Cosa sappiamo sulla procedura d’infrazione Ue contro l’Italia

La Commissione smonta le riforme di Lega e M5s. Ora manovra bis da 3-4 miliardi o un piano di risanamento. Di Maio dà la colpa al debito «prodotto dal Pd». Conte assicura il rispetto del Patto di stabilità. Mentre Salvini insiste con flat tax e Quota 41.

05 Giugno 2019 09.24
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Il documento tanto atteso è arrivato. Venti pagine circa, in cui la Commissione europea mette nel mirino le politiche economiche del governo M5s-Lega, a partire da Quota 100. E raccomanda l’apertura di una procedura giustificata di infrazione contro l’Italia.

La Commissione – smontando la lettera del ministro dell’Economia Giovanni Tria – evidenzia come da metà 2018, cioè da quando si è insediato il governo Conte, lo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi sia «aumentato di 100 punti in sei mesi, con un costo di 2,2 miliardi per i cittadini».

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Il grande imputato è il debito. Il secondo in tutta l’Ue, sottolinea la Commissione, con un impatto di 38.400 euro per cittadino. Oltre a un costo annuo di circa mille euro a persona per finanziarlo. Secondo Bruxelles, questo quadro «impedisce all’Italia di stabilizzare l’economia in caso di crisi finanziarie e pesa sugli standard di vita delle future generazioni».

IL DEBITO DESTINATO A SALIRE ULTERIORMENTE

Non solo. Bruxelles si aspetta che il debito italiano salga sia nel 2019 sia nel 2020 oltre il 135%, anche a causa di «un avanzo primario in discesa, e privatizzazioni non raggiunte». Per l’Ue il rallentamento economico «spiega solo in parte l’ampio gap» nel rispetto della regola e la «retromarcia» su alcune riforme pro-crescita del passato, come quella delle pensioni, e il deficit proiettato oltre il 3% nel 2020, rappresentano «fattori aggravanti».

LA COMMISSIONE UE SMONTA QUOTA 100

La Commissione punta il dito contro «l’assenza di politiche di bilancio prudenti», che «espone il Paese a shock di fiducia sui mercati, con un impatto negativo su economia reale e crescita». Per Bruxelles, la giustificazione secondo cui i problemi nei conti italiani siano riconducibili alla ridotta crescita del 2018 non sta in piedi: «È una spiegazione che mitiga solo in piccola parte la mancata riduzione del debito. Inoltre sono le scelte politiche del governo ad aver contribuito a questo rallentamento del Pil con un effetto negativo su fiducia e accesso al credito».

Quota 100 cancella in parte gli effetti positivi delle riforme delle pensioni e indebolisce la sostenibilità del bilancio italiano nel lungo termine

E proprio sulle scelte politiche del governo la Commissione è molto critica. In particolare, quando si parla di Quota 100: «Cancella in parte gli effetti positivi delle riforme delle pensioni e indebolisce la sostenibilità del bilancio italiano nel lungo termine. Fa salire la spesa pensionistica, togliendo risorse a investimenti e istruzione, danneggia la forza lavoro e la crescita potenziale». Tuttavia, è l’intero approccio economico del governo di Roma a essere nel mirino di Bruxelles. Che evidenzia come «sarebbe stato importante rilanciare lo sforzo riformatore per migliorare le prospettive di crescita e aumentare la sostenibilità di bilancio». A questo proposito, il documento cita ricerca, innovazione e produttività.

L’ITALIA HA SFORATO SUL DEFICIT DI 11 MILIARDI DI EURO

Già a maggio del 2018, la Commissione aveva invitato il governo italiano ad adottare le misure necessarie «per rispettare i vincoli di bilancio» ed «evitare allentamenti della spesa». I numeri, però, vanno in direzione opposta. Nel 2018-19, il nostro Paese ha sforato sul deficit di 11 miliardi di euro, andando verso un 3,5% che è in netto contrasto con quanto previsto dal Trattato di Maastricht. Di conseguenza, il debito è salito: ammontava al 132,2% del Pil nel 2018, è al 133,7% nel 2019 e dovrebbe attestarsi al 135,2% nel 2020. Questo «significa non aver rispettato i target di riduzione del debito di 135 miliardi lo scorso anno, 162 miliardi quest’anno e di 171 il prossimo (7,5-9-9,5% del Pil)».

IL BIVIO DOPO LA PROCEDURA DI INFRAZIONE

Questi numeri e le politiche economiche di Lega e M5s che, per Bruxelles, sono destinate a peggiorare il quadro sono alla base della decisione della Commissione di raccomandare l’apertura di una procedura sul debito. Ma cosa succederà dopo? Il compito di confermare questa raccomandazione spetta agli Stati membri. Che potrebbero dare l’ok oppure chiedere a Bruxelles di negoziare una soluzione con il nostro governo. L’ultima parola l’avranno i ministri dell’Unione, il 9 luglio. C’è dunque un mese di tempo in cui l’approccio dell’Italia potrebbe rivelarsi decisivo. O il negoziato, che porterebbe a una manovra bis del valore di 3-4 miliardi di euro e misure capaci di limare il deficit di 11 miliardi entro il 2020. Oppure un quinquennio di risanamento. Fatto di rigide riforme da attuare, pena l’imposizione di sanzioni.

Noi siamo persone serie, l’Italia è un paese serio, che rispetta la parola data. Quindi andremo in Europa e ci metteremo…

Publiée par Luigi Di Maio sur Mercredi 5 juin 2019

PER CONTE NIENTE MANOVRA BIS: «SI VA VERSO AUTOCORREZIONE NATURALE»

Incontrando i cronisti al Sofitel Metropole di Hanoi: «Non è all’orizzonte un manovra correttiva. Dal monitoraggio dei conti pubblici, effettuato costantemente, emerge come si sta operando una sorta di autocorrezione naturale. Lo spiegheremo bene a Bruxelles, l’obiettivo programmato lo stiamo raggiungendo, conti diversi da quelli prefigurati da Ue».

DI MAIO DÀ LA COLPA AL PD

Le reazioni di Lega e M5s alla mossa della Commissione europea non si sono fatte attendere: «Non siamo preoccupati per la procedura d’infrazione, lavoreremo affinché non si faccia più un uso politico delle regole economiche comunitarie», ha detto Marco Zanni, europarlamentare del Carroccio. Mentre per i pentastellati è intervenuto il capo politico Luigi Di Maio, con un post su Facebook: «Si parla tanto di questa possibile procedura d’infrazione e sapete cosa riguarda? Riguarda il debito prodotto dal Partito democratico nel 2017 e 2018. Noi la prendiamo seriamente, ma non possiamo fare finta di non sapere che ci sono Paesi europei che in questi anni, per risollevare la loro economia, hanno fatto molto più deficit di quanto consentito dai Trattati. E non sono andati incontro a nessuna sanzione!».

SALVINI INSISTE CON IL TAGLIO DELLE TASSE

Matteo Salvini, però, tira dritto per la sua strada: «L’unico modo per ridurre il debito creato in passato è tagliare le tasse e permettere agli italiani di lavorare di più e meglio. Con i tagli, le sanzioni e l’austerità sono cresciuti debito, povertà, precarietà e disoccupazione. Dobbiamo fare il contrario. Non chiediamo i soldi degli altri, vogliamo solo investire in lavoro, crescita, ricerca e infrastrutture. Sono sicuro che a Bruxelles rispetteranno questa volontà». Alla lettera di richiamo «risponderemo da persone educate», ma per quanto riguarda la riforma della legge Fornero «siamo solo all’inizio perché l’obiettivo è Quota 41. Andare in pensione dopo 41 anni di fabbrica, di negozio o di ospedale mi sembra il minimo. Sarà un bel confronto tra due prospettive diverse».

PALAZZO CHIGI ASSICURA IL RISPETTO DEL PATTO DI STABILITÀ

Da Palazzo Chigi arrivano invece rassicurazioni sulla volontà di portare avanti un dialogo con Bruxelles: «Il governo italiano prende atto dell’esito della valutazione della Commissione europea. Abbiamo presentato una serie di giustificazioni per il mancato rispetto della riduzione del rapporto debito/Pil nel 2018. In chiave prospettica, sono state fornite stime e valutazioni che indicano che nel 2019 l’Italia rispetterà i dettami del Patto di stabilità e crescita». Il governo intende quindi «continuare a dialogare con la Commissione» per «arrivare a un accordo circa le modalità con cui gli obiettivi per l’anno in corso verranno conseguiti». E per mettere a punto un «sentiero di discesa del deficit coerente con gli impegni già assunti da governo e parlamento».

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