L’imbarazzo di Bono nella morsa delle due donne forti di Fincantieri

L'ad, per fare fronte alla ricostruzione del ponte Morandi, ha nominato suo braccio destro a Genova Laura Martini scatenando le ire del direttore centrale del gruppo Paola Bulgarini.

28 Giugno 2019 10.13
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Oggi 28 giugno Genova e tutta l’Italia stanno col fiato sospeso nell’attesa che l’esplosione controllata si porti via quel che resta del ponte Morandi. Ma un’altra situazione esplosiva sta maturando dentro PerGenova, la joint venture che si occuperà della ricostruzione del viadotto e in particolare nella società capofila, la Fincantieri guidata da Giuseppe Bono. Ora, parlare di capofila per Fincantieri è forse esagerato: PerGenova è composta da Salini Impregilo, che i ponti e le grandi opere li fa in tutto il mondo, e appunto Fincantieri, che al massimo fa i ponti delle navi.

DAI PONTI DELLE NAVI A QUELLI STRADALI

Proprio con questa battuta Bono si presentò a Genova nei giorni successivi alla tragedia. «Facciamo i ponti delle più grandi navi del mondo, volete che non sappiamo fare i ponti stradali?». E su questo presupposto, un po’ opinabile, nei mesi scorsi il 75enne manager calabrese ha costruito l’ennesima riconferma come amministratore delegato. Col caschetto di sicurezza sotto i piloni del ponte insieme al ministro Danilo Toninelli, fianco a fianco al sindaco di Genova, Marco Bucci, sorridente a braccetto di un altrettanto sorridente Matteo Salvini, e così via.

LA CHIATTA DELLE PR

E della grandeur di Bono si ha plastica rappresentazione proprio a Genova. La gigantesca chiatta con i primi pezzi del nuovo ponte, che dovevano essere sbarcati nei giorni scorsi a Cornigliano, continua a stazionare davanti agli impianti Fincantieri di Sestri Levante, con politici e amministratori che fanno la spola tra la terraferma e l’imbarcazione dove sono accolti da un Bono trionfante. Peppino l’ha trasformata in una memorabile occasione di pubbliche relazioni.

SCINTILLE IN FINCANTIERI

Dove sta allora la situazione esplosiva? Ci arriviamo. Per fare fronte ai nuovi impegni, Bono ha creato a Genova un quartier generale da affiancare a quello tradizionale di Trieste. E qui ha nominato sua plenipotenziaria la Ceo Manager Assistant Laura Luigia Martini che qualcuno definisce di stretta osservanza lettiana (nel senso di Gianni Letta). Una mossa che ha scatenato l’ira funesta di un’altra donna, forse l’unica tra i manager del gruppo verso la quale Bono ha una sorta di timore referenziale. E cioè Paola Bulgarini, direttore centrale di Fincantieri, da sempre la collaboratrice più fidata del manager calabrese. Forse Peppino sperava che i 540 chilometri che separano Trieste da Genova rendessero possibile la convivenza. Ma si sbagliava. In Fincantieri è scoppiato un vero e proprio Vietnam, fatto di porte e telefoni sbattuti, di comunicazioni azzerate. Bono, che ha sfidato le regole dell’anagrafe manageriale facendo fuori tutti gli uomini che potevano fargli ombra, adesso ha il suo daffare a tenere a bada le due donne.

Quello di cui si occupa la rubrica Corridoi lo dice il nome. Una pillola al giorno: notizie, rumors, indiscrezioni, scontri, retroscena su fatti e personaggi del potere.

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