Al processo Cucchi chiesta la prescrizione per i medici

La procura generale ha dovuto attenersi ai termini, ma ha dichiarato che questa è una sconfitta per la giustizia. E che su Stefano c'è stata u«na trascuratezza inammissibile».

06 Maggio 2019 09.41
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Per la procura generale, il processo ai cinque medici imputati per la morte di Stefano Cucchi deve concludersi con una declaratoria di prescrizione del reato di omicidio colposo. Così oggi il Pg Mario Remus a conclusione della sua requisitoria per il processo che vede imputati il primario dell'Ospedale Pertini di Roma, Aldo Fierro, e i dottori Stefania Corbi, Flaminia Bruno, Luigi De Marchis Preite e Silvia Di Carlo. Tortuosa la vicenda processuale che ha riguardato gli imputati: inizialmente portati a processo per l'accusa di abbandono d'incapace, furono condannati in primo grado nel giugno 2013 per omicidio colposo a pene comprese tra i due anni di reclusione (il primario) e un anno e quattro mesi (gli altri medici) ma poi furono assolti in appello. Intervenne la Cassazione rimandando indietro il processo e i nuovi giudici confermarono l'assoluzione. Poi, nuovo intervento della Cassazione e nuovo rinvio per quest'altro processo per il quale è stata fissata il prossimo 3 luglio l'udienza di discussione delle difese.

IL PG: «CUCCHI PAZIENTE INASCOLTATO, LA SCIATTERIA IMPERVERSAVA»

«Questo processo dovrà concludersi con una declaratoria di prescrizione del reato, ma è una sconfitta della giustizia», ha detto il procuratore generale Mario Remus nel suo intervento conclusivo nel terzo processo d'appello ai cinque medici ai quali si contesta la responsabilità nella morte del geometra romano arrestato nell'ottobre 2009 per droga e poi morto una settimana dopo in ospedale. «Questo è un processo che evidentemente è iniziato male. È iniziato con imputazioni traballanti e con una perizia in primo grado che arriva a valutare i fatti in maniera evidentemente erronea». Il rappresentante dell'accusa non ha mancato di complimentarsi con i periti d'ufficio della II Corte d'assise d'appello: «Hanno finalmente fatto luce in maniera motivata e logica. Sottoscrivo in toto quanto hanno scritto. L'unico aspetto che credo non sia stato esaminato compiutamente è l'aspetto "idrico" di Cucchi. Di fronte a un soggetto che pesa così poco, il fatto che bevesse anche poco è cosa importante». E la circostanza che nei rapporti medici e infermieristici non sia stato indicato quanti litri bevesse è per il Pg indice «di una trascuratezza inammissibile», indice di «una sciatteria che imperversava in quell'ambiente» Il Pg Remus non ha negato che Stefano Cucchi fosse «un paziente difficile sotto l'aspetto psicologico, ma non è vero che non collaborava. I suoi rifiuti erano rifiuti di protesta perché voleva parlare col suo avvocato; ed erano rifiuti facilmente superabili». Per il rappresentante dell'accusa «Cucchi era un paziente difficile che non è stato trattato per come doveva essere trattato. Un tocco di umanità; questo sarebbe bastato per farlo bere un po' di più, per farlo mangiare un po' di più, per salvarlo. Credo che questo paziente non sia stato ascoltato dal punto di vista sanitario e dal punto di vista psicologico».

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