato vita a una fitta sassaiola nei confronti degli immigrati.
Il bollettino di guerra parla di 11 feriti tra forze dell’ordine e gli immigrati. Tra i contusi, tre carabinieri e un poliziotto. Sette tunisini sono stati portati nel poliambulatorio, uno di loro è in osservazione ma non è grave. Il tunisino più grave ma cosciente è stato trasferito in eliambualza a Palermo.
IL VIMINALE TIRA DRITTO. Entro venerdì 23, ha comunque assicurato Sonia Viale, sottosegretario all’Interno con delega all’immigrazione e asilo che «tutti i clandestini presenti a Lampedusa saranno trasferiti per essere poi rimpatriati». Viale ha espresso «un ringraziamento al prefetto, al questore, alle Forze dell’ordine e ai Vigili del fuoco che stanno tenendo un comportamento attento e responsabile in un momento di forte tensione».
Gli atti vandalici e le rivolte secondo il sottosegretario «nascono dalla loro consapevolezza di essere rimpatriati. Tali episodi di inaccettabile violenza non modificano il piano dei rimpatri, che prosegue e non subirà rallentamenti».
«ADDIO AL ‘PORTO SICURO’». «Il Viminale ha già predisposto 11 voli per trasferire nelle prossime ore tutti i tunisini che si trovano ancora a Lampedusa» ha confermato il sindaco Bernardino De Rubeis. «Maroni mi ha detto che Lampedusa non sarà più considerata ‘porto sicuro’, in quanto priva di un centro di prima accoglienza, e dunque gli immigrati soccorsi in mare nel corso di operazioni Sar saranno trasferiti con le motovedette direttamente a Porto Empedocle o in altri scali siciliani».

Per le strade è caccia all’uomo

Sull’isola si sono registrati disordini in diverse parti. Un clima di ‘caccia all’uomo’ ha coinvolto anche gli abitanti. Altri scontri tra tunisini e forze dell’ordine sono avvenuti anche all’interno del Centro di prima accoglienza.
 Nel poliambulatorio del Centro d’identificazione ed espulsione sono arrivati i primi feriti, appartenenti alle forze dell’ordine. Il responsabile sanitario, Pietro Bartolo, ha chiesto l’invio di altre ambulanze.
L’APPELLO A NAPOLITANO. Una situzione troppo tesa. Così il sindaco dell’isola Bernardino De Rubeis, ha rivolto un appello al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano «a darci una mano, visto che ancora una volta siamo stati abbandonati. Vorremmo potere essere sempre orgogliosi di dichiararci cittadini italiani, ma a questo punto abbiamo bisogno di un segnale da parte dello Stato».
«CARCERE A CIELO APERTO». Il primo cittadino ha quindi ribadito: «Adesso che il centro è stato bruciato, non ci sono più neanche gli spazi per potere ospitare tutte queste persone. Se hanno deciso che la nostra isola deve diventare un carcere a cielo aperto che lo dicano una buona volta». L’isola è ancora «in attesa di potere parlare con il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e con il ministro dell’Interno Roberto Maroni, per sapere cosa intendono fare e come dovremo regolarci».
De Rubeis ha infine annunciato un cambio di rotta nella linea dimostrata fino ad ora: «Continueremo ad accogliere solamente profughi ma non più tunisini, che arrivano da noi esclusivamente per motivi economici e non sono casi umanitari».
IL SINDACO BARRICATO IN UNA STANZA. Nel pomeriggio De Rubeis si è asserragliato nella sua stanza con una mazza da baseball. Scortato da tre agenti di polizia, ha subito in mattinata la tentata aggressione da parte di tre lampedusani
Gli aggressori l’hanno accusato di avere tenuto una linea morbida sull’immigrazione. «Mi devo difendere, e sono pronto a usarla, scrivetelo pure».
Dall’inizio del 2011 – ha fatto sapere il ministro per i rapporti con il Parlamento, Elio Vito -, sono sbarcati sull’isola 50.403 immigrati, di cui 45.090 uomini e 2.608 donne. I minori sono stati 2.705, di cui quelli non accompagnati di età compresa fra 15 e 17 anni sono stati 2.567. I minori presenti sono 133, di cui 109 ospitati nell’ex base Loran e 24 in una struttura residenziale a Cala Creta.

Isola sotto assedio: al via i trasferimenti

Intanto sono cominciati nella notte tra martedì 20 e mercoledì 21 settembre i primi trasferimenti di migranti da Lampedusa, dopo l’incendio doloso che martedì pomeriggio ha distrutto il Centro di prima accoglienza di contrada Imbriacola. Circa 200 tunisini sono stati imbarcati su due C130 dell’Aeronautica militare diretti alla base di Sigonella (Catania).
Gli extracomunitari rimasti sull’isola, oltre un migliaio, hanno trascorso la notte all’addiaccio all’interno dello stadio comunale. Solo un centinaio, tra cui una ventina di donne, sono rimasti nel centro, che tuttavia è inagibile. Le palazzine dove vengono ospitati gli immigrati sono state, infatti, divorate dalle fiamme.
IL MOTIVO DEL ROGO: TROPPI RIMPATRI. I danni sono ingenti, come ha confermato anche il responsabile della struttura, Cono Galipò, che non ha dubbi sulla natura dolosa del rogo, visto che poco prima nelle camerate dove si sono sviluppate le fiamme era stato compiuto un sopralluogo. La tensione tra i tunisini era cresciuta negli ultimi giorni, dopo la conferma da parte del governo della linea dura circa il proseguimento dei rimpatri.
L’inchiesta aperta dalla Procura di Agrigento contro ignoti è previsto che identifichi gli autori dell’incendio e accerti eventuali responsabilità.
«UNA TENSIONE CHE VA AVANTI DA TEMPO». Sull’incendio doloso Galipò ha affermato che «anche se la tensione era alta da tempo, gli ultimi tre giorni nel centro erano stati tranquilli e non c’erano state avvisaglie. L’incendio è stato improvviso, fino a 10 minuti prima il direttore aveva fatto un giro ed era tutto a posto. Purtroppo non è possibile controllare 1.200 immigrati».
Secondo Galipò «è cambiata la tipologia di immigrati che ultimamente sbarcano a Lampedusa: chi arriva vuole essere trasferito subito, e questo crea tensione. Eppure i tempi di permanenza nel centro non sono lunghi. Dal 1 gennaio al 31 agosto la media è di 5,3 giorni, il picco c’è stato a luglio, quando gli sbarchi erano diminuiti e dunque per questioni di organizzazione di trasferimenti con le navi i tempi d’attesa erano più lunghi».
Il rogo ha distrutto un padiglione del centro e un altro è stato danneggiato; sono rimasti invece integri gli altri quattro, tra cui l’infermeria e la foresteria.
«Al momento i posti disponibili», ha spiegato Galipò, «sono 440, più 200 nell’ex base Loran e alcuni recuperati con l’utilizzo di alcune casette a Cala Creta, dove sono ospitate alcune famiglie di immigrati».
SULL’ISOLA ANCORA 1.000 IMMIGRATI. Sono ancora 1.040 i tunisini che si trovano a Lampedusa. Il ponte aereo predisposto dal Viminale per accelerare le procedure di rimpatrio è previsto che prosegua anche per la giornata di mercoledì 21 settembre, con altri due voli.
Nonostante la tensione e le proteste degli abitanti, tutte le attività economiche e commerciali si stanno svolgendo regolarmente.
Entro venerdì 23 ha assicurato Sonia Viale, sottosegretario all’Interno con delega all’immigrazione e asilo che «tutti i clandestini presenti a Lampedusa saranno trasferiti per essere poi rimpatriati».
Persino i festeggiamenti per la Madonna del Porto, patrona del paese, sono andati avanti senza interruzione: la banda musicale ha attraversato all’alba le strade del centro abitato, come è tradizione.
Sono cominciati i lavori di demolizione del capannone del centro di accoglienza distrutto. I vigili del fuoco  hanno dato l’agibilità al riutilizzo degli altri tre capannoni che non sono stati colpiti dalle fiamme, alcuni migranti sono già entrati nel dormitorio. Altri due edifici rimangono ancora inagibili.

L’ira del sindacato di polizia: «L’immobilismo dei politici è delittuoso»

«Il dramma che si sta consumando in queste ore a Lampedusa, con lo scoppio di una vera e propria guerra che sta gettando nel terrore i cittadini dell’isola, è l’ennesima prova dell’incapacità del Governo di affrontare in maniera seria ed efficace il problema dell’immigrazione». Lo ha affermato  Franco Maccari, segretario generale del Coisp, il sindacato indipendente di polizia.
«L’immobilismo, la negligenza, l’improvvisazione, la superficialità con cui si tratta il problema della permanenza degli immigrati nei centri di accoglienza, assume caratteri delittuosi», ha detto Maccari.
«UN BUSINESS STRATOSFERICO». Il segretario ha spiegato che dietro la «costante situazione di emergenza» si nasconde «un business dai fatturati stratosferici»: «Anche se ciò significa mettere quotidianamente a rischio migliaia di vite umane: quelle degli ospiti dei centri, quelle degli operatori, quelle dei tanti nostri colleghi costretti a operare in numero insufficiente e nella più desolante scarsità di mezzi», ha dichiarato.
«LA POLITICA AGISCA». Maccari è poi passato al contrattacco: «Se ci scapperà il morto sappiano quei politici che oggi dormono o stanno a guardare, che non accetteremo lacrime istituzionali o inutile solidarietà. Tutelino oggi l’incolumità degli uomini e delle donne delle forze dell’ordine, ponendo finalmente fine a questo scandalo che rappresenta l’ennesima vergogna dell’Italia agli occhi del mondo».
FINOCCHIARO: «SITUAZIONE NON GOVERNATA». «Il ministro Maroni venga immediatamente in Senato a riferire su ciò che sta avvenendo a Lampedusa» ha tuonato Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del Pd. «Le immagini che stanno facendo il giro del mondo appaiono un’ulteriore conferma del fatto che la situazione degli sbarchi e della permanenza dei migranti sul territorio del nostro Paese, nonostante la demagogia e gli annunci fatti in pompa magna dal presidente del Consiglio, di ville, parchi e casinò, non è assolutamente governata».

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