Pornografia online, le censure Paese per Paese

18 Febbraio 2013 16.22
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Paese che vai porno che trovi. Il governo dell’Islanda sta lavorando a un disegno di legge che limiti l’accesso alla pornografia su internet. Non si tratta di una vera e propria censura, ma di un sistema, tutto da studiare, in grado di tutelare i minorenni dalla visione di immagini o video hard.
STRETTA CONTRO LA VIOLENZA. L’iniziativa è partita dal ministro dell’interno Ogmundur Jonasson e, secondo le dichiarazioni ufficiali, non vuole essere una crociata anti-sesso, bensì contro la violenza. La legge, se approvata, renderebbe l’Islanda il primo Paese occidentale a varare una legislazione di questo tipo. Mentre in altri Stati come Cina e Corea del Sud, le misure repressive sono all’ordine del giorno.

Cina, la Grande Muraglia 2.0

In Cina, per esempio, il governo ha installato un sistema in grado di rilevare tutti i contenuti ritenuti non adeguati. E la pornografia viene trattata alla stregua del dissenso politico.
Inoltre Pechino può contare su una serie di ostacoli tecnici che vanno dal blocco degli indirizzi Ip sino ai filtri legati a parole e immagini, che formano quella che è stata definita «la grande muraglia informatica cinese».
PREMI AI DELATORI. Periodicamente, poi, le autorità diffondono notizie di arresti di persone che riescono ad aggirare i blocchi e a diffondere materiale proibito o di «cittadini esemplari» che fanno da delatori. Lo scorso marzo, 2 mila internauti hanno ricevuto un premio in denaro per aver segnalato alle autorità attività online legate alla pornografia.
I BLOCCHI IN COREA DEL SUD. La repressione è altrettanto rigida nella democratica Corea del Sud dove, dal 2009, tutti i siti ritenuti osceni vengono bloccati. Nel settembre 2012, in seguito a una serie di reati a sfondo sessuale, è stata varata un’ulteriore stretta. La polizia ha denunciato più di 400 persone per possesso e distribuzione di materiale hard-core. A Seul si sta inoltre valutando l’obbligo di imporre ai gestori di servizi online l’installazione di software anti-porno.
BOOM TRA GLI STUDENTI. In molti però si interrogano sull’efficacia di questi provvedimenti: un’indagine ministeriale ha appurato che il 55% dei maschi che frequentano gli istituti medi e superiori visiona comunque materiale proibito sul computer o sul cellulare, e le percentuali sono in crescita.
MALAYSIA: OSCENITÀ VIETATA. Sempre in Oriente, i Paesi a maggioranza islamica come Malaysia e Indonesia proibiscono per legge la pornografia, ma nonostante proclami e iniziative mediatiche, la Rete gode di sostanziale libertà. Il ministero della Cultura, dell’informazione e della comunicazione di Kuala Lumpur ha rinunciato nel 2009 a un piano che prevedeva l’inserimento di un filtro ai siti, ribadendo però il divieto alla diffusione di materiale osceno.
La situazione è simile in Indonesia, dove la legge mette al bando il porno, e dove nel 2012 è stata istituita dal presidente Susilo Bambang Yudhoyono una task-force contro la pornografia online. Ma dopo una retata che ha portato alla chiusura di decine di siti, l’iniziativa è stata accusata solo di essere solo «fumo negli occhi», visto che non ha, di fatto, ridotto il fenomeno.

Iran, bassidjis a tutela della moralità

Molto più seria invece la situazione in Iran dove la censura è onnipresente e la moralità pubblica è vigilata dalle milizie volontarie dei bassidjis, i gendarmi dell’Ayatollah che fungono anche da guardiani del buoncostume. Il principale obiettivo della politica repressiva è il dissenso politico e religioso. Seguono i contenuti web a sfondo sessuale.
ALLO STUDIO UNA RETE HALAL. Si sta valutando di creare una Rete internet halal (lecita) e il ministero dell’Informazione ha predisposto l’installazione di telecamere negli internet cafè.
Restrizioni esistono tuttavia anche in Paesi democratici. In India, la patria del Kamasutra, l’Information Technology Act ha dichiarato illegale la pornografia online. Ma il fenomeno nei fatti è raramente represso.
INDIA, TUTTI PAZZI PER SAVITA. Nel 2009 il pubblico indiano ha sperimentato la prima vera infatuazione di massa per una pornodiva. Il suo nome era Savita Bhabhi e il suo sito era diventato un fenomeno, prima di attirare l’attenzione ed essere censurato dal governo. Savita Bhabhi, una sorta di casalinga disperata in salsa hindi, era però solo un fumetto. Un’eroina cartoon che sul web si lanciava in avventure così scabrose da scandalizzare i moralisti, ma in grado di ammaliare un pubblico ormai sempre più permissivo nei confronti delle rappresentazioni esplicite del sesso.
Ora è la volta dell’Islanda che potrebbe aprire a un più stretto controllo sul materiale pornografico nel resto d’Europa. Proposte di legge simili, infatti, sono già state valutate in Gran Bretagna.
Per gli islandesi si tratta di difendere le fasce più deboli della popolazione. «Dobbiamo avere il coraggio di discutere sulla pornografia più violenta», ha dichiarato il ministro degli interni Jonasson. «Siamo tutti d’accordo che abbia un effetto dannoso sulle persone giovani e può avere un chiaro effetto sull’incidenza dei crimini».

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