Peppino Caldarola

Ecco perché Potere al Popolo è un bluff

Ecco perché Potere al Popolo è un bluff

19 Febbraio 2018 08.32
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I sondaggi, fino a che si potevano pubblicare, davano in crescita la lista di Potere al Popolo. Una crescita che si fermava sotto il 3% ma che insidiava, per esempio, Liberi e Uguali. Molti elettori giovani e molti elettori radical sembravano, e sembrano, orientati a dare il voto a questa lista che nasce dal gruppo napoletano Je so’ pazz e che ha come leader un personaggio, Viola Carofalo, che ormi la tivù ha fatto conoscere agli italiani (leggi la risposta agli elettori di Potere al Popolo di Peppino Caldarola).

UN VOTO SPRECATO. Il voto a Potere al Popolo sembra essere il voto più di sinistra, più antisistema anche se il loro programma contiene cose per nulla clamorose. Mélenchon, capo di France Insoumise, è andato fino a Napoli per battezzare questa lista che soprattutto nelle grandi città potrebbe raccogliere un buon risultato. Peccato che si tratti di un voto sprecato. Non lo scrivo io che voterò Liberi e Uguali, cioè la lista più minacciata dalla presenza di Viola Carofalo e dei suoi compagni. Lo scrive Tempi Post Moderni, rivista di sinistra che fa del riferimento al marxismo scientifico (che diavolo sarebbe poi!) l’asse attorno a cui svolge i suoi ragionamenti. Tempi Post Moderni appartiene all’area che sostiene Potere al Popolo, ma è convinta di una cosa precisa. All’indomani del voto questa lista si scioglierà e tutti i suoi componenti andranno per conto loro a formare alcuni partiti comunisti o a rafforzare quelli che oggi si chiamano (Dio li perdoni!) addirittura Pci.

INCONSISTENZA POST-IDEOLOGICA. Tempi Post Moderni non si fida molto dei sondaggi e tanto meno del tam tam del radicalismo romano molto snob che dà Potere al Popolo assai in crescita perché scrive di «un probabile disastro elettorale e di macerie lasciate nei territori e in tutti coloro che hanno riposto la loro fiducia e speranza in siffatto progetto di unire le forze comuniste». La ragione di una simile devastante polemica interna sta nel fatto che la rivista critica severamente il tentativo di stabilire prima del voto il percorso del dopo-voto e accusa esplicitamente alcune componenti di voler strafare, citando Rifondazione comunista ultima versione. Rispetto al gruppo chiamato Pci (Dio li perdoni ancora!) il giornale è severissimo e parla di un «gruppo dirigente che ha espresso e continua a esprimere inconsistenza politico-ideologica, incapacità di direzione politica e subalternità al quadro politico esistente – dal Brancaccio a Rizzo a Pap – (nonché) elementi di basso opportunismo». Per concludere «un suicidio, quello di Potere al Popolo, annunciato perché gestito male».

Chi vota Pap non sta votando il fratello minore di Mélenchon, il piccolo gruppo da cui può nascere un movimento di ribelli, ma sta dando il suo voto agli sconfitti della vecchia Rifondazione comunista

L’immagine che precede l’articolo è il manifesto del film di Otto Preminger, rileborato, Anatomia di un omicidio. Il demone della scissione e della purezza tradita ha assaltato così la lista più gauchiste che piace a tanti elettori scontenti di tutto e aggiunge Potere al Popolo ai partiti o raggruppamenti destinati a morire o comunque a rischiare di morire dopo il voto. Le tesi di Tempi Post Moderni sono interessanti anche perché svelano un arcano che aveva regalato a Potere al Popolo un alone di novità. È sembrato a tanti che questo raggruppamento, con la sua leader bella e decisa, assomigliasse in qualche maniera ai movimenti ribelli europei da France Insoumise a Podemos con ampi riferimenti a Corbyn e Sanders.

UN PARTITINO EXTRAPARLAMENTARE. Scopriamo invece che trattasi di un rassemblement elettorale nato per rifondare un partito comunista molto ortodosso rispetto a una ortodossia che assomiglia più a quella dei gruppi extraparlamentari che si definivano partiti comunisti che alla cultura del Pci, quello vero. Cioè chi vota Pap non sta votando il fratello minore di Mélenchon, il piccolo gruppo da cui può nascere un movimento di ribelli, ma sta dando il suo voto agli sconfitti della vecchia Rifondazione comunista, tutti gli sconfitti di quella stagione. Non è peccato votarli. È bene sapere però che non si vota una lista di movimento ma un partitino extra parlamentare che si sta già dividendo in “linea rossa “ e ”linea nera”. Mai niente di nuovo. Tutto già visto.

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