Camera e Senato, cosa è successo nel primo giorno di votazioni

Redazione
23/03/2018

Una notte di trattative per tentare in extremis di non mandare a monte quel che resta della coalizione di centrodestra....

Camera e Senato, cosa è successo nel primo giorno di votazioni

Una notte di trattative per tentare in extremis di non mandare a monte quel che resta della coalizione di centrodestra. I pontieri di Silvio Berlusconi e Matteo Salvini sono al lavoro per provare a ricucire i fili dell'alleanza che il Cav considera «rotta», dopo «l'atto ostile» messo in scena dalla Lega al Senato il 23 marzo (leggi anche: Camera e Senato, i primi scrutini vanno a vuoto).

LA MOSSA A SORPRESA DELLA LEGA. A sorpresa i senatori del Carroccio hanno infatti votato, al secondo scrutinio, Anna Maria Bernini, vice capogruppo di Forza Italia a Palazzo Madama. Il suo nome è da settimane nella rosa dei possibili candidati, ma non è quello ufficiale del partito che preferisce Paolo Romani. Il quale, a sua volta, è indigesto al Movimento 5 stelle. Ma con Bernini le cose cambiano. Di Maio, infatti, si affretta a dichiarare su Twitter: «Sì a Bernini o profilo simile». Magari quello di un'altra avvocatessa, si sussurra nel Palazzo, ad esempio la leghista Giulia Bongiorno.

ESPLODE L'IRA DEL CAV. E a questo punto l'ira di Berlusconi esplode, perché l'ex premier intravede le prove generali di un'intesa tra Lega e M5s che potrebbe riguardare anche il governo e che di sicuro riguarda già la Camera, con Salvini che ha dichiarato: «A Montecitorio appoggeremo il M5s, aspettiamo un nome». Probabilmente quello di Riccardo Fraccaro (leggi anche: Anna Maria Bernini, la carriera da Fini al Cav).

Dopo un vertice a Palazzo Grazioli, in cui il Cav ha confermato la sua stima personale nei confronti della senatrice, Bernini ha ufficializzato su Twitter la rinuncia alla candidatura "eterodiretta": «È del tutto evidente che sono indisponibile a essere il candidato di altri, senza il sostegno del presidente Berlusconi e del mio partito». Al vertice era presente anche Umberto Bossi, unico fra i leghisti a non votare Bernini.

Ma il braccio di ferro tra Berlusconi e Salvini va avanti ormai da giorni. Non solo il leader di Forza Italia non ha mai accettato di essere messo in un angolo dal Movimento 5 stelle. Ma ritiene inaccettabili diktat provenienti da altri capi politici su una candidatura del suo stesso partito. Anche perché, come detto, un accordo sulle presidenze rappresenta ai suoi occhi la base per un'intesa di governo.

AZZURRI SPIAZZATI. La decisione del Carroccio, in ogni caso, ha spiazzato gli azzurri. Che hanno iniziato a capire che le cose non stavano andando nel verso giusto quando a Montecitorio i leghisti, sempre in asse con i grillini, si sono schierati a favore di una terza votazione alla Camera, votazione contro cui si batteva invece Forza Italia. Anche in questo caso tutto si è concluso con un nulla di fatto e il quarto scrutinio è in programma per sabato 24 marzo (leggi anche: Come si eleggono i presidenti di Camera e Senato).

SI LAVORA SU UN'ALTERNATIVA INEDITA. Il cambio di passo è arrivato insieme alla decisione di votare Bernini al Senato ed è stato bollato come «un oltraggio» dai vertici azzurri. I quali si sono precipitati in via del Plebiscito. Da qui la decisione di dichiarare finita l'alleanza dopo le parole del leader della Lega. Insomma, la rottura della coalizione è ormai palese. A meno che i pontieri non riescano nel miracolo di ricomporre la frattura, magari individuando un altro nome di Forza Italia mai messo in rosa, che possa andare bene a Berlusconi.

MA BERLUSCONI INSISTE CON ROMANI. Il sentiero, però, è davvero molto stretto. Anche perché il Cav non sembra affatto intenzionato a rinunciare a Romani, e lo ha ribadito con una nota nella tarda serata del 23 marzo: «La candidatura di Forza Italia rimane quella di Paolo Romani, scelta concordemente tra i tre leader del centrodestra e confermata da ultimo ieri sera (giovedì 22 marzo, ndr) nella riunione dei capigruppo di tutte le forze politiche presenti in parlamento».

I NUMERI DI LEGA E M5S AL SENATO. D'altra parte, in Senato, Lega e M5s potrebbero eleggere da soli il presidente già nella terza votazione di sabato 24 marzo. Infatti, secondo il regolamento di Palazzo Madama, al terzo scrutinio il quorum è pari alla maggioranza assoluta dei voti espressi dai presenti, contando anche le schede bianche. Lega e M5s, insieme, possono contare su 170 senatori, 58 del Carroccio e 112 pentastellati. L'asticella da superare è più bassa: è sufficiente raggiungere quota 158.

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