Trump, perché l’esclusione dalle primarie repubblicane in Colorado e Maine potrebbe rafforzarlo

Matteo Innocenti
29/12/2023

The Donald rischia di veder sfumare la quasi certa candidatura Gop alla Casa Bianca. Ma le squalifiche potrebbero rivelarsi un boomerang. La base Maga si sta infiammando e il Paese è sempre più spaccato. La Corte Suprema, a maggioranza conservatrice, potrebbe poi pronunciarsi a suo favore. Il tempo stringe: il caucus in Iowa è il 15 gennaio.

Trump, perché l’esclusione dalle primarie repubblicane in Colorado e Maine potrebbe rafforzarlo

Dopo il Colorado, anche il Maine ha escluso Donald Trump dalle primarie repubblicane del 2024 sulla base del 14esimo emendamento della Costituzione, a causa del coinvolgimento del tycoon nell’assalto a Capitol Hill del 6 gennaio 2021. In Maine la decisione è stata presa dal segretario di Stato Shenna Bellows, mentre in Colorado dalla Corte Suprema statale. Cambia poco: il succo è che The Donald rischia di non vincere elezioni già stravinte prima dell’apertura delle urne, dato il vantaggio monstre sui rivali Nikki Haley e Ron DeSantis, evidenziato da più sondaggi.

Presidenziali 2024, dopo il Colorado Trump escluso dalle primarie repubblicane anche in Maine: negli Stati Uniti è caos elettorale.
Sostenitori di Trump in Nevada (Getty Images).

Cosa prevede la sezione tre del 14esimo emendamento

«Sono consapevole che nessun segretario di Stato ha mai privato un candidato presidenziale dell’accesso al voto sulla base della sezione numero tre del 14esimo emendamento. Comunque sono anche consapevole che nessun candidato presidenziale è stato mai impegnato in una insurrezione», ha dichiarato Bellows. La citata sezione numero tre del 14esimo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti prescrive l’interdizione dai pubblici uffici per chiunque abbia partecipato a un’insurrezione, una ribellione o un tradimento ai danni degli Usa: in passato è stata applicata per il presidente della Confederazione secessionista Jefferson Davis e il suo vice Alexander Stephens. Trump, accusato di aver fomentato la narrazione della frode elettorale che aveva portato alla vittoria Joe Biden spingendo i suoi supporter verso il Campidoglio, dopo la decisione della Corte Suprema del Colorado più che a Davis si è paragonato a Lincoln: «L’ultima volta che i democratici hanno impedito a qualcuno di candidarsi era il 1860, quando non vollero il nome di Abraham Lincoln negli Stati schiavisti», ha scritto su Truth.

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Trump, saldamente in testa nei sondaggi, farà appello

Trump ha poi pubblicato i dati di un sondaggio di Interactive Polls, che lo dà vincente delle primarie dell’Elefantino con il 67 per cento delle preferenze, a fronte del misero 11 per cento di DeSantis e Haley. Proprio quest’ultima, commentando la decisione del Colorado, ha detto: «Sconfiggo Trump da sola, non ho bisogno che un giudice lo rimuova», bollando la misura della Corte Suprema come una «minaccia alla democrazia». Da parte sua, Trump ha parlato di «vergogna per gli Stati Uniti», esortando Joe Biden (spesso definito «corrotto») a «far cadere tutte queste false incriminazioni», visto che «ogni procedimento è opera del dipartimento di Giustizia e della Casa Bianca». “Sleepy Joe” dal canti suo ha fatto orecchie da mercante: «È ovvio. Non ci sono dubbi che Trump abbia sostenuto un’insurrezione», ha detto il presidente dopo la sentenza della Corte Suprema del Colorado. In base al 14esimo emendamento, un voto a maggioranza dei due terzi del Congresso può rimuovere il divieto di ricoprire cariche pubbliche. Ma Camera dei rappresentanti e Senato sono equamente spartiti tra repubblicani e democratici, quindi niente da fare. Mentre è atteso il pronunciamento della Corte Suprema federale che dovrà decidere se il Colorado ha agito legittimamente o meno, lo staff di Trump ha già annunciato che farà appello contro la squalifica inflitta da Bellows per «evitare che questa atroce decisione diventi effettiva».

Presidenziali 2024, dopo il Colorado Trump escluso dalle primarie repubblicane anche in Maine: negli Stati Uniti è caos elettorale.
Donald Trump (Getty Images).

Ora è The Donald ad accusare Biden di interferenza elettorale

La decisione del Maine, arrivata dopo quelle di Michigan e Minnesota che invece hanno respinto la richiesta di esclusione di Trump dalle primarie del Grand Old Party, ha esacerbato il caos che circonda le elezioni a stelle e strisce e potrebbe alimentare le già ampie divisioni nazionali. La crescente incertezza necessita urgentemente di una soluzione: il 15 gennaio si terrà il caucus repubblicano dell’Iowa, ovvero l’evento elettorale che darà ufficialmente inizio alla stagione delle primarie repubblicane. E dalle parti di Des Moines Trump avrebbe, stando ai sondaggi, oltre il 60 per cento delle preferenze. «I democratici negli Stati blu stanno sospendendo in modo sconsiderato e incostituzionale i diritti civili degli elettori americani tentando di rimuovere sommariamente il nome del presidente Trump dalla scheda elettorale», ha affermato il suo staff elettorale in una nota. Ironico: The Donald sta ancora negando il risultato delle elezioni del 2020 a seguito delle quali ha tentato di privare gli elettori del diritto di voto, con accuse di frode elettorale già respinte da numerosi tribunali e denigrate persino dalla sua amministrazione. Ma ciò non gli ha impedito di metterle al centro della sua campagna 2024. Come evidenzia la Cnn, quanto sta accadendo se da una parte potrebbe impedire a Trump di vincere le primarie e dunque, chissà, la sfida per la Casa Bianca contro Biden, dall’altra potrebbe invece rafforzarlo ulteriormente. Le molteplici accuse penali che il tycoon sta affrontando, d’altro canto, non hanno fatto altro che aumentare la sua popolarità nella sua base. E adesso, specchio riflesso, è Trump ad accusare Biden di interferenza elettorale.

Presidenziali 2024, dopo il Colorado Trump escluso dalle primarie repubblicane anche in Maine: negli Stati Uniti è caos elettorale.
Regali di Natale trumpiani (Getty Images).

I nodi dell’immunità presidenziale e del potere dei singoli Stati

Strizzando l’occhio alla base di Trump, nel corso di un incontro con gli elettori in New Hampshire, Haley ha risposto con vaghezza a una domanda sulle cause della Guerra civile americana, senza pronunciare mai la parola “schiavitù“. E per non alienarsi gli eventuali favori dei trumpiani, è sempre stata reticente a parlare del tentativo di The Donald di rovesciare la democrazia americana nel 2020/21. Ma prima di pensare a una tornata elettorale senza Trump, c’è da capire cosa ne sarà di lui, politicamente parlando. Il fatto che diversi Stati abbiano una visione divergente della Costituzione e della sua idoneità a ricandidarsi significa che sarà quasi certamente la Corte Suprema degli Stati Uniti a dirimere a livello federale la questione. Due sono gli aspetti che il massimo organo del potere giudiziario del Paese (a maggioranza conservatrice) dovrà valutare. In primo luogo, se il divieto costituzionale per gli insorti di ricoprire cariche si applichi anche al presidente, che in teoria godrebbe dell’immunità. «Ero il presidente, era mio diritto e dovere indagare e denunciare le elezioni presidenziali rubate nel 2020», ha dichiarato Trump. L’assalto al Campidoglio ebbe luogo infatti nella finestra tra la vittoria di Biden e il suo insediamento alla Casa Bianca. In secondo luogo, i giudici della Corte Suprema dovranno stabilire se un singolo Stato possa decidere, senza garantire un giusto processo, che un candidato è stato coinvolto in un’insurrezione. In ogni caso, il 2024 potrebbe aprirsi con uno tsunami politico.