Alcune cosiderazioni sul processo penale a distanza

Redazione
28/04/2020

Occorre valutare attentamente quali sono le conseguenze dell’impiego della tecnologia al sistema di amministrazione della giustizia, per prevenire l’eventualità che una sua applicazione generalizzata produca alterazioni tra l’esercizio del potere costituito e la protezione dei diritti fondamentali.

Alcune cosiderazioni sul processo penale a distanza

Due rilevanti correnti della magistratura hanno proposto che la disciplina del processo penale «a distanza», recentemente adottata per fronteggiare l’attuale emergenza epidemiologica, sia stabilizzata come modalità ordinaria di gestione del carico giudiziario. Si così è aperto il dibattito sulla possibilità di declinare il fenomeno della “rivoluzione digitale” anche al sistema giudiziario, in nome di superiori esigenze di efficienza della macchina della giustizia. In linea di principio è possibile affermare che l’applicazione della “rivoluzione digitale” tecnologia al settore dell’amministrazione della giustizia è in grado diportare indubbi vantaggi di tipo organizzativo e gestionale. Occorre però valutare attentamente quali sono le conseguenze dell’impiego della tecnologia al sistema di amministrazione della giustizia, per prevenire l’eventualità che una sua applicazione generalizzata produca un’ingiustificata alterazione del complesso equilibrio sussistente tra l’esercizio del potere costituito e la protezione dei diritti fondamentali.

Per essere più chiari, il pericolo insito nel ricorso indiscriminato alla “smaterializzazione”, che è il principale tratto distintivo della rivoluzione digitale, è proprio che – in nome del progresso tecnologico e del principio di efficienza che lo giustifica – si adottino iniziative che comportano una regressione della tutela dei diritti dell’individuo sottoposto a processo. Un esempio paradigmatico di come l’applicazione della tecnologia in ambito giudiziario può assumere i connotati di un Giano bifronte è dato dalle due diverse direttrici lungo le quali possono essere indirizzati gli interventi di digitalizzazione. La prima applicazione possibile è quella che prevede l’impiego della tecnologia alle attività che riguardano i documenti del processo e che è quindi proiettata alla smaterializzazione delle carte. Si tratta di un percorso già intrapreso e attuato nell’ambito della giustizia civile, che ha invece fino ad oggi trovato scarsa applicazione in quella penale.

Su questo fronte, l’auspicio è quello di un impiego solerte e incisivo della tecnologia digitale per raggiungere l’obiettivo di rendere effettivo il sistema di notificazione e deposito telematici nel settore penale e agevolare le operazioni di duplicazione digitale degli atti del procedimento e del giudizio. Questi interventi riformatori perseguono infatti obiettivi di maggior efficienza del sistema senza intaccare le garanzie processuali dell’individuo costituzionalizzate nei principi del “giusto processo regolato dalla legge” delineato dalla Costituzione. Quella del “giusto processo” non deve essere considerata un’espressione meramente simbolica, perché esprime invece la sintesi di tutte le caratteristiche che il procedimento penale deve in definitiva possedere per proteggere adeguatamente dal rischio di errore giudiziario. Ebbene, la maggior parte delle caratteristiche che rendono il processo “giusto” sono presidiate proprio dalla particolare forma di celebrazione del giudizio penale prevista dalla Costituzione e dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, cioè l’udienza, intesa come luogo (fisico) di celebrazione degli atti del processo, accessibile al pubblico, in cui ogni atto e decisione viene assunto allapresenza (fisica) di tutte le parti interessate, compreso l’imputato e il suo difensore.

Proprio per la sua insostituibile funzione di garanzia, l’udienza penale non può e non deve quindi essere compromessa da forme alternative di celebrazione del processo, che attribuiscano il potere di “rimuovere” le parti e i loro difensori dal luogo fisico in cui si determina la decisone sulla responsabilità penale: una decisione potenzialmente devastante per le libertà della persona. La smaterializzazione dell’udienza erode proprio quelle caratteristiche e peculiarità del giudizio penale che sono specificatamente rivolte a limitare il rischio di errore giudiziario: la pubblicità, l’immediatezza e l’oralità del processo. La pubblicità, che i progetti di riforma e smaterializzazione dell’udienza eliminano di fatto dalla scena, è tradizionalmente identificata come strumento di controllabilità esterna del processo. Si tratta di un elemento fondamentale di garanzia, presidiato anche dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, che assicura ai cittadini la possibilità di controllare le modalità con cui il potere costituito esercita le proprie prerogative nei confronti dei singoli, intercettando eventuali abusi.

Escludere il pubblico, quello stesso pubblico che conferisce autorità alla decisione – “in nome del popolo italiano” – significa precludere alla comunità quella forma di verifica diffusa sull’esercizio della giurisdizione, quel contrappeso posto a presidio dell’equilibrio dei rapporti tra Stato e cittadini. Anche l’immediatezza (cioè assenza di mediatori) è elemento fondamentale del processo. La previsione di un giudizio caratterizzato dall’assenza di qualunque forma d’intermediazione tra l’acquisizione delle prove e la decisione del Giudice, tutela la corretta e completa percezione degli elementi di prova dell’autorità chiamata a esprimersi sulla responsabilità dell’imputato. Tale principio non può ritenersi adeguatamente preservato da metodologie di acquisizione delle prove che escludono la compresenza fisica. Al contrario, la celebrazione dell’udienza attraverso uno schermo costituisce l’archetipo di mediazione comunicativa. Occorre infine prendere atto della circostanza che il processo a distanza, per come concepito, realizza un drammatico attacco al principio dell’oralità e alle dinamiche comunicative tipiche del processo penale che a essa sono storicamente e inscindibilmente correlate.

Senza richiamare in questa sede le fondamentali acquisizioni della psicologia cognitiva sulla centralità che assumela comunicazione verbale (oltre a quella non verbale) nell’orientare i processi decisionali e le relative applicazioni in ambito forense, è sufficiente ricordare che autorevoli studi sulle dinamiche del giudizio penale dimostrano che l’oralità, in particolare nella fase dell’assunzione delle prove, esercita un ruolo straordinariodi garanzia, perché riduce significativamente il margine di errore nella valutazione delle prove. Ebbene, se è vero che il modello di processo a distanza non elimina formalmente l’oralità dall’udienza, bisogna ammettere con schiettezza che quella esercitata da remoto, attraverso la mediazione un filtro audio-video, non è l’oralità concepita dall’ordinamento come fondamentale presidio del “giusto processo”, ma una forma di comunicazione ben più annacquata e sterile, che ben difficilmente potrà assolvere alla funzione attribuitagli.

Un’ultima considerazione sul valore dell’udienza penale riguarda la legittimazione di fondo delle decisioni dell’Autorità pubblica nei confronti del singolo. L’esperienza dimostra che il rispetto delle forme rituali in cui tradizionalmente è celebrato il processo penale costituisce uno degli elementi che contribuiscono a conferire autorità alla sentenza. Il giudizio finale con cui lo Stato comprime i diritti e le libertà dell’individuo, trae infatti la propria legittimazione dalla regolarità formale del procedimento attraverso cui si perviene all’affermazione della responsabilità penale. Si potrebbe dire, in sintesi, che la forma dà sostanza alla decisione. Una conferma dell’attualità delle esposte considerazioni deriva a contrario dagli esiti dei tentativi recentemente messi in atto per semplificare quelle particolari forme di esercizio delle libertà democratiche tipicamente e storicamente connotate da solenne procedimentalizzazione. Non si può negare, ad esempio, che il processo di selezione via web dei candidati alle elezioni politiche di una delle attuali forze di maggioranza, ha suscitato rilevantissimi dubbi sulla correttezza e trasparenza dell’iter che ha portato alla individuazione dei soggetti da inserire nelle liste elettorali: circostanza che ha finito per incidere negativamente sul grado di legittimazione esterna dei risultati.

La smaterializzazione del processo e la sua sottrazione al potere di generale controllo garantito dall’udienza pubblica, oltre a espungere fisicamente la difesa e i diritti dell’individuo dal luogo di celebrazione del giudizio, incideranno dunque negativamente sul grado di legittimazione esterna sia delle singole decisioni (oggi già messo in crisi dal parallelo fenomeno del “processo mediatico”), sia più in generale sull’esercizio della giurisdizione. Tirando le fila del discorso, l’idea di fondo che domina i promotori del processo a distanza è che esso costituisca una forma di progresso, la tappa di un più ampio percorso di evoluzione sociale. Si tratta di una concezione di modernità e progresso assai epidermica ed approssimativa, che nasconde sotto la superficie un’idea regressiva di graduale erosione dei diritti della persona in nome di nebulose esigente efficentiste e securitarie. Il timore, oggi, è che la celebre frase “c’è un giudice a Berlino” cada in uno stato di eccezione perpetua, trasfigurando in “il Giudice è on-line”.

di Nicola Menardo,

Partner di Grande Stevens Studio Legale Associato
Commissione legittimità costituzionale della Camera Penale di Torino