Cosa hanno detto Zingaretti, Martina e Giachetti alla Convenzione del Pd

03 Febbraio 2019 10.54
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Prima l'inno europeo, subito dopo quelli di Mameli. Si è aperta così la Convenzione nazionale del Partito democratico a Roma, l'evento che di fatto dà il via alla fase del congresso in vista delle primarie del tre marzo 2019. Per prima cosa sono stati letti, dal presidente della Commisione congresso Gianni Dal Moro, i risultati delle votazioni degli iscritti. Che vedono con 88.918 voti, pari al 47,38% dei voti, Nicola Zingaretti tra i più votati dagli iscritti dem. Subito dopo si trova Maurizio Martina che ha ricevuto 67.749 voti pari al 36,10% dei voti. Chiude Roberto Giachetti che ha ottenuto 20.887 voti pari all'11,13% degli iscritti. I tre candidati sono stati ufficialmente ammessi alle primarie del Partito democratico.

In ordine hanno preso la parola i capigruppo Dem alla Camera, al Senato e al Parlamento europeo. Subito dopo c'è stato un talk tra Frans Timmermans, candidato dei Socialisti europei alla presidenza della Commissione europea e Enrico Giovannini, fondatore e portavoce ASviS (Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile). Poi è stato il momento dei tre candidati alle primarie del Partito democratico: Nicola Zingaretti, Maurizio Martina e Roberto Giachetti. Il dibattito è proseguito con interventi anche di quei candidati che non hanno ottenuto l'accesso alle fasi finali per scegliere il prossimo sgretario del Pd: Francesco Boccia, Maria Saladino e Dario Corallo.

ZINGARETTI PROVOCA IL M5S: «BATTUTI GIÀ DUE VOLTE»

«Non intendo favorire alleanze con il Movimento 5 stelle, li ho battuti già due volte. Se la Lega è un monolite di odio, c'è un elettorato grillino che è un coacervo di tutto e il contrario di tutti, molti erano nostri elettori, non possiamo ignorarli. Andiamo, piantiamola con le caricature. Altro che accordi», ha detto Nicola Zingaretti alla Convenzione del Pd provocando un po' il M5s. «Il Partito democratico lo ricostruiremo non da soli, ma in una fase costituente chiamando tutta la società a riformare il partito», ha poi aggiunto. Senza dimenticare il leitmotiv della giornata, ovverò l'unità d'intenti: «Dobbiamo cambiare la nostra cultura politica fondata sul sospetto e non sul rispetto. Ognuno di noi, e mi impegno io per primo, deve fuggire dalla tentazione di costruire l'identità contro qualcuno. Basta un partito costruito da anti-renziani, anti-franceschiniani, anti-boschiani. Basta, l'Italia richiede i Democratici».

MARTINA: «ABBIAMO BISOGNO DI TUTTI PER RISOLLEVARCI»

Maurizio Martina è salito sul palco della Conversazione nazionale sorridente e indossando una maglietta con su scritto: «Siamo somma, non divisione». L'ex ministro dell'Agricoltura ha poi iniziato il suo discorso parlando del Pd che ha in mente: «Se tocca a me farò una segreteria unitaria con tutti, perché ho bisogno del lavoro di tutti». Poi ha aggiunto facendo riferimento alla manifestazione organizzata dai Dem che si era tenuta a Roma a fine 2018: «Il mio spirito è quello di piazza del Popolo, quando era difficile tenere il punto. So di dover fare di più, ma se tocca a me il mio spirito è lo spirito di quella piazza». Poi tra il pubblico è stato gridato ripetutamente: «Unità, unità». Del resto il discorso di Martina si è a lungo concentrato sull'abolizione «dei personalismi e delle fazioni. Il nostro avversario è Salvini che bisogna sfiduciare una volta per tutte».

GIACHETTI CHIEDE L'UNITÀ TRA I DEM

«Vorrei che ci intendessimo sull'unità. Il momento del Congresso deve far emergere le diversità che non si sovrappongono, altrimenti ci sarebbe stato un solo candidato. Dobbiamo dare ai militanti la chiarezza sulle opzioni politiche sul Paese che vogliamo. L'unità avviene subito dopo». A dirlo è stato Roberto Giachetti durante il suo intervento. «Deve accadere quello che non è accaduto nei cinque anni passati», ha poi aggiunto. Poi una riflessione sulla sua candidatura fatta «non di testimonianza ma per vincere queste primarie e arrivare alla segreteria».

GRAZIANO DEL RIO E L'IMPORTANZA DEL PD IN ITALIA

Tra i primi a prendere parola c'è stato Graziano Del Rio, capogruppo Pd alla Camera: «Ritengo sia bellissimo che il Partito democratico abbia la capacità di non lasciar decidere ad una azienda o a un capo chi si candida e chi no, lo lascia decidere agli iscritti». Poi ha proseguito attaccando Matteo Salvini: «Per eleggerlo a leader della Lega nel 2013 e nel 2017 hanno votato 10 mila persone: da noi hanno votato 190 mila iscritti. Quando dicono che loro sono il popolo e noi la casta ricordategli questi numeri. Nessun partito ha tanti amministratori e militanti come noi». Ma c'è stato spazio anche per l'autocritica: «È vero che stiamo affrontando una traversata nel deserto ma non siamo soli, abbiamo un grande popolo».

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