Il Porto e gli ultrà: quei loschi rapporti tra violenza, clima intimidatorio e arresti

Pippo Russo
04/02/2024

Il capo della frangia estrema dei tifosi, Fernando Madureira, è finito in manette. Perché voleva favorire con le buone e con le cattive la rielezione dell'86enne presidente Pinto da Costa, in sella dal 1982. A discapito del candidato rivale, ed ex allenatore del club, Villas Boas. Una storia che intreccia calcio, potere, corruzione e criminalità. E che non è ancora finita.

Il Porto e gli ultrà: quei loschi rapporti tra violenza, clima intimidatorio e arresti

Scene da fine regime. Nelle prime ore di mercoledì 31 gennaio 2024 la polizia portoghese conduce l’Operação Pretoriano, che tocca diverse località nella cintura metropolitana di Porto e determina il fermo di 12 persone e una serie di sequestri. L’epicentro di questa operazione è Vila Nova da Gaia, la zona residenziale più rinomata della città. E il personaggio di maggior rilievo fra i destinatari del blitz si chiama Fernando Madureira. Un nome che a chi non conosce le cose portoghesi (e le cose del calcio portoghese, che poi è la stessa cosa vista la centralità politica e sociale che il pallone ha da quelle parti) dice nulla. E che invece ha un peso estremamente rilevante in questa storia che intreccia cronaca giudiziaria e rapporti torbidi fra società di calcio e ultrà, le frange più fanatiche ed estreme del tifo (organizzato). Questa storia mette al centro una delle società più importanti e chiacchierate del calcio europeo, il Porto, e il leader che dapprima ne ha edificato la grandezza sportiva ma poi le ha fatto imboccare la strada dell’economia parallela del football globale: Jorge Nuno de Lima Pinto da Costa, presidente dal lontano 1982, che alla bella età di 86 anni non vuol proprio saperne di mollare la poltrona e perciò corre per l’ennesima rielezione. Il voto dei soci del Porto è fissato per il mese di aprile. E sono state proprio le tensioni scatenate intorno a quell’appuntamento a innescare l’Operação Pretoriano. I cui risvolti possono essere meglio raccontati partendo dalla figura di Fernando Madureira e dal temuto gruppo di ultrà di cui è leader: i Super Dragões.

La violenza come stile di vita rivendicato

Classe 1975, soprannominato “O Macaco”, Madureira è leader dei Super Dragões da oltre vent’anni. Proprio nell’ambito della curva portista ha conosciuto Sandra, la donna che sarebbe diventata sua moglie, dalla quale ha avuto quattro figli e con cui dalla mattina di quel mercoledì condivide il provvedimento di arresto. Ma oltre che come leader di un gruppo ultrà temutissimo, Madureira è noto per molti altri aspetti della sua vita pubblica. Un’esistenza segnata dalla violenza come stile di vita rivendicato, tanto da spingerlo a sperimentare l’esperienza del ring come praticante di Mixed Martial Arts (Mma).

Molta curiosità ha destato anche lo stile di consumo lussuoso che Madureira conduce, giudicato da inchieste giornalistiche molto al di sopra delle sue possibilità se si guarda a ciò che dichiara al fisco. Ma fra i tanti elementi di aneddotica che possono essere menzionati nel raccontare Fernando Madureira e i Super Dragões ce n’è uno del quale si è parlato diffusamente in tutto il mondo: la storia del Canelas 2010, squadra delle categorie dilettantistiche portoghesi di proprietà del gruppo ultrà, in cui giocavano lo stesso Madureira e i suoi più corpulenti associati. Ogni partita del Canelas si disputava in un clima intimidatorio per avversari e arbitri e si risolveva per i calciatori delle squadre opposte in un pestaggio sistematico.

Succedeva persino che alcune squadre preferissero non presentarsi in campo e perdere a tavolino piuttosto che affrontare il Canelas 2010. A aprile 2017, durante una partita contro il Rio Tinto, l’arbitro José Rodrigues si prese una ginocchiata in faccia da un energumeno in maglia numero 10 chiamato Marco Gonçalves. Motivo dell’aggressione: l’arbitro aveva osato espellere Rodrigues dopo che questi aveva appena steso un avversario con una testata.

Clima intimidatorio intorno alle prossime elezioni presidenziali

Le cronache dell’arresto di Madureira riportano che in casa gli sarebbero stati ritrovati, fra l’altro, 50 mila euro in banconote. Ma per quale motivo O Macaco e gli altri soggetti coinvolti nell’inchiesta sono stati arrestati questa volta? Risposta: per il clima intimidatorio che avrebbero creato intorno al prossimo appuntamento di elezione presidenziale del Porto, e soprattutto per gli incidenti accaduti a novembre 2023 in occasione dell’assemblea straordinaria dei soci. E dopo aver toccato questo episodio bisogna occuparsi dell’altro grande protagonista di questa storia.

Il presidente a vita che ha portato il club sul tetto del mondo

Pinto da Costa è l’uomo che ha proiettato il Porto verso una dimensione di grandezza. Quando venne eletto per la prima volta, 42 anni fa, il Porto era la terza forza del calcio portoghese, per distacco. Il potere era tutta una questione dei due club della capitale, Benfica e Sporting. Dal 1982 in poi il Porto ha travolto gli argini: ha vinto 23 campionati nazionali (fin lì ne aveva portati a casa soltanto 7), 15 Coppe del Portogallo, 22 Supercoppe del Portogallo, una Coppa di Lega, ma soprattutto due Coppe dei Campioni/Champions League, due Coppe Intercontinentali, due Coppe Uefa/Europa League e una Supercoppa europea. Insomma, sotto il regno di Pinto da Costa il Porto ha scavalcato lo Sporting e sferrato l’attacco al Benfica per il ruolo di società leader nel calcio lusitano. Ma soprattutto si è accreditato come il più europeo dei club portoghesi e, sul piano politico, ha rivendicato il ruolo di emblema del Nord produttivo contro la capitale “parassitaria”.

Il Porto e gli ultrà: quei loschi rapporti tra violenza, clima intimidatorio e arresti
Un tifoso celebra il presidente Pinto da Costa con una bandiera, nel 2018 (Getty).

Lo scandalo della corruzione arbitrale e quell’aura da intoccabile

Il palmares del presidente eterno è dunque ricchissimo. Ma non è da meno la lista degli scandali. Il più grave è il famoso caso “Apito Dourado” (Fischietti d’Oro) del 2004, una vicenda di corruzione arbitrale arricchita da un elemento piccante: le rivelazioni fatte in un libro da Carolina Salgado, che era l’amante di Pinto da Costa all’epoca dei presunti fatti di corruzione, e che una volta finita la relazione col presidente decise di raccontare una serie di dettagli inediti. In quell’occasione Pinto da Costa e il Porto se la sono cavata relativamente a buon mercato, rafforzando l’impressione generale di essere soggetti intoccabili. Ma nel frattempo altri casi sono avvenuti. Soprattutto si è acclarato il rapporto fra il club del Dragão e l’opacissimo mondo della finanza parallela al calcio.

La Consob portoghese vigila sulla squadra, quotata in Borsa

Il club di Pinto da Costa è stato fra i più attivi sul fronte delle Third Party Ownership (Tpo, la formula di proprietà sui diritti economici dei calciatori da parte di soggetti esterni a quel mondo, messa definitivamente al bando dalla Fifa nel 2014). Se poi si va a guardare i bilanci annuali e semestrali del club, si scopre una varietà di sigle che drenano risorse per intermediazioni. Fra queste anche le società di Alexandre Pinto da Costa, figlio del presidente che nella vita fa l’agente di calciatori. Tutto ciò ha fatto sì che le glorie sportive del Porto facciano da contraltare a una situazione prossima al dissesto finanziario. E poiché si tratta di un club quotato in Borsa al pari di Benfica e Sporting, la sua situazione è costantemente monitorata dalla Comissão do Mercado de valores Mobiliário (Cmvm, la Consob portoghese). È in questa situazione che si va verso la nuova elezione presidenziale.

André Villas Boas è il candidato del cambiamento

Che Pinto da Costa e Madureira siano in stretti rapporti è cosa nota. Ancora a novembre il presidente dichiarava pubblicamente “ammirazione” per il leader dei Super Dragões. E Madureira, come era ovvio, si è schierato rumorosamente dalla parte del presidente quando all’orizzonte è spuntata l’ipotesi di una candidatura finalmente e seriamente alternativa a Pinto da Costa: quella di André Villas Boas, che del Porto è stato allenatore nel 2010-2011. Villas Boas riscuote grande consenso fra i portisti di nuova generazione e fra quelli che, pur grati al presidente eterno, pensano sia l’ora di voltare pagina. Soprattutto l’ex tecnico parla di argomenti intoccabili: per esempio, dare la massima trasparenza sulle commissioni per intermediazione e abbatterne l’ammontare.

Il Porto e gli ultrà: quei loschi rapporti tra violenza, clima intimidatorio e arresti
Il presidente del Porto Pinto da Costa con Villas Boas (all’epoca allenatore del club) nel 2010. (Getty).

Altre violenze pronte a scatenarsi da qui al voto?

Sa bene di toccare un nervo scoperto. Infatti le intimidazioni nei suoi confronti si moltiplicano. Le pareti esterne della sua casa vengono imbrattate, e successivamente un vigilante del condominio in cui Villas Boas vive con la famiglia viene brutalmente aggredito e ricoverato in ospedale. Quindi ci sono gli incidenti dell’assemblea generale del Porto, a novembre. Incidenti che vedono i Super Dragões in prima linea, impegnati a aggredire i soci che manifestano atteggiamento contrario a Pinto da Costa. L’operazione giudiziaria che è culminata con gli arresti di mercoledì mattina è partita quella sera dell’assemblea. E stando ai testi delle intercettazioni rivelati dalla stampa portoghese, altre violenze avrebbero potuto scatenarsi da qui al voto. Adesso resta da vedere cosa ha intenzione di dire Madureira agli inquirenti. Per il momento basta segnalare che l’avvocato dei coniugi Madureira parla di giustizia a orologeria e di operazione giudiziaria che vuole pregiudicare Pinto da Costa. Ci sarà ancora parecchio da raccontare, a proposito di questa storia.