Ponte sullo Stretto, la Regione Sicilia dice no alla compartecipazione dopo la rimodulazione dei fondi

Ginevra Abeti
13/12/2023

L'esecutivo dell'Isola ha comunicato di essersi impegnato a destinare un miliardo e non la quota da 1,3 miliardi previsti dall'ultimo emendamento alla Manovra 2024. Scontro anche tra Lega e Forza Italia sulla nuova copertura finanziaria dell'opera.

Ponte sullo Stretto, la Regione Sicilia dice no alla compartecipazione dopo la rimodulazione dei fondi

La Regione Sicilia ha annunciato che non parteciperà alle spese per la realizzazione del Ponte sullo Stretto, dopo che con l’emendamento di martedì 12 dicembre alla Manovra 2024 il governo ha rimodulato i fondi stanziati per l’opera. L’emendamento ha sottratto 2,3 miliardi di euro al Fondo per lo sviluppo e la coesione (Fsc) per alleggerire il conto dello Stato senza toccare lo stanziamento complessivo di 11,6 miliardi. Le risorse risparmiate dallo Stato verranno recuperate per 718 milioni dalla quota del fondo destinato alle amministrazioni centrali e 1,6 miliardi dalla quota destinata alle Regioni Calabria e Sicilia. E oltre alla contrarierà dei diretti interessati, la rimodulazione delle coperture finanziarie sta creando tensioni tra Lega e Forza Italia.

La Sicilia: «Mai condivisa compartecipazione di 1,3 miliardi»

La Regione Sicilia ha criticato in una nota la decisione del governo di attingere maggiori risorse dall’Fsc, dicendo di aver «sempre espresso totale disponibilità verso la realizzazione del Ponte sullo Stretto e per questo la giunta si era impegnata a destinare un miliardo di euro di risorse del Fondo europeo per lo sviluppo del 2021-2027, dandone comunicazione al ministro Matteo Salvini». Mentre «la decisione governativa per cui la quota di nostra compartecipazione debba essere di 1,3 miliardi non è mai stata condivisa dall’esecutivo regionale», che per questo auspica «che Salvini si possa attivare per restituire le maggiori risorse sottratte alla Sicilia, necessarie per sostenere investimenti per lo sviluppo dell’Isola».

Dura anche la reazione delle opposizioni e di Forza Italia 

Oltre a causare l’irritazione dei diretti interessati l’emendamento sta creando tensioni anche all’interno della stessa maggioranza. Sulla rimodulazione dei fondi Forza Italia ha commentato: «Ritengo inammissibile che venga posto a carico della Sicilia una ulteriore parte della somma necessaria per costruire il Ponte sullo Stretto. È inaccettabile», ha detto il deputato azzurro Tommaso Calderone. Immediata la replica della Lega: «Calderone ci stupisce: una reazione del genere potremmo aspettarcela da certa sinistra che è contro lo sviluppo delle nostre terre, non certo da parlamentari del partito di Berlusconi. Tajani prenda le distanze», sono le parole del senatore Nino Germanà. «Siamo di fronte ad un fatto gravissimo», ha detto invece il capogruppo del Pd a Palazzo Madama Francesco Boccia, «il governo sta letteralmente raggirando il parlamento per dare copertura a emendamenti bandiera come quello del Ponte, sposta risorse che in realtà sono già utilizzate, muovendole come i famosi carrarmati di Mussolini».