Preti anti premier

Adelaide Pierucci
25/01/2011

Ecco tutti i sacerdoti che si sono scagliati contro il Cavaliere.

Escort, stangone, mezze veline, minorenni fuggitive che trovano riparo nella villa di Arcore trasformata, nell’ultima vignetta di Avvenire, in Villa Hardcore. Papi-girl attenzione: per i preti senza peli sulla lingua (il cui fronte si sta sempre più pericolosamente rafforzando) quelle ragazzine tutte tette e firme sono come l’anti Cristo. Certi sacerdoti (il presidente del Consiglio è avvisato) non hanno avuto bisogno del via libera del cardinal Bagnasco (vai all’articolo) per togliersi il peso dal groppone.
L’affondo più esplicito è di don Giorgio de Capitani, sacerdote anti-leghista di Monte Rovagnate nel lecchese, che dal suo pulpito Dongiorgio.it ha continuato a sparare a zero sul premier, tanto da lasciarsi sfuggire in tempi pre-Ruby una parolina per lui riassuntiva: «Porco»  lanciato in un video appello che ha già registrato 38.000 contatti sul web.

Don Antonelli: Chiesa a lutto per il premier «immondo»

Ma a scagliare la pietra ci ha pensato anche un altro prete, Aldo Antonelli, parroco di Antrosano, frazione di Avezzano, che ha scritto un manifesto di lutto in segno di protesta contro Silvio Berlusconi.
SCIOPERO DELLA MESSA. Il sacerdote avrebbe voluto fare lo sciopero della messa (lo scandalo Ruby per lui era il massimo che si potesse sopportare) ma poi i fedeli gli hanno consigliato un protesta più soft. Da qui, l’idea del cartello piazzato fuori dalla chiesa: «Lutto per il paese umiliato da un premier immondo, affarista e licenzioso, sequestrato da un’economia corsara e forcaiola, imbavagliato da una tivù servile e cortigiana. Lutto per una Chiesa connivente e concubina, muta e imbavagliata, sensale e mercenaria». 
SCANDALO ACCLARATO. Don Aldo ha spiegato poi che «lo scandalo è talmente acclarato e invasivo ed eversivo che solo gesti eclatanti e clamorosi possono far risvegliare la Chiesa dal suo silenzio ibernale e, a questo punto anche, mafioso». Casi isolati? Ci sono sacerdoti che non hanno digerito lo scandalo della bella marocchina spacciata per la nipote di Mubarak e si sono già inalberati per la minorenne in versione bionda, Noemi, e peggio ancora per la D’Addario, quanto mai esplicita in tema incontri con il premier.

Don Farinella: non assolvere Berlusconi

A maggio 2009, un prete e biblista della diocesi genovese, don Paolo Farinella, ha scritto una lettera di fuoco al suo vescovo, il cardinale Angelo Bagnasco: «Avete fatto il diavolo a quattro sulle convivenze e sul caso Englaro. Ma assolvete il premier da ogni immoralità. Perché trattate così bene Berlusconi? Io e molti credenti pensiamo che così abbiate perduto ogni autorità. Molti si allontanano dalla Chiesa per la vostra morale elastica».
ACCUSE GRAVI. E ha aggiunto: «Mi ha colpito la delicatezza, quasi il fastidio con cui ha trattato (o meglio non ha trattato) la questione morale (o immorale?) che investe il nostro Paese a causa dei comportamenti del presidente del Consiglio, ormai dimostrati in modo inequivocabile: frequentazione di minorenni, spergiuro sui figli, uso della falsità come strumento di governo, pianificazione della bugia sui mass media sotto controllo, calunnia come lotta politica. Lei e il segretario della Cei avete stemperato le parole, eppure le accuse sono gravi e le fonti certe: la moglie accusa pubblicamente il marito presidente del consiglio di ‘frequentare minorenni’, e ha detto che deve essere trattato ‘come un malato’».
PRINCIPI NON NEGOZIABILI. Senza mezzi termini, il sacerdote ha scritto ancora: «Avete fatto il diavolo a quattro contro le convivenze (Dico) e le tutele annesse, avete fatto fallire un referendum in nome dei supremi ‘principi non negoziabili’ e ora non avete altro da dire se non che le vostre paroline sono ‘per tutti’, cioè per nessuno. La situazione è stata descritta in modo feroce e offensivo per voi dall’ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, che voi non avete smentito: ‘Alla Chiesa molto importa dei comportamenti privati. Ma tra un devoto monogamo (leggi: Prodi) che contesta certe sue direttive e uno sciupa femmine che invece dà una mano concreta, la Chiesa dice bravo allo sciupa femmine. Ecclesia casta et meretrix’. (La Stampa, 8-5-2009)».

Don Scarmoncin: il Cavaliere demolisce la politica

Ma la musica pian piano è cambiata. Dopo l’invito del segretario di Stato vaticano Bertone a una maggiore «sobrietà e legalità» e dopo le parole del Papa sul recupero della moralità da parte delle istituzioni, il 24 gennaio sul caso Ruby ha parlato anche Angelo Bagnasco: «La collettività guarda sgomenta gli attori della scena pubblica, e respira un evidente disagio morale», ha detto nella prolusione del Consiglio permanente della Cei, il ‘parlamentino’ dei vescovi, aperto ad Ancona.
Mentre «nubi ancora una volta preoccupanti si addensano sul nostro Paese», ha affermato l’arcivescovo di Genova, in un discorso dedicato alle vicende politiche italiane, pur senza mai nominare il premier Silvio Berlusconi.
BOLLETTINO ANTIPREMIER. Un clima adatto anche per risvegliare il prete anti-Berlusconi per eccellenza, don Franco Scarmoncin, 70 anni, della parrocchia di Mandriola, Albignasego nel padovano. Nell’ultimo bollettino parrocchiale, il 20 gennaio 2011, ha riscritto la favola di Biancaneve in chiave berlusconiana collocando il premier nelle vesti della regina cattiva. «Ti ingozzi di Viagra, fingi di essere più alto di quello che sei perché tutti davanti a te chinano la testa e curvano la schiena.
Lo specchio magico? Sono i sondaggi che potrebbero non dire la verità» Con il premier, il parroco di provincia non è andato affatto leggero: «Può contare su mogli, amanti, prostitute e ragazzine e anche sull’approvazione del confessore e del Papa». E ancora: «La mia non è una presa di posizione ideologica contro Berlusconi. Può circondarsi di ragazzine e fare quello che vuole. Certo è che sta demolendo i valori della politica e della giustizia…», ha poi spiegato.

Un’invettiva contro i media

Nel 2009, in un altro bollettino di fuoco sul tema del debito pubblico, don Franco Scarmoncin se la prese pure con  i media. «Non ce l’ho con il capo del Governo, lui fa il suo mestiere di imprenditore interessato a difendere le sue proprietà, opportunista venditore di fumo, megalomane psicopatico, barzellettiere e “ballista” come pochi altri. Me la prendo con tutti i tirapiedi e i professionisti dell’adulazione che chiudono gli occhi negando l’evidenza, con i telegiornali nazionali e i programmi Rai che tirano la volata a Mediaset».
PERSONAGGI SENZA ONORE. E fece il nome di una «caterva di personaggi meschini e senza onore», cioè «Emilio Fede, Bruno Vespa, Maurizio Belpietro, Clemente Mimun, Vittorio Feltri, Gianni Riotta, Mario Giordano, Fedele Confalonieri, Paolo Bonaiuti, Sandro Bondi, Fabrizio Cicchitto, Maurizio Gasparri, Renato Schifani. Un’infinità di giornalisti, imprenditori e parlamentari che lo difendono».
Don Franco si è mai pentito delle sue esagerazioni? Macché. «La gente cerca di essere onesta ma se poi chi ci governa fa quello che leggiamo tutti i giorni sui giornali». Lavoro duro per i preti anti-premier. Un lavoro ancor più pesante per don Giorgio de Capitani: la sua diocesi serve il medico personale di Berlusconi, Alberto Zangrillo. E son baruffe.