Francesco Pacifico

Le criticità che incombono su reddito di cittadinanza e pensioni

Le criticità che incombono su reddito di cittadinanza e pensioni

18 Gennaio 2019 21.18
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Matteo Salvini l'ha sparata grossa: reddito di cittadinanza e quota 100 sulle pensioni coinvolgeranno almeno 10 milioni di italiani. In realtà saranno meno della metà, anche tenendo conto che con una serie di paletti per accedere ai due strumenti di welfare il governo – su input europeo – ha deciso di ridurre la spesa per i due provvedimenti: non a caso passata in pochi giorni da 16 miliardi di euro complessivi a meno di 9. Senza contare le tantissime criticità che potrebbero scoppiare in corso d'opera. Eccole.

1. RISORSE: CIFRE CHE LIEVITANO E DATI PARZIALI SUI BENEFICIARI

Per il reddito di cittadinanza vengono stanziati 5,894 miliardi di euro nel 2019, 7,131 miliardi nel 2020, 7,355 miliardi nel 2021 e 7,210 a decorrere dal 2022. Sono 3,9 miliardi di euro quelli necessari per finanziare quota 100 soltanto per l'anno in corso. Che raddoppiano quasi nelle annualità successive. Se per l'anticipo pensionistico – visto il calcolo dei futuri assegni con il sistema contributivo – è facile ipotizzare che non tutti i potenziali beneficiari utilizzeranno questa via di uscita, è invece da escludere che ci siano rinunce tra i richiedenti del reddito: sono 5 milioni e tanti saranno nell'anno in corso.

Nella prima versione si prevedeva che i fondi non utilizzati per una misura potessero essere trasferiti sull'altra, in quella definitiva è stato deciso che il risparmio torni al Tesoro

La legge è chiara: quando finiscono i soldi, gli assegni del sussidio vengono rimodulati al ribasso, l'accesso all'uscita anticipata viene bloccato. Nella prima versione del decretone si prevedeva che i fondi non utilizzati per una misura potessero essere trasferiti sull'altra, in quella definitiva è stato deciso che il risparmio torni al Tesoro. Se non bastasse, nella relazione tecnica della Ragioneria si fa intendere che la stima sulla platea è stata fatta su dati parziali, visto che l'indice Isee preso come parametro non riporta tutte le condizioni economiche e patrimoniali necessarie per capire se un soggetto ha diritto o meno al reddito.

2. CENTRI PER L'IMPIEGO: UFFICI NON FORMATI E PERSONALE INSUFFICIENTE

In teoria dovrebbero essere queste strutture a garantire ai disoccupati sia la ricerca delle tre offerte sia corsi di formazione per ricollocarli in altre mansioni. Ma i centri, gestiti dalla Regioni, sono all'anno zero: hanno la metà dei dipendenti necessari, in molti casi non hanno mai svolto queste attività, in moltissimi mancano anche i computer. Per il loro rilancio il governo ha stanziato un miliardo di euro e autorizzato 4 mila assunzioni, la metà di quelle necessari. Senza contare che manca ancora un cronoprogramma tra il ministero del Lavoro e gli enti locali per definire il programma d'azione. A rendere ancora più complessa la situazione, la decisione del governo di reclutare i 3 mila navigator, i tutor, con Anpal Servizi: i soldi stanziati sono pochi (250 milioni di euro), ma soprattutto si rischia di farli assumere da una struttura formalmente sotto il controllo del ministero del Lavoro e staccata dai centri per l'impiego, dove dovrebbero lavorare.

3. OFFERTE DI LAVORO: COME CREARE 2 MILIONI DI POSTI?

Sui 5 milioni di soggetti destinatari del reddito, almeno 2 milioni saranno oggetto di un corso di formazione ad hoc e avranno l'erogazione dell'assegno vincolata all'accettazione entro un anno di almeno un'offerta di lavoro. Ma ci sono 2 milioni di posti di lavoro nuovi da creare d'emblée. In Italia quando va bene – cioè negli anni in ripresa – l'aumento dell'occupazione non supera il milione o il milione e mezzo di caselle. Risultato difficilmente raggiungibile nel 2019, anno che potrebbe chiudere con il Pil in aumento non più dello 0,8%. Senza contare che pur avendo allentati i limiti chilometrici – la prima offerta entro i 100 km, l'ultima in tutt'Italia – neppure le Regioni ricche hanno tanta necessità di manodopera e casomai cercano soltanto figure altamente formate, che il nostro sistema studentesco e universitario non riesce a garantire.

4. CONTROLLI: NIENTE ISPEZIONI MIRATE E A SORPRESA

Il pezzo che manca più palesemente nel reddito di cittadinanza è quello dei controlli sugli abusi. Le sanzioni per chi fa presente una documentazione falsa o fa lavoro nero sono molto severe: si parte con multe da 260 euro fino alla condanna a sei anni di carcere. Ma non c'è una vera filiera dei controlli. In teoria i centri per l'impiego e i Comuni dovrebbero denunciare tutte le possibili criticità alla Guardia di finanza, mentre l'Inps dovrebbe far quadrare tutti i pezzi (erogazione dell'assegno, condizioni patrimoniali…) Non è previsto invece uno strumento, come l'ispettorato del Lavoro, che faccia valutazioni preventive o ispezioni mirate e a sorpresa.

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