Professione kingologo

Redazione
25/12/2010

di Ferdinando Cotugno La contemporaneità continua a sfornare professioni insolite. Bev Vincent, canadese, 49 anni, è un kingologo: la sua...

Professione kingologo

di Ferdinando Cotugno

La contemporaneità continua a sfornare professioni insolite. Bev Vincent, canadese, 49 anni, è un kingologo: la sua principale occupazione è seguire, documentare, analizzare la carriera di Stephen King.
L’ultimo frutto di questo immane lavoro (King è uno degli autori più prolifici di tutta la letteratura mondiale, è appena uscito in Italia Notte buia, niente stelle, antologia tradotta da Wu Ming 1) è Tutto su Stephen King, un hardback formato A4, pubblicato in Italia da Sperling & Kupfer, tutto a colori, che ripercorre tutta la storia del Re di Bangor, dai primi rifiuti fino ai trionfi mondiali. Con tanto di riproduzioni delle lettere degli editori, dei suoi appunti dei suoi manoscritti e di foto mai viste prima.

Domanda. Come si diventa kingologi?
Risposta. Ho comprato il primo libro nel 1979, Le notti di Salem, in una libreria di Halifax, in Canada. Appena lo finii, andai in libreria a cercare tutto quello che aveva scritto. Ho partecipato a giochi di ruolo dal vivo tratti dai suoi libri, ho scritto una biografia che lui ha molto apprezzato, e non accade spesso. King è molto distaccato dai suoi biografi.
D. La quantità di materiale che ha raccolto nel libro è imponente.
R. Ho conosciuto un collezionista, in Texas, che aveva una mole impressionante di cimeli: i racconti sulle riviste del college, gli articoli per il giornale del liceo, le lettere del suo primo editore, Doubleday. Inoltre, King in persona mi ha dato accesso al suo archivio personale, che si trova nell’Università del Maine, dove ci sono tutti i manoscritti originali dei suoi libri. Anche le foto che ci sono nel volume, le ho raccolte dai fan e dal suo ufficio personale.
D. Ormai King riscuote consenso anche nell’establishment letterario americano.
R. È uno di quei autori che rimarranno, i suoi libri saranno letti per decenni, dopo che per anni gli è stato negato qualsiasi credito. Oggi i suoi romanzi sono recensiti dal critico di punta del New York Times, i suoi racconti finiscono sul New Yorker. L’onda è cambiata, ma attenzione: non tutti sono d’accordo. È ancora uno degli scrittori più detestati. Ma c’è un fatto che bisogna tenere in considerazione, al di là di quanto valore letterario gli si vuole attribuire: la quantità di americani a cui ha insegnato a leggere romanzi.
D. Oggi l’horror è qualcosa di molto diverso, si nutre dei vampiri alla Twilight.
R. Le dico subito che non mi piacciono affatto. Mia figlia li adora, ma io penso che la Meyer sia una pessima scrittrice. In televisione, ho avuto modo di vedere True Blood e mi ha fatto una pessima impressione. Questi vampiri sono logorroici e iper-sensibili, ma non siamo cresciuti con quelli tremendi, oscuri e spaventosi di Bram Stoker. Questa evoluzione non ha senso.
D. Tre libri per chi non ha mai letto Stephen King?
R. Mucchio di Ossa è il mio preferito, Le Notti di Salem è perfetto per cominciare. E Shining è tra quelli che rimarranno nel tempo. Ma domani potrei dare una risposta diversa.