Francesco Pacifico

Privatizzazioni, il piano del governo si complica

Privatizzazioni, il piano del governo si complica

25 Luglio 2016 13.27
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Un anno fa in via XX settembre speravano di recuperare almeno 1 miliardo di euro.
Ma da alloAra – tra la Brexit, l’acuirsi dell’allarme terrorismo e una ripresa mai davvero consistente – troppe cose non sono andate come previsto.
Per tutto questo, al Tesoro sono molto soddisfatti del risultato della privatizzazione dell’Enav: l’incasso è stato pari a poco meno di 800 milioni di euro.
Per un’azienda che Fabrizio Pagani, capo della segreteria tecnica del ministero dell’Economia, aveva definito «un asset di tipo infrastrutturale che si vende bene anche in momenti di volatilità». 
RICHIESTA RECORD. Il mercato ha mostrato interesse verso la quotazione del 46,6% dell’ente nazionale degli assistenti di volo. Il Tesoro ha sottolineato che l’Ipo ha ottenuto una domanda (con oltre 1,8 milioni di azioni) pari a otto volte l’offerta, tanto da portare il prezzo a 3,3 euro. 
Soprattutto il mercato ha gradito che il Tesoro sia andato avanti, dopo che il voto della Brexit e la turbolenza sui mercati aveva fatto ipotizzare uno slittamento del collocamento.
Non sarebbe stato metabolizzato l’ennesimo segnale negativo sul versante, quello delle privatizzazioni italiane, che non ha mai convinto né gli operatori né le istituzioni europee. A maggior ragione dopo il caos intorno al futuro di Ferrovie.

L’Italia deve recuperare oltre 8 miliardi di euro

Per quest’anno l’Italia deve recuperare oltre 8 miliardi dalla cessione di pezzi del patrimonio pubblico.
Indispensabili per un Paese che non riesce a invertire la dinamica del debito.
E tutto è diventato più difficile da quando si è deciso di spostare di almeno un anno (ma potrebbero essere anche due) la vendita di una quota dell’ex monopolista ferroviario, per lavorare alla fusione con Anas.
MEGLIO I DIVIDENDI. A differenza di alcuni suoi predecessori e di altri suoi colleghi economisti, Pier Carlo Padoan è sempre stato molto concreto sul tema privatizzazioni.
Non ha mai, per esempio, sottolineato le capacità miracolistiche sui conti pubblici. Ma ha sempre sostenuto che l’ingresso dei privati porta ripercussioni positive soprattutto sul versante della gestione e dell’efficienza.
Ha invece fatto presente in più occasioni che «le aziende pubbliche non sono un pozzo senza fondo, sono ben gestite e danno il loro contributo alla finanza pubblica».
Al riguardo il Tesoro ha incassato soltanto nel 2015 1.663 miliardi di euro e già piange i 100 milioni che perderà dopo l’uscita del Tesoro da Poste.
ALLA RICERCA DI ASSET. In quest’ottica langue è difficile rispettare gli impegni con l’Europa.
Proprio per coprire il “buco” lasciato da Ferrovie il governo ha dovuto girare a Cassa depositi e prestiti l’ultimo 30% di Poste ancora disponibile. Ma scegliendo questa strada, ha finito per incassare meno (circa 2 miliardi) rispetto ai primi collocamenti.
In totale, e mettendo assieme anche gli incassi per Enav e per la prima tranche di Poste, non si arriva a 6 miliardi di euro. Ne servono almeno altri 2 per far quadrare i conti.
E dal Tesoro lavorano su strade diverse: c’è il vecchio sogno di fare a meno Poligrafico dello Stato, non si esclude la cessione di un pezzetto di Cdp, senza contare le tante partecipate minori che la riforma Madia costringe a vendere.

 

Twitter @FrrrrrPacifico

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