Prigionieri della celebrità

Gea Scancarello
12/10/2010

Cile, la professoressa Poo: i media hanno distorto la realtà.

Prigionieri della celebrità

«Passi per le famiglie, alle quali la vicinanza fisica ha portato conforto. Passi anche per i 400 giornalisti che affollano l’arena per portare a casa lo scoop. Ma gli editori e i direttori, bè, loro al Campo Esperanza cosa ci stanno a fare?».
Lo sfogo è di Ximena Poo, direttrice della scuola di giornalismo dell’Università di Santiago del Cile; una che, da professionista del settore, ha osservato da vicino la trasformazione della disgrazia dei 33 minatori intrappolati a 700 metri di profondità in un evento mediatico senza precedenti: «È qualcosa che rovinerà loro la vita, molto peggio della “prigionia” in sé», ha sentenziato senza appello a Lettera43.
Domanda. Professoressa, cosa c’è di peggio di restare intrappolati sotto terra?
Risposta. Il prepensionamento. I soldi che lo Stato e i network daranno loro. Il fatto che la loro vita sarà costantemente controllata dai talk show: sono pronta a scommettere che d’ora in poi saranno seguiti dalle telecamere più o meno ovunque.
D. Tutto abbastanza normale nel 2010.
R. Sì, ma la tele-realtà ha fatto sì che si perdesse di vista l’unica cosa realmente buona che poteva uscire dall’incidente.
D. Sarebbe?
R. Il fatto che l’epica del minatore non può più esistere. Celebriamo questi uomini come eroi, e nel farlo ci dimentichiamo delle condizioni in cui lavorano: la mancanza di sicurezza, il bassissimo livello di sindacalizzazione, i rischi per la salute. L’incidente avrebbe dovuto portare attenzione su queste cose, e invece non si è mai spesa una parola in merito.
D. Magari lo faranno proprio i minatori in tutte le trasmissioni cui parteciperanno.
R. Non credo: si sentiranno star, hanno già contratti pronti per fare serate e comparsate. Il governo è il vero vincitore di questo super spettacolo.
D. Cosa ne guadagna?
R. Al momento dell’incidente i consensi del presidente Sebastián Piñera erano molto bassi; il salvataggio gli ha permesso di riscattarsi grazie a una copertura mediatica costante e al ruolo chiave di alcuni ministri, per esempio quello dell’Attività estrattive: uno che andrebbe condannato per le condizioni in cui i minatori operano e che invece ne uscirà come un eroe.  
D. Qual è stato il ruolo dei media in questo processo?
R. Chiaramente dal primo momento è diventato un grande spettacolo, una diretta costante che ha coinvolto le famiglie e gli amici dei minatori, una sorta di Grande Fratello nell’attesa del riscatto. Ma il rovescio della medaglia è che la televisione nazionale sostanzialmente ha smesso da settimane di parlare di altro: e così altre notizie importanti sono passate totalmente inosservate. Per dire: nel Sud i Mapuche stanno facendo uno sciopero della fame da 80 giorni per mettere mano alla  legge antiterrorista, e il resto del Paese non se ne è nemmeno accorto.