Adriana Belotti

Se fate pagare i parcheggi per disabili almeno aumentateli

Se fate pagare i parcheggi per disabili almeno aumentateli

A Trapani polemiche per l'esistenza di zone di posteggio a pagamento destinate a persone che hanno problemi motori. Iniziativa che può essere comprensibile, ma attenzione a non creare discriminazioni.

04 Maggio 2019 12.00

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«Io pago». Se queste due parole fossero precedute dalla lettera «E» richiamerebbero alla memoria la celebre frase pronunciata da Totò e non potrebbero che suscitare una sana ilarità. Invece trovarle scritte sopra il tradizionale disegno stilizzato dell'omino in sedia a rotelle bianco su sfondo blu, simbolo delle persone con disabilità, su un cartello stradale che segnala la presenza di un posto auto a pagamento a Trapani ha scatenato l'ira funesta di molti di noi sui social.

Non riesco a crederci. Non mi sembra possibile : quel cartello con il simbolo dell' handicap e sopra la scritta "Io…

Geplaatst door Valeria Bertolino op Zaterdag 27 april 2019

Perché mai, mi chiedo. In fondo è giusto che chi non è autonomo nel camminare o ha difficoltà di deambulazione paghi come tutti gli altri se vuole avere il privilegio di parcheggiare nel “blu dipinto di blu”. Che male ci sarebbe a percorrere qualche chilometro in più e concedersi il lusso di fare del sano e gratuito esercizio fisico spingendoci sulle ruote della sedia a rotelle fino alla meta oppure a contribuire all'aumento della massa muscolare di chi sta spingendo il nostro potente mezzo? Piano con l'ironia – commenteranno alcuni, ricordandomi l'esistenza dei parcheggi riservati proprio ai cittadini con disabilità. Avete ragione, esistono, ma ne avete mai visto uno vicino ai luoghi urbani più strategici o maggiormente frequentati? E se l'avete individuato, era libero? Nella città in cui vivo, Padova, è una sfida trovarne, specialmente nelle zone centrali, dove paradossalmente il loro numero dovrebbe essere maggiore.

Ho scoperto che esistono i “parcheggi ad personam” e stavo per farne le spese

Recentemente ho anche scoperto che esistono i “parcheggi ad personam” e stavo per farne le spese. Ero in auto con mia madre e dovevamo posteggiare in centro per andare a teatro. Dopo aver girovagato a vuoto per più di 20 minuti avvistiamo un posto per disabili libero proprio vicino alla nostra destinazione. Eureka! Parcheggiamo esponendo il mio contrassegno in bella vista senza minimamente notare che il simbolo sul cartello è affiancato da un numero. All'uscita dallo spettacolo sul parabrezza ci attende un bigliettino scritto dal proprietario dello stallo che, con tono imbufalito, ci fa sapere di avere già avvertito i vigili urbani della nostra sosta abusiva. Si trattava di una sosta riservata solo a lui! Io mi sono sentita un verme: se solo avessi saputo dell'esistenza di questo tipo di posto auto avrei prestato più attenzione nella scelta del luogo in cui fermarci. Ora controllo sempre che lo stallo individuato non sia ad personam.

L'OPZIONE A PAGANENTO RISCHIA DI CREARE DISCRIMINAZIONI

Al di là del mio errore questo breve aneddoto dimostra come in realtà la disponibilità di parcheggi non riservati per chi ha difficoltà di deambulazione non sia poi molta. Invece se una persona con disabilità sia obbligata o meno a pagare la sosta sulle strisce blu è un'annosa questione. È stata recentemente presentata una proposta di legge che sancirebbe la possibilità di parcheggiare gratuitamente nelle zone a pagamento ma a oggi si tratta di un'opzione a discrezione dei singoli Comuni. Io la sosta sulle strisce blu la pagherei se e solo se parallelamente riscontrassi un significativo aumento degli stalli per persone disabili, non ad personam. Solo così, secondo me, l'opzione a pagamento sarebbe non dico giusta (è umanamente difficile ritenere “giusta” una regola che ci sottrae denaro) ma per lo meno non discriminatoria.

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Avere pari opportunità, infatti, non significa essere uguali ma piuttosto essere messi tutti nelle condizioni di poter esercitare i propri diritti, di movimento, in questo caso. È sacrosanto che a chi ha difficoltà motorie sia data la possibilità di avvicinarsi quanto più possibile alla sua destinazione. È discriminatorio, invece, offrirgli come uniche alternative quella di pagare o di posteggiare lontano dal suo punto di arrivo. Per questo credo che prima di chiedersi se sia corretto o meno far pagare la sosta a chi è munito del pass disabili serva che le amministrazioni comunali verifichino accuratamente il numero dei parcheggi riservati e provvedano a disporne altri se ce n'è bisogno.

È importante generare una responsabilità condivisa nell'esercizio del diritto di movimento

Al contempo bisognerebbe anche intervenire in tutte quelle situazioni in cui si verificano abusi ai danni di chi ha veramente bisogno di esercitare questo diritto. Penso ai cosiddetti “furbetti del pass” o a chi parcheggia negli stalli ad hoc pur essendo sprovvisto del contrassegno (e non perché se l'è dimenticato a casa). Sarebbe necessario, più che sanzionare meramente, aiutare a riflettere queste persone sulle conseguenze in termini di disagio e fatica che la loro sosta abusiva comporta o potrebbe comportare a coloro che necessitano davvero di questi posti auto. È importante generare una responsabilità condivisa nell'esercizio del diritto di movimento. Non basta limitarsi a esigere il rispetto del codice stradale, bisogna anche promuovere la comprensione del valore che le norme hanno come strumento per raggiungere il benessere e la serena convivenza di e tra tutti. Altrimenti il rischio è che la gente percepisca solo la sterilità della regola, senza contestualizzarla e quindi capirne il senso. Ecco perché io punterei sulla promozione di un cambiamento a livello culturale, incominciando dalle scuole e dalla scuole guida.

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