Stefano Ferrio

Cosa è Posca, il nuovo drink all'aceto

Cosa è Posca, il nuovo drink all’aceto

Questa miscela di 45 aceti consumata già dai legionari romani si accinge a fare concorrenza ai soliti aperitivi. Anche grazie a 5 produttori. La fortuna dell'oro acido italiano. 

19 Aprile 2019 13.26

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Si chiama posca la grande rivale di coca-cole e gingerini nelle prossime estati da bere. Ricavata dal connubio fra 45 diversi infusi di aceti, si suppone, su basi storico-scientifiche sufficientemente serie, sia la stessa posca che dissetava i legionari romani fra una battaglia e l’altra, quella “servita” con una spugna a Gesù di Nazareth sulla croce del Venerdì santo.

LA SCOMMESSA DEGLI AMICI ACIDI

«Per me una posca» è quindi frase che ci accingiamo a origliare nei bar italiani grazie all’ennesima iniziativa assunta da quell’accademia dell’aceto nota come Amici Acidi, nata nel 2008 dai comuni intenti di due produttori trentini, il Mieli Thun di Ton e il Pojer e Sandri di Faedo, un sudtirolese, il Baron Widmann di Cortaccia, un friulano, il Sirk della Subida di Cormons, e un reggiano, l'Acetaia San Giacomo di Novellara. Profetici, quei cinque, visto che 11 anni dopo l’oro nero dell’Italia si chiama aceto. Che per ora rende meno del petrolio, ma spopola ovunque e senza inquinare nulla. Fino a proporsi come aperitivo da movida, degustato per la prima volta lo scorso marzo al Presso Milano di via Paolo Sarpi, dove tintinnavano calici colmi di un’analcolica variante del nobile aceto Sirk.

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LA GLORIA DEL BALSAMICO DI MODENA

Un lignaggio da leader globale che, solo per il balsamico di Modena, è certificato dal co-finanziamento garantito dall’Unione europea alla campagna triennale Balsamic Vinegar of Modena, the Original. La stessa promossa fino al 2020 dal consorzio dei produttori emiliani negli Stati Uniti dove, numeri alla mano, vanno così pazzi per il «vinegar» da avere appena inserito l’aceto fra le materie di studio per i 14 mila aspiranti chef iscritti all’Institute of Culinary Education di New York. Ma, quanto ad ambizioni, gli Amici Acidi vanno anche oltre le aule accademiche o il summit enogastronomico californiano di Pebble Beach, toccato l’11 aprile scorso dalla campagna The Original. E lo fanno nel segno di una qualità così alta da vendere, ovunque nel mondo, aceti da 70 euro al litro, 20 volte di più rispetto ai prezzi da supermercato. Ovviamente con spray annesso, per non disperderne nemmeno una goccia, indifferentemente destinata a impreziosire le uova in camicia di una colazione anglosassone o le più aristocratiche pietanze della cucina nipponica.

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Spray e libricino-bibbia su storia e virtù degli aceti sono i gradevoli omaggi annessi alle incantevoli bottigliette, da 100 millilitri in su, messe in commercio dai cinque Amici Acidi, decisi a farsi riconoscere come coltivatori-cultori di tutte le più o meno note virtù legate ai liquidi acidi ottenuti dall'ossidazione dell'etanolo, che è contenuto non solo nel vino, ma anche nel sidro, nell'idromele, nel riso e in tante varietà di frutta.

COME L'ORO ANCHE L'ACETO VA ESTRATTO CON PAZIENZA

«Perché l’aceto è proprio oro, e come tale va pazientemente estratto dall’etanolo», chiarisce Mitja Sirk, imprenditore di origini slovene che, assieme alla sorella Tanja, a Cormons conduce le sorti della Sirk con la stessa, illuminata abnegazione di papà Josko, fondatore dell’azienda. «Non aspettatevi che ciò succeda in un paio di giorni, come nel caso di certi prodotti da supermercato», continua il viticoltore. «Ci vogliono almeno sei anni perché la fermentazione acetica sia compiuta secondo i crismi, all’interno di botti dove non va aggiunto nulla, a cominciare dall’acqua, nemica di tutto ciò che discende dalla vite». «Il percorso va da sette tonnellate di uva a sei ettolitri di imbottigliato», continua Sirk, chiarendo una volta per tutte i motivi di un prezzo finale da boutique enologica, peraltro dovuto alla quasi incalcolabile varietà di gusti offerti dagli Amici Acidi, spaziando dal mieloso allo speziato, dal fiorito all’asprigno, dall’acidulo al fruttato, e a quant’altro dia ragione del titolo del libricino allegato alle bottigliette d’aceto: I 100 modi di usare l’aceto al di fuori dell’insalatiera. Parole da cui risalire al contributo alla perfezione gastronomica donato da aceti che, in attesa della posca in lattina, di volta in volta stemperano il dolciastro di uno zabaglione, ingentiliscono il sangue di una fiorentina, giungono perfino a neutralizzare il fritto in eccesso di un fish & chips. Gocce della migliore Italia sul cibo del mondo.

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