Breve storia dei processi a Michael Jackson dal 1993 al 2005

19 Marzo 2019 18.32
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The People of the State of California v. Michael Joe Jackson è, nel peculiare linguaggio della giustizia statunitense, il nome del processo che si tenne tra 2004 e 2005 alla Santa Barbara County Superior Court, in cui la popstar fu accusata formalmente di sette capi di molestie su minori e due di somministrazione di una sostanza eccitante al fine di commettere tale reato. «Aver intenzionalmente e illegalmente commesso un volgare e lascivo atto, su e con il corpo del ragazzo e alcune parti e membri dello stesso, con l'intento di suscitare passioni e desideri sessuali», fu l’imputazione principale.

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Ombre che tornano a levarsi a 10 anni dalla morte della star, sulla scia del discusso documentario Leaving Neverland, incentrato sulle figure di Wade Robson e James Safechuck, frequentatori del ranch di Michael Jackson che da ragazzini difesero il Re del pop dalle accuse e oggi, invece, gli puntano il dito contro.

IL CASO DEL 13ENNE JORDAN CHANDLER

Il calvario giudiziario di Michael Jackson iniziò il 23 agosto 1993, durante la tappa di Bangkok del Dangerous World Tour. L’accusa di abusi sessuali sull’allora 13enne Jordan Chandler aveva tratti di pretestuosità. Prima di tutto il denunciante Evan Chandler, padre di Jordan, non era persona affidabile: dentista, era stato radiato dall’albo di Beverly Hills. Inoltre, formalizzò l’accusa in sede civile e non penale, lasciando intendere già allora che a muoverlo fosse più la sete di denaro che di giustizia. A ogni modo per l’accusato furono guai: la Pepsi-Cola rescisse un lucroso contratto di sponsorizzazione e il tour fu sospeso. Il 25 gennaio 1994 all’accusatore venne versata una importante somma di denaro in cambio di un documento – depositato in tribunale – in cui si attestava l'innocenza di Jackson. Saltarono fuori poi telefonate di Evan Chandler al suo avvocato in cui confessava di voler distruggere il cantante perché non gli aveva prestato soldi, il figlio lo denunciò per tentato omicidio, infine il 5 novembre 2009 lo stesso Evan Chandler si uccise con una pistola.

GAVIN ARVIZO E QUEL LETTO NEL NEVERLAND RANCH

Ma i sospetti tornarono nel febbraio del 2003, quando uscì il documentario Living with Michael Jackson. Realizzato dal giornalista inglese Martin Bashir, seguì Jackson dal maggio del 2002. La popstar è ripresa mano nella mano con il 13enne malato di cancro Gavin Arvizo, il ragazzino appoggia la testa sulla spalla di Jackson. Nel processo successivo, Gavin disse che il cantante era «il suo migliore amico». Nel video si racconta anche di una notte in cui Gavin dormì nel letto di Jackson, e Jackson si coricò sul pavimento. Jackson spiega anche che molti bambini hanno dormito nel suo letto, nel Neverland Ranch, in California: tra essi l’attore di Mamma ho perso l’aereo Macaulay Culkin, suo fratello minore Kieran e le sue sorelle. E di quel ranch, residenza privata di Jacko, furono frequentatori Robson e Safechuck, che in due occasioni sotto giuramento negarono di aver subito abusi da parte del Re del Pop. Nel documentario, Bashir chiede a Jackson: «Riesci a capire perché alcune persone potrebbero disapprovare?». Jackson risponde: «Quando si dice letto si pensa a qualcosa inerente al sesso, ma non è successo niente di tutto ciò. Hanno dormito soltanto».

LA PERQUISIZIONE DEL 2003 E IL MANDATO D'ARRESTO

Quando lo scandalo montò, la popstar ribadì di avere condiviso col ragazzo la stanza da letto ma non il letto, e accusò Bashir di aver fatto volutamente dei montaggi distorti. L'ufficio del procuratore della contea di Santa Barbara avviò un'indagine penale, ma sia il Dipartimento di Polizia di Los Angeles sia il Servizio per la Protezione dei Bambini e il Fbi arrivarono alla conclusione che le accuse di molestia erano infondate. La famiglia del 13enne prima disse che Jackson era innocente; poi che fece qualcosa di «improprio» dopo la proiezione del documentario. Il 19 novembre del 2003, infine, mentre Jackson era a Las Vegas a girare il video di One More Chance, la polizia di Santa Barbara perquisì il Neverland Ranch. Dopodiché, fu spiccato il mandato d'arresto.

LE POLEMICHE SU CAUZIONE E "SPIONAGGIO AD ALTA QUOTA"

Il cantante volò su un jet affittato al Santa Barbara Municipal Airport e si costituì alla polizia californiana, che lo portò al carcere di Santa Barbara County in manette. «Troppo strette», disse, lamentando che gli avevano provocato lividi. Poi pagò 3 milioni di dollari di cauzione, dopo aver richiesto una riduzione della somma alla quale l'accusa si oppose. Montò la polemica per il fatto che poco prima il produttore discografico e musicista Phil Spector aveva dovuto pagare solo 1 milione, pur essendo accusato di omicidio. La cauzione fu comunque restituita dopo l’assoluzione. Anzi, quando uscì che l’aereo da lui noleggiato era stato riempito di apparati di registrazione per rivendere i suoi dialoghi la società XtraJet fu citata in giudizio e dovette pagare nel 2008 ben 18 milioni di dollari: da cui il fallimento.

L'ASSOLUZIONE NEL GIUGNO DEL 2005

Jackson disse anche di essere stato malmenato dalla polizia e di essere stato chiuso in un bagno sporco per «oltre 45 minuti». Il processo “Il Popolo dello Stato di California contro Michael Joe Jackson” partì effettivamente il 31 gennaio del 2005 a Santa Maria e durò fino a fine maggio. Il 13 giugno 2005 arrivò un’assoluzione con formula piena da tutte le accuse. Come nel caso del 1993, influì anche la scarsa credibilità dell’accusatore. La madre di Gavin era recidiva per frode fiscale ai danni dello Stato e frode a compagnie assicurative. In particolare, il 15 novembre del 2001 aveva chiesto l’assegno dell’assistenza sociale dichiarando di non avere redditi, appena 10 giorni dopo aver incassato 152 mila dollari dalla catena di grandi magazzini Jc Penney per una denuncia di maltrattamenti sostenuta in tribunale da Gavin giurando il falso. In seguito, la donna fu condannata per frode fiscale. Jackson parlò di un complotto teso a far crollare il suo impero.

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