Processo Ciro Grillo, le domande choc della difesa e la risposta dell’avvocata Cuccureddu

Redazione
14/12/2023

Il legale della ragazza che ha denunciato uno stupro di gruppo lo ha definito «un interrogatorio da Medioevo». Ma la collega a capo del pool che assiste i quattro ragazzi imputati si difende: «Domande troppo intime? Ho fatto il mio lavoro. Non c'è nulla di intimo in una violenza».

Processo Ciro Grillo, le domande choc della difesa e la risposta dell’avvocata Cuccureddu

Quello dell’avvocata Antonella Cuccureddu è stato «un interrogatorio da Medioevo», per le domande poste mercoledì 13 dicembre alla ragazza vittima del presunto stupro di gruppo che sarebbe stato compiuto da Ciro Grillo, figlio del fondatore del M5s, e dai suoi tre amici Edoardo Capitta, Vittorio Lauria e Francesco Corsiglia. Lo ha definito così Dario Romano, l’avvocato che insieme a Giulia Bongiorno assiste la ragazza che ha denunciato la violenza. «Non riuscirete a intimidirmi. Io continuerò a fare il mio lavoro», è stata la replica dell’avvocata Cuccureddu, legale del pool della difesa di Grillo.

«Perché non era lubrificata? Perché non ha urlato?»

I quattro ragazzi sono stati denunciati nel 2019 dalla giovane italo-norvegese e sono tutti imputati e a processo da più di un anno a Tempio Pausania, in Sardegna. A margine dell’interrogatorio in aula, la ragazza ha definito l’esame di Cuccureddu «pesante, mi viene da vomitare», aggiungendo che quel giorno si è «sentita una preda e oggi sono esausta». Durante l’esame, durato 5 ore, la legale della difesa ha toccato dei dettagli molto intimi e delicati della violenza di gruppo denunciata dalla giovane con domande tipo: «Perché durante il rapporto orale non ha reagito con i denti?», oppure «come le sono stati tolti gli slip se aveva le gambe piegate?», «perché non era lubrificata?», «perché non ha urlato?», «perché non si è divincolata?».

L’avvocata: «Non c’è vittimizzazione secondaria se è presunta vittima»

A seguito delle polemiche sollevate dal pool dei legali della presunta vittima, che accusano l’avvocata di vittimizzazione secondaria (che si verifica attraverso la risposta di istituzioni e individui alla vittima) l’avvocata Antonella Cuccureddu si è difesa così: «Il concetto di vittimizzazione parte da un presupposto, che ci sia una vittima, il processo si fa per accertare se c’è». E sulle domande intime: «Il fatto di cui discutiamo è un fatto di violenza sessuale e non c’è niente di intimo in una violenza sessuale. O è una cosa intima o è una violenza sessuale. E il processo si fa per capire se è stata una cosa intima o violenza sessuale», ha precisato. Anche se, come riporta la Repubblica, le domande avrebbero sorpreso i suoi stessi colleghi del pool di difesa. Nel frattempo, scrive il Corriere della Sera, le attiviste femministe dell’associazione Noi donne 2005 di Sassari stanno pensando a un sit in di protesta per le prossime udienze del caso, previste per i giorni 31 gennaio e 1 febbraio.