Procura Roma: nessuna interferenza su Calipari

Redazione
21/12/2010

  Le indagini sulla morte di Nicola Calipari «vennero svolte senza alcuna interferenza, in modo tempestivo ed efficace e portarono...

Procura Roma: nessuna interferenza su Calipari

 

Le indagini sulla morte di Nicola Calipari «vennero svolte senza alcuna interferenza, in modo tempestivo ed efficace e portarono all’incriminazione, per omicidio volontario, del militare americano autore dei colpi mortali di arma da fuoco». Lo affermano il procuratore della Repubblica di Roma Giovanni Ferrara e l’aggiunto Pietro Saviotti.
«Si evidenzia», aggiungono i due Pm, «che la sentenza conclusiva (quella sul difetto di giurisdizione relativo alla posizione del militare Usa Mario Lozano) non riguardò la sufficienza dell’attività investigativa, ma il difetto di giurisdizione del giudice italiano».
LA VEDOVA: PROVO DISGUSTO. «Nessuna sorpresa onestamente, ho solo trovato conferme ad una verità intuita ben cinque anni e mezzo fa. Provo disgusto». Così la deputata Rosa Villecco Calipari, vedova di Nicola Calipari commenta le notizie diffuse ieri da Wikyleaks. «Mio marito era il capo dipartimento esteri del Sismi e come tale aveva la responsabilità anche delle operazioni internazionali che poteva anche non condurre personalmente», spiega Rosa Calipari, «tutti ricordano quanto i sequestri servissero a fare pressioni sui governi impegnati in quella missione. Si giocava una partita molto alta, non solo per la vita dei sequestrati ma per l’interesse nazionale del Paese, l’interesse politico. A mio marito veniva dato l’incarico di trattare. Provai disgusto quando capì che dal governo italiano non c’era interesse a fare chiarezza in quella vicenda, perché come mi spiegò l’avvocato di Lozano nel diritto internazionale vige la legge del più forte».
Qualcuno ieri le ha telefonato per avvertirla della notizia? «È un po’ di tempo che leggo le cose dai giornali e non ho informazioni che forse sarebbe normale mi venissero date, risponde Rosa Calipari, «magari da parte degli stessi apparati di sicurezza per i quali mio marito ha lavorato, contattarmi e darmi notizie prima che io le legga dalle agenzie, ma purtroppo questa delicatezza e questa sensibilità mi sono abituata già da un po’ di tempo a non averla, anzi in qualche modo ho notato che nell’ultimo periodo cè stato un tentativo degli stessi apparati di voler cancellare quella memoria, di cassarla. Non ho ricevuto nessuna telefonata neanche oggi, ho letto solo una nota di palazzo Chigi che risponde sul rapporto americano. Quando uscì la pilatesca sentenza di Cassazione mi chiamò l’allora direttore dell’Aise. Ora il diretto dell’Aise è un’altra persona, il generale Santini, e non mi pare che abbia mai usato nei miei confronti delicatezza e sensibilità».