La pongamia è la pianta che può battere la deforestazione

La pongamia è la pianta che può battere la deforestazione

31 Gennaio 2019 11.12
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C'è un albero, originario dell'Asia, che, a detta degli esperti, è il candidato perfetto per il rimboschimento di aree a rischio di desertificazione. Si chiama pongamia (il nome in latino è Millettia pinnata, ma la chiamano anche "faggio indiano") e ha non poche qualità che la rendono ultra resistente: cresce dove altre piante non possono crescere; ha bisogno di poca acqua e produce semi molto ricchi di olio (fino al 40%) e proteine. Gli addetti ai lavori lo chiamano "l’olio della riforestazione".

PERCHE’ LA PONGAMIA E MEGLIO DI TRIFOGLIO E FAGIOLI

Anche altre piante, come il trifoglio e i fagioli, sono note per la loro capacità di covertire l’azoto, permettendo loro di crescere anche sui suoli marginali e deteriorati. Nessuna, però, è paragonabile alla pongamia; questa pianta, infatti, ha una capacità di sequestrazione dell’anidride carbonica carbonio superiore a quella di altre specie—la pongamia sequestra più CO2 di quanta ne emetta— e poiché il suo olio è un fungicida e un insetticida naturale, richiede una protezione artificiale minima, se non addirittura nulla, dai parassiti. La specie è resistente alle alte temperature e ai raggi solari e in natura cresce su terreni sabbiosi, rocciosi e calcarei, ma può essere coltivata su tutti i tipi di terreno, inclusi quelli salini.

BIOCARBURANTE, INSETTICIDA E FORAGGIO PER IL BESTIAME

È naturale che, come specie resistente e non invasiva, sia già stata protagonista di attività di riforestazione in tutta l’India. Non solo. Grazie alle sue straordinarie proprietà, può essere utilizzata per la produzione di biocarburanti, il suo olio commercializzato come insetticida e i suoi semi usati per produrre un pannello ricco di proteine – con un contenuto proteico tre volte superiore a quello della soia – utilizzato come foraggio per il bestiame.

LA CORSA DELLE AZIENDE VERSO IL NUOVO BUSINESS VERDE

Non sono poche le aziende che studiano i modi per utilizzare questa pianta, soprattutto per quanto riguarda la produzione di biodiesel a base di pongamia. Una di queste è l'agtech di Oakland TerViva, che studia e pianta la pongamia in Florida, California e alle Hawaii, registrando recentemente un aumento di oltre 20 milioni di dollari di capitale. I suoi progetti si incentrano su suoli degradati, come le ex piantagioni di canna da zucchero alle Hawaii e gli agrumeti abbandonati della Florida, e ha appena annunciato l’intenzione di aprire nuovi uffici in Australia e in India, dove la pongamia è una specie autoctona nota e utilizzata da secoli.

LA DEFORESTAZIONE RIGUARDA LA VITA DI 3,2 MILIARDI DI PERSONE

Considerando la sua capacità di diversificazione, la pongamia è insomma un investimento promettente a lungo termine, da tenere d’occhio nella crescente “restoration economy”. Il degrado del suolo è infatti un problema globale e la principale responsabilità dello status quo viene attribuita a pratiche agricole non sostenibili. Stando ai dati di un recente report dell’Unesco del 2018, ha raggiunto livelli critici e interessa attualmente 3,2 miliardi di persone, oltre ad innumerevoli specie selvatiche in tutto il mondo, e causa la perdita di biodiversità e incide sul cambiamento del clima. Dal momento che il suolo assorbe e cattura CO2, “la prevenzione, la riduzione e l’inversione del degrado del suolo potrebbero rappresentare oltre un terzo delle attività più efficienti in termini di costi per la riduzione dei gas a effetto serra necessarie entro il 2030” sostiene l’Unesco. Questo è anche uno dei motivi per cui le iniziative di riforestazione su vasta scala sono così importanti per mitigare questa crisi ambientale.

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