Primarie per la leadership M5s: tre scenari

Lorenzo Andraghetti
02/09/2017

Di Maio potrebbe essere il candidato naturale. O scontrarsi con Di Battista che però, al primo turno, farebbe un passo indietro. Oppure Grillo e Casaleggio potrebbero fare saltare il banco perché il voto online in realtà non conviene. A nessuno.  

Primarie per la leadership M5s: tre scenari

Nel 2015 l'incoronazione di Massimo Bugani a candidato sindaco «naturale» per il M5s a opera di Luigi Di Maio in realtà fu un esperimento locale da ripere poi su base nazionale. Il capoluogo emiliano, del resto, è sempre stato un laboratorio per i 5 stelle. L'aver testato con successo le “non primarie” sotto le Due torri, accettate silenziosamente dalla maggioranza degli iscritti, ha di fatto creato un precedente e aperto la strada a una pratica che potrebbe ora essere replicata per la scelta del candidato premier. In fondo lo sanno tutti ed è il messaggio che il M5s sta veicolando da oltre due anni: anche Di Maio è il candidato naturale. Basterebbe questo per incoronarlo alla kermesse di Rimini (in programma il 24 settembre) tra l'abbraccio di Beppe Grillo e quello di Alessandro Di Battista. Gli iscritti non fiaterebbero.

FICO È DESTINATO A PERDERE. Ma perché non ci saranno vere primarie testa a testa? Innanzitutto è bene sgomberare il campo dal dubbio che attanaglia gli opinionisti: Roberto Fico sfiderà Di Maio? C'è vera rivalità tra i due? Il presidente di Vigilanza Rai ha qualche speranza contro il pupillo di Grillo e Davide Casaleggio? La risposta a queste domande è sempre la stessa: no. Per questo non vedremo uno scontro (vero o finto che sia) tra i due. I motivi sono ovvi. Fico non lo conoscono neanche tutti gli iscritti. Quando si candidò a presidente della Campania nel 2010 e poi a sindaco di Napoli nel 2011 raccolse in entrambi i casi l'1,4% mentre il M5s negli stessi anni prendeva il 7% alle Regionali dell'Emilia Romagna e il 9,4% alle Comunali di Bologna (dove però, va detto, il Movimento nacque politicamente). Insomma Fico contro Di Maio non ha speranze: finirebbe 80 a 20.

LA RIVALITÀ CON DI BATTISTA. Se l'ipotesi Fico contro Di Maio perde appeal, soprattutto se verrà introdotta la regola che prevede la non candidabilità al parlamento per gli sfidanti perdenti alle primarie, l'unica sfida reale all'interno del Movimento resta quella tra Di Maio e Alessandro Di Battista. Sfida che però difficilmente si tradurrà in uno scontro all'ultimo clic. Il motivo? Semplice: in un "uno contro uno" avrebbe la meglio il Dibba. È il più amato in quanto più “grillino”, più appassionato, più irriverente e, soprattutto, più teatrale. Considerando poi che nel M5s non conta il programma dei candidati, dato che il programma è uno solo e verrà votato dalla Rete, la questione della proposta politica dei singoli non si pone nemmeno.

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Che Di Battista sia il preferito dai seguaci del Blog lo si può facilmente dedurre da una veloce analisi dei like e delle visualizzazioni su Facebook e sugli altri social. È sufficiente osservare le pagine dedicate alle due pentastar per rendersi conto della sproporzione. Non c'è storia: Dibba avrebbe già vinto. E questo non deve succedere. Perché? Perché Di Battista parla solo agli elettori del M5s mentre Di Maio è più trasversale. Di Battista parla ai giovani, mentre Di Maio è più incline a fare breccia su un elettorato più adulto, o meglio dire “over 60”. E l'Italia, si sa, è un Paese di anziani. Per questo è il ragazzo di Pomigliano d'Arco il preferito dai vertici per la corsa a premier.

LA REGOLA È EVITARE SPACCATURE. Ma c'è anche una fondamentale questione di “filosofia grillina” che potrebbe impedire un confronto Di Maio-Di Battista. Qualsiasi sfida genera per sua natura due schieramenti, in questo caso di fan e follower. E Casaleggio sa che questo porterebbe a spaccature interne sempre da scongiurare: sia sui grandi temi (scomodi) della politica, come l'immigrazione o le questioni etiche, sia per i leader. La sfida originerebbe una polarizzazione e un imbarbarimento dei linguaggi dei reciproci sostenitori. Contrapporre i due “fratelli” non porterebbe a una maggiore “fratellanza” o unità del partito. Al contrario c'è il rischio (non la certezza) che ciò possa generare divisioni e contrapposizioni tra gli iscritti. Casaleggio ha già dimostrato di saper gestire a modo suo e interpretare le dinamiche interne al M5s. Secondo alcuni critici, avrebbe creato ad hoc divisioni per eliminare le correnti che non lo aggradavano. A livello locale lo si è visto più volte a Parma, a Bologna e di recente a Genova. Le correnti a livello nazionale sono un pericolo da evitare perché non è intenzione di Casaleggio emarginare nessuno dei due leader. Ma come è possibile scongiurare una spaccatura in una competizione? Eliminando la vera competizione.

L'IPOTESI DI PRIMO TURNO. Immaginiamo un primo turno in cui gli scritti votino in maggioranza Di Battista e Di Maio. Casaleggio, come in ogni vera e trasparente democrazia che si rispetti, non divulgherebbe le preferenze dei primi due. In pratica, non direbbe chi è in testa. Una ipotesi verosimile, visto che è già accaduto in passato. Di Battista a quel punto si ritirerebbe al secondo turno appoggiando Di Maio, senza attendere una probabile vittoria prima di fare un passo indietro. Una mossa del genere, infatti, indebolirebbe Di Maio.

Ma queste primarie potrebbero anche non avere luogo a causa dell'attacco subito a inizio agosto dalla piattaforma Rousseau. Ora come ora è evidente che la piattaforma di voto online non gode di alcuna affidabilità. Grazie a un hacker si è scoperto ciò che molti già avevano denunciato e cioè che i voti sono manipolabili sia dalla stessa Casaleggio (ciò non vuol dire che l'abbia fatto) sia da pirati online. Se mai dovesse esserci un voto (anche solo al primo turno) è probabile che venga certificato (al contrario di quasi tutte le altre volte) da un ente terzo per tentare di riacquistare un minimo di credibilità andata perduta sotto i colpi Rogue0. In caso contrario sarebbe l'ennesima votazione in cui il “presidente di seggio” si chiude da solo in una stanza a contare le schede per poi annunciare i risultati via sms.

LA TROLLATA PIGLIATUTTO. Nel caso di impossibilità di procedere con il voto online, Casaleggio potrebbe sfoderare il vecchio (ma sempreverde) mantra de «il candidato premier è il programma», esattamente come venne fatto nel 2013. Se così fosse niente primarie, il nome “Beppe Grillo” sarebbe l'unico presente sulla scheda, Di Maio e Di Battista sarebbero impegnati senza alcuna rivalità nella campagna elettorale. Non solo: oltre a non esserci alcun candidato premier, non ci sarebbero nemmeno polemiche sul voto manipolabile e rischi di figuracce con possibili attacchi hacker. Del resto Grillo scriveva così sul suo Blog nel 2012: «In Italia non esiste il premierato, non esiste di conseguenza neppure il candidato premier. La buffonata odierna, promossa dalla grancassa mediatica equamente distribuita e senza eccezione alcuna, non eleggerà alcun candidato premier». Una mossa simile trollerebbe in un colpo solo tutti i media, che attendono da anni il nome dell'erede di Grillo da poter crocifiggere a ogni dichiarazione, e massimizzerebbe i voti nelle urne. Del resto come brand sarà sempre più attraente e popolare il nome di Grillo rispetto a quello di Di Maio. E questa mossa, tra l'altro, non precluderebbe in alcun modo la corsa a premier di quest'ultimo.

*Ex attivista e collaboratore parlamentare alla Camera per il Movimento 5 stelle