La riottosità di Sala alla Scala è quella di tutta Milano davanti a questa destra

Paolo Madron
07/12/2023

I 400 COLPI. L'imbarazzo del sindaco di stare al fianco di La Russa durante la Prima rappresenta bene la resistenza della capitale morale nel non farsi compenetrare dalla cultura nostalgico-identitaria della classe politica meloniana. Sotto il Duomo hanno sopportato a fatica il berlusconismo. Figurarsi ora con gli eredi della fiamma ducesca.

La riottosità di Sala alla Scala è quella di tutta Milano davanti a questa destra

La colpa è di Sergio Mattarella, che con la sua assenza alla Prima della Scala (quest’anno per non sembrare monotono ha preferito la Fenice) ha fatto saltare il Palco. Il presidente della Repubblica era un’ecumenica coperta che sopiva rivalità politiche, differenze di genere e fiere inimicizie. Così che destra e sinistra potevano essere vicine di poltrona senza accapigliarsi. Il fatto che stavolta abbia dato buca ha scompaginato tutti gli equilibri.

Scala orfana di Mattarella, ma anche di Meloni

Ma oltre al supremo inquilino del Colle, cui solitamente quando si affaccia al Piermarini la mejo borghesia milanese riserva un pieno di ovazioni, il Sant’Ambrogio scaligero sarà orfano anche della premier, che non ci va sicuramente perché piena di impegni, ma anche per non evocare maliziosi paragoni con l’anno passato quando si era presentata accompagnata dall’ancora compagno Andrea Giambruno.

Il cuore di Milano continua a battere a sinistra

A rappresentare lo Stato ci sarà la sua seconda carica, il presidente del Senato Ignazio La Russa, che a differenza dei suoi predecessori non ha mai svestito i panni della militanza politica. Si capisce dunque l’imbarazzo del sindaco Beppe Sala nel dovercisi accomodare a fianco, circondato oltretutto da un terzetto da paura: Matteo Salvini, Maria Elisabetta Alberti Casellati e Gennaro Sangiuliano, con la sola presenza di Liliana Segre a scongiurare che nella capitale morale il cui cuore batte decisamente a sinistra (almeno dentro la ztl) i centrodestri facciano cappotto.

La riottosità di Sala alla Scala è quella di tutta Milano davanti a questa destra
Ignazio La Russa stringe la mano a Gennaro Sangiuliano (Imagoeconomica).

Ai milanesi di blasone come Bazoli (suocero di Sala) il boccone della destra non va giù

Naturalmente vicepremier e ministri sono il male minore rispetto al male grande rappresentato da La Russa, il cui insediamento al vertice di Palazzo Madama, anche se è passato più di un anno, per i milanesi blasonati continua a essere un boccone indigesto. Giovanni Bazoli, tanto per dire di uno che conta, al pensiero dei busti del Duce e del braccio alzato non dorme di notte. Si aggiunga che il presidente emerito di Banca Intesa (sponsor tra i più munifici del teatro) è anche il suocero del sindaco da quando sua figlia Chiara fa coppia fissa con lui. Tanto basta a far scattare il cortocircuito della riprovazione, e obbligare Sala a cerca di smarcarsi. Se Lui (Ignazio) va su, io vado giù. Se Lui va giù, io risalgo. Alla fine andranno tutti su, con Sala impalcato che si attaccherà stretto al braccio della senatrice a vita per non finire ostaggio dei nuovi padroni.

La riottosità di Sala alla Scala è quella di tutta Milano davanti a questa destra
Beppe Sala con la compagna Chiara Bazoli (Imagoeconomica).

La capitale morale contro la cultura nostalgico-identitaria

A vederlo da fuori sembra, come direbbe il compianto Silvio, un grottesco teatrino della politica. Un gioco delle parti che l’assenza del comandante in capo Mattarella ha fatto deflagrare. E infatti i giornali di destra irridono agli scrupoli del sindaco che non vuole correre il rischio che l’imbarazzante compagnia comprometta un’identità politica che gli può tornare buona quando, smesso l’incarico a Palazzo Marino, potrebbe riciclarsi come federatore del campo di sinistra, largo o giusto che sia. In realtà dietro la sua riottosa perplessità c’è quella di tutta una città che non ha alcuna intenzione di farsi compenetrare dalla cultura nostalgico-identitaria di questa destra. Se Roma col suo ventre molle accomoda, Milano non transige.

La riottosità di Sala alla Scala è quella di tutta Milano davanti a questa destra
Beppe Sala con Liliana Segre (Imagoeconomica).

La città sbarrò la porta ai tentativi di intrusione del Cavaliere

La città ha sopportato a fatica gli anni del berlusconismo, sbarrando però la porta ai tentativi del Cavaliere di impadronirsi dei suoi gangli vitali, a partire da quella Fondazione Cariplo che ne custodisce, oltre che il portafoglio, l’ideologia cattolico-progressista. Figurarsi ora che a comandare ci sono gli eredi di quella fiamma ducesca che Milano accese ma poi fu decisiva nello spegnere. Sarà dunque, sul palco Reale, una convivenza imbarazzante. Fortuna che poi, dopo l’esecuzione dell’inno come tradizione vuole, in sala le luci si spengono, e toccherà al Don Carlo mettere in scena il conflitto dei poteri (e delle passioni che immancabilmente li accompagnano).