Cos’è il premierato e che differenze ci sono col presidenzialismo

La forma di governo voluta da Meloni darebbe più poteri al presidente del Consiglio, che verrebbe scelto direttamente dagli elettori. Gli esempi nel mondo, le differenze con il sistema statunitense e francese e i tentativi italiani di riforma firmati D'Alema e Berlusconi (non andati a buon fine).

Cos’è il premierato e che differenze ci sono col presidenzialismo

Più poteri al presidente del Consiglio che verrebbe eletto direttamente dai cittadini e non più espresso dalla volontà del Parlamento. È il cosiddetto premierato, la forma di governo che vorrebbe instaurare in Italia Giorgia Meloni con una riforma costituzionale che, dopo mesi di consultazioni e la stesura del testo da parte della ministra per le riforme istituzionali Maria Elisabetta Alberti Casellati, potrebbe arrivare nei prossimi giorni in Consiglio dei ministri. La misura, stando alle indiscrezioni, piacerebbe anche ad alcune forze che siedono all’opposizione.

Più poteri al presidente del Consiglio

Il premierato, termine che prende spunto dal fatto che nel Regno Unito il presidente del Consiglio viene appellato come premier, si sostanzia in due principali punti:

  1. elezione diretta del presidente del Consiglio
  2. più poteri per il premier

Questi due elementi al momento sono in contrasto con l’ordinamento italiano. Il presidente del Consiglio, infatti, non viene eletto direttamente dai cittadini, ma viene scelto dal presidente della Repubblica in base all’esito delle elezioni politiche. La figura selezionata riceve dal capo dello Stato il mandato di formare il governo che dovrà poi ottenere la fiducia di Camera e Senato. In merito ai poteri, invece, con il premierato:

  • il presidente del Consiglio potrebbe nominare e revocare, a suo credo, l’incarico ai ministri del suo governo;
  • si instaurerebbe il principio della sfiducia costruttiva, ovvero non sarebbe possibile togliere la fiducia al governo in carica se non fosse già stata accordata la stessa ad un altro esecutivo.

Premierato e presidenzialismo, le differenze sostanziali 

Per comprendere al meglio il premierato è importante comprendere anche le differenze che lo dividono dal presidenzialismo e dal semipresidenzialismo. Entrambi questi due sistemi pongono la maggior parte dei poteri nelle mani del presidente della Repubblica, mentre nel premierato sono concessi quasi del tutto al presidente del Consiglio, o premier che dir si voglia.

Emmanuel Macron e Joe Biden, presidente di Francia e Stati Uniti
Emmanuel Macron e Joe Biden, presidenti di Francia e Stati Uniti. (Imagoeconomica).

Gli esempi nel mondo

Le differenze tra presidenzialismo, semipresidenzialismo e premierato sono forse più comprensibili con il ricorso ad alcuni esempi concreti. Gli Stati Uniti adottano il presidenzialismo, con la figura del capo dello Stato e del governo che coincidono nel ruolo dell’inquilino della Casa Bianca, in questo caso Joe Biden. In Francia, invece, c’è il semipresidenzialismo, con il capo dello Stato che ha il compito di nominare il primo ministro, cioè il premier. In entrambe le forme, il capo dello Stato viene eletto direttamente dai cittadini ed esercita una funzione politica, cosa che invece non avviene attualmente in Italia, dove il presidente della Repubblica è inteso come una figura super partes. Per quanto riguarda il premierato, invece, l’esempio storico può essere quello di Israele dove, in passato, il premier veniva eletto direttamente dai cittadini.

Silvio Berlusconi e Massimo D'Alema
Silvio Berlusconi e Massimo D’Alema (Imagoeconomica).

Anche Berlusconi e D’Alema volevano il premierato

Non è la prima volta che un governo in Italia prova a introdurre il premierato. Già Massimo D’Alema, nel 1997, e Silvio Berlusconi, nel 2006, avevano provato a modificare la Costituzione italiana, scontrandosi però con il parere della commissione bicamerale nel primo caso e un referendum costituzionale nel secondo. Si ricorda a tal proposito che per instaurare il premierato in Italia è necessario modificare il titolo terzo della seconda parte della Costituzione, inerente proprio all’organizzazione del governo. Per farlo serve o la doppia approvazione da parte di entrambe la Camere del Parlamento o la singola se in entrambe si registra alla prima votazione la maggioranza dei due/terzi. Può anche essere chiesto un referendum costituzionale, quindi senza un quorum dei votanti, con gli elettori che decidono se approvare oppure no la modifica.