Il modello toscano che ha limitato l’emergenza coronavirus

Barbara Ciolli
25/02/2020

Nella città tessile di Prato, la più grande comunità cinese d’Europa, nessun focolaio. Perché il piano di prevenzione e controlli della Regione ha funzionato più che al Nord. Checché ne dica Salvini.

Il modello toscano che ha limitato l’emergenza coronavirus

I riflettori erano puntati sulla Chinatown che si allunga tra Prato e Firenze. La regione italiana più monitorata per arginare il coronavirus era la Toscana, dove si sono registrati soltanto due casi di tamponi positivi: un 49enne di Pescia (rientrato da un viaggio di lavoro a Codogno) e un 63enne del capoluogo, non legato alle comunità cinesi né alle loro attività. La catena di contagi del Covid-2019 è invece esplosa e si sta propagando altrove: dai focolai della bassa Lodigiana, in Lombardia, e di Vo’ Euganeo, in Veneto.

LA PRIMA CHINATOWN D’EUROPA

La Toscana ha una comunità cinese di oltre 40 mila immigrati (solo i regolari, secondo i dati del ministero del Lavoro del 2018) insediata nell’area metropolitana tra Prato e i distretti industriali del tessile e della pelle tra Firenze ed Empoli – la concentrazione più alta d’Europa anche per numero di attività. Contro ogni previsione, tuttavia, finora è stata toccata solo marginalmente dal coronavirus.

REGIONE: «SITUAZIONE SOTTO CONTROLLO»

Il governatore Enrico Rossi resta realista e in allerta, ma ha ribadito che «la situazione è sotto controllo, sono state monitorate migliaia di persone e non ci sono focolai» L’ansia c’è, da settimane, tra i residenti di origine cinese come di origine italiana. Ed è inevitabile che nella città tessile e nei distretti dell’hinterland cresca anche la diffidenza verso l’altro per il contagio, tra una parte significativa della popolazione che include anche i cinesi residenti.

NIENTE AGGRESSIONI O EPISODI DI RAZZISMO

Ma la psicosi del Nord Italia non è ancora dilagata nel cuore della comunità cinese di via Pistoiese, a Prato, semplicemente perché non c’è emergenza. È un’altra fonte di orgoglio di questa grande zona mista che in queste settimane di tensione – al contrario di altri luoghi – contro gli orientali non si siano registrate aggressioni o altri atti di razzismo di rilievo.

DISCIPLINA E COOPERAZIONE TRA CINESI E AUTORITÀ

Anzi è narrato dalle cronache nazionali lo sforzo della Farmacia Etrusca di via Pistoiese del titolare Gennaro Brandi, con il suo team di dipendenti cinesi da sempre in prima linea al servizio della comunità, per far arrivare migliaia di mascherine alla popolazione di Wuhan. La parola d’ordine, dall’inizio dell’emergenza in Cina a gennaio, è stretta collaborazione tra i referenti delle comunità cinesi, i presidi sanitari e didattici nella regione e le autorità cittadine. Alla base di tutto, l’autodisciplina che confucianamente si sono imposte centinaia di rientrati dalla Cina, tra Prato e Firenze.

IN QUARANTENA AL RITORNO IN ITALIA

Al 22 febbraio, 161 nuclei familiari orientali rientrati dalla Cina risultavano sotto controllo nell’area della Toscana centrale, seguiti dalle Asl e in quarantena per 14 giorni dal loro ritorno in Italia. Una ricognizione possibile grazie alle comunicazioni arrivate ai presidi sanitari dai dirigenti scolastici degli istituti nei quali gli alunni cinesi risultavano assenti.

L’ISOLAMENTO VOLONTARIO CONTROLLATO HA FUNZIONATO

Già a febbraio circa 1.200 residenti orientali sono stati stimati in stato di isolamento volontario nella zona: oltre 360 tra bambini e ragazzi di elementari e medie tra Prato e Firenze sono stati a casa, con i loro parenti più stretti, per due settimane. Contattati ogni giorno dai sanitari del Dipartimento di prevenzione della Asl Toscana centro, affiancati da mediatori linguistici casomai nella famiglia chiamata non si parlasse o si comprendesse a sufficienza l’italiano. A Milano e a Roma questo tipi di assistenza ha riguardato al contrario alcune decine di famiglie. Ed è straordinario che questa catena umana abbia di fatto coinvolto anche le migliaia di lavoratori cinesi irregolari ancora sul territorio.

TRA SENSO DI RESPONSABILITÀ E CORAGGIO

Una mobilitazione pronta, massiccia, spontanea. Nella Chinatown pratese svuotata anche dalle ferie in Cina per il capodanno – poi dai mancati ritorni per i voli bloccati – sulle porte sbarrate di negozi e attività sono apparsi cartelli di «chiusure per quarantene». Con volantini, annunci e passaparola i ristoratori orientali hanno esortato tutti i «compatrioti rientrati» al «senso di responsabilità» e al «coraggio».

AMBULATORI RISERVATI E KIT COVID-19 SULLE AMBULANZE

C’è chi si è diviso e isolato anche nelle case, in stanze separate, per evitare possibili contagi tra le coppie e ai bambini. Parenti e amici hanno fatto la spesa per le famiglie in quarantena, consegnando loro cibo e beni di prima necessità porta a porta. In prefettura, intanto, due volte a settimana si è fatto il punto sul monitoraggio del coronavirus tra tutti i vertici istituzionali e i direttori sanitari della regione. Mentre sul territorio apriva un ambulatorio specifico per accertamenti sul Covid-19 nell’area industriale dell’Osmannoro abitata dalla comunità, tra Firenze e Prato. E ogni ambulanza veniva dotata di kit per infettati da sospetto coronavirus.

Un ricercatore al lavoro all’ospedale Sacco di Milano (Ansa).

STERILI ATTACCHI DALL’OPPOSIZIONE SALVINIANA

Dall’opposizione politica (Matteo Salvini), e dal Nord, si è contestata la scelta toscana di non obbligare i residenti di rientro dalla Cina alla quarantena. Ma l’autogestione, vigilata dall’alto, ha funzionato: ci si è attenuti alla circolare ministeriale diramata per i minori negli asili e nelle altre scuole. Gli istituti e i centri in via Pistoiese, a Prato, gestiti da cinesi, a febbraio hanno chiuso perché tutti i bambini erano in quarantena.

UN NUMERO ASL PER CHI RIENTRA DALLA CINA

La disposizione di isolamento forzato poteva arrivare solo dal ministero della Salute e dalla protezione civile, a livello nazionale, come è stato poi deciso nel vertice straordinario per l’emergenza coronavirus nel Nord Italia. Dal 22 febbraio è scattato «l’obbligo di chiamare il numero unico 055-5454777» della Asl per chi è di ritorno dalla Cina, e attivare così la procedura di isolamento domiciliare. Con l’epidemia al Nord, a questo punto il Comune di Prato invita anche i 600 cittadini cinesi residenti, attesi in città, a «rimandare il ritorno». Ma, come l’Asl e la Regione, resta contrario a concentrare chi è in quarantena in strutture speciali.

IL NO A UNA NUOVA DIAMOND PRINCESS

Alcuni cinesi, per isolarsi, hanno affittato stanze o locali in proprio: gli stessi esponenti e rappresentanti della comunità chiedono immobili ad hoc per le prossime settimane. Ma gli amministratori dicono «no a soluzioni fai da te» che rischiano di ricreare la «situazione della nave da crociera Diamond Princess». La cooperazione e la consapevolezza sono armi migliori a potenziali lazzaretti, finché non si è in emergenza. Le associazioni cinesi preparano un vademecum da divulgare a tappeto, anche attraverso la WhatsApp cinese WeChat.

NUOVE LINEE GUIDA DAL 23 FEBBRAIO

Per chiunque si trovi in Toscana valgono le nuove linee guida regionali del 23 febbraio sul Covid-19: chi ha tosse, febbre e altri sintomi influenzali – ma non torna dalla Cina o non ha avuto contatti con affetti da coronavirus o ritenuti a rischio – deve restare a casa e chiamare il medico di base o il pediatra di famiglia, reperibili sette giorni su sette dalle 8 alle 20 compresi i festivi. Il 112 non deve essere intasato, se non ci sono gli estremi.  Per tutte le info sul Covid-19 vale il 1500.