Quali consenguenze ha la crisi del prezzo del petrolio

Carlo Panella
26/04/2020

Il crollo verticale del consumo del greggio ha scatenato una crisi che si abbatte soprattutto sui Paesi, quasi tutti regimi autoritari, i cui bilanci statali e le cui esportazioni sono legati alla monocoltura energetica. Una condizione inedita che potrebbe avere conseguenze imprevedibili.

Quali consenguenze ha la crisi del prezzo del petrolio

La tempesta perfetta scatenata dal ribasso abissale del prezzo del petrolio, causato dalle contrazioni drammatiche dei consumi planetari prodotte dalla pandemia del Covid 19, si abbatte su tutti i Paesi le cui economie sono dipendenti patologicamente dalle esportazioni energetiche. Iran, Iraq, Nigeria, Algeria, Angola, Venezuela ed altri Stati vedono oggi le proprie economie letteralmente strozzate da questa radicale contrazione delle entrate.

Oggi, il consumo mondiale di idrocarburi è crollato da 100 milioni di barili al giorno a 70 milioni: un abbattimento del 30%. Il prezzo del petrolio, di conseguenza, a causa della sovrapproduzione rispetto ai consumi, è crollato da 60-70 dollari al barile a 20 dollari (e per un breve periodo sarà addirittura negativo in alcuni casi: verra pagato chi è in grado si stoccare la sovra produzione),

Un crollo verticale, una crisi che si abbatte sui Paesi i cui bilanci statali e le cui esportazioni sono legati alla monocoltura energetica. Il bilancio statale dell’Iran dipende per l’80% dalle esportazioni petrolifere; quello dell’Iraq addirittura per il 90%; il 90% delle esportazioni della Nigeria è energetico; in Algeria il petrolio vale il  95% delle esportazioni e il 60% del bilancio statale; in Angola il 90% delle esportazioni è legato al petrolio che costituisce il 54% del Pil; in Venezuela infine, addirittura l’85% dei consumi interni è finanziato dalle esportazioni petrolifere.

LA RIPRESA DELLA PRODUZIONE È DIFFICILE DA PREVEDERE

Non è facile prevedere le conseguenze sul piano interno di questa radicale contrazione delle entrate in Paesi che peraltro sono tutti governati da regimi autoritari. Tutto dipenderà dalla durata dell’abbattimento dei consumi energetici causati dalla pandemia del Covid 19 e conseguenti lockdown della popolazione stabiliti dai governi degli Stati con le economie e i consumi più sviluppati. È questa un’incognita difficilmente risolvibile. Mentre è chiaro che entro il mese di maggio saliranno i consumi energetici planetari legati alla ripresa della produzione industriale interrotta, non è affatto chiaro quale sarà – e con quali tempi-  la curva ascendente dei consumi, e quindi della domanda e quindi della produzione di beni, così come quella del traffico civile.

Inoltre, quanto tempo sarà necessario per riassorbire le decine e decine di milioni (sono ben 10 milioni solo negli Usa) di disoccupati da pandemia? Quando da disoccupati necessitati di sovvenzioni torneranno a essere dei produttori e dei consumatori a regime normale? Dunque, quando l’apparato industriale mondiale tornerà a far fronte agli stessi consumi, e quindi alla stessa mole di produzione di beni pre Covid19? Sono tutte domande senza risposta per la semplice ragione che non esistono precedenti nella storia contemporanea. Non esistono parametri certi di previsione.

ANCHE GLI USA CON IL FIATO SOSPESO

L’unico dato certo è che per i Paesi dipendenti dalla esportazione della monocoltura energetica, il fattore tempo sarà esiziale. Soprattutto in quegli Stati (Iran, Iraq e Venezuela innanzitutto) che nel periodo precedente alla pandemia avevano già vissuto drammatiche crisi sociali sfociate in manifestazioni di protesta di massa. In conclusione, se i consumi energetici planetari ritorneranno rapidamente sui 100 milioni di barili al giorno, con conseguente stabilizzazione del prezzo del petrolio sui 40-50 dollari al barile, questi Paesi potranno assorbire la crisi odierna senza eccessivi contraccolpi.

L’industria dello shale gas americana (formata da migliaia di società) è in questo momento sull’orlo del fallimento con ben 100 miliardi di debiti

In caso contrario, se i consumi energetici mondiali riprenderanno – come è più che possibile – con lentezza, allora il contraccolpo, anche sul piano sociale e politico per i regimi sarà formidabile. Con un’appendice che può condizionare le elezioni presidenziali Usa. L’industria dello shale gas americana (formata da migliaia di società) è in questo momento sull’orlo del fallimento con ben 100 miliardi di debiti anche perché l’estrazione del gas di frantumazione produce profitti solo con una vendita superiore ai 35 dollari a barile-equivalente. Se questa soglia non verrà rapidamente riconquistata gli Usa vedranno una serie formidabile di crac finanziari dalle conseguenze imprevedibili. Effetti collaterali della pandemia.