Se 14,17 euro vi sembran tanti

Paolo Madron
23/03/2018

Ecco quanto vale il reato di cui è accusato Profumo, ad di Leonardo, dal tribunale di Salerno. Sotto la lente i tassi di una singola fideiussione del 2012, quando era presidente di Mps. Così il vertice del maggiore gruppo italiano della difesa rischia di rimanere azzoppato per l'esaltazione di un cavillo.

Se 14,17 euro vi sembran tanti

Ci sarà pure un giudice a Berlino, chiedeva quel mugnaio tedesco in cerca della giustizia perduta. In Italia, invece, abbiamo un giudice di Salerno che, senza offesa, pare la perfetta incarnazione di quel burocratico zelo il cui spirito spesso aleggia tra le aule di giustizia. La vicenda in questione riguarda un potente, non un mugnaio qualunque. Ovvero Alessandro Profumo, ex banchiere e oggi amministratore delegato di Leonardo, quella che un tempo si chiamava, e che ci piacerebbe tanto continuare a farlo, Finmeccanica. Il reato di cui lo si accusa, che rischia di azzoppare il vertice del maggiore gruppo italiano della difesa, vale 14,17 euro. Uno scherzo? Per nulla.

QUELLA FIDEIUSSIONE SOTTO ACCUSA. La vicenda risale al 2012, quando Profumo era presidente del Monte Paschi e la banca avrebbe applicato a una singola fideiussione concessa a un cliente un tasso usurario quantificato dai pm salernitani, appunto, in poco più del costo di due risme di carta per stampare i documenti. Secondo quanto riportato dalle cronache, il tribunale di Salerno ha rinviato a giudizio l’allora presidente di Rocca Salimbeni e il suo predecessore, Giuseppe Mussari, colpevoli secondo l’accusa di aver applicato nei confronti di Pietro Luigi Merola, un imprenditore del Cilento cliente della banca, un tasso di interesse dell’1% oltre il limite ad una fideiussione aperta a garanzia di una impresa familiare. Con ciò spalmando gli interessi eccessivi dal luglio 2010 al dicembre 2012, per una somma complessiva di 5 mila euro di cui, si legge nelle motivazioni del rinvio, 4.985,83 imputabili a Mussari e gli altri 14,17 a Profumo.

Amorale della favola. Questo procedimento a carico di Profumo va a sommarsi agli oltre 1,5 milioni di arretrati che intasano i tribunali italiani

Ora, Profumo non sarà certo un mostro di simpatia, non a caso quando governava con pugno di ferro Unicredit l’avevano soprannominato “arrogance” e lascio immaginare perché. Ma la giustizia non dovrebbe, almeno si spera, guardare all’indole delle persone ma ai loro comportamenti. E con questa storia siamo al paradosso. A parte il fatto che l’accusa a occhio ha sbagliato bersaglio, poiché non tocca al presidente decidere la politica dei tassi di una banca, la cosa surreale è che solo gli ultimi due trimestri dei due anni e mezzo presi in considerazione dai magistrati sono riferibili a Profumo. Il quale quindi avrebbe commesso reato di «usura» per interessi dello 0,024% applicati tra luglio e settembre (pari a 4,68 euro) e dello 0,049% tra ottobre e dicembre (pari a 9,49 euro). Il manager, oltretutto, finisce alla sbarra «per responsabilità oggettiva», come avviene quando gli istituti di credito sbagliano i calcoli o, comunque, vanno oltre i limiti.

L'ESALTAZIONE DEL CAVILLO. Ora, al di là dell’utilità di questa procedura, è evidente che qui siamo all’esaltazione del cavillo. Una domanda su cui la Corte dei conti forse potrebbe dire qualcosa sorge spontanea: è giusto perseguire un reato che vale 14,17 euro, meno di una marca da bollo? Perché, semplice constatazione, se si somma il costo delle notifiche giudiziarie, quello del personale impiegato, delle ore di dibattimento e dell’occupazione delle aule dei tribunali, altro che 14,17 euro. Un importo talmente risibile per il quale montare un processo penale sembra assai sproporzionato.

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Amorale della favola. Questo procedimento a carico di Profumo va a sommarsi agli oltre 1,5 milioni di arretrati che intasano i tribunali italiani. Lo stesso primo presidente della Corte di Cassazione, Giovanni Mammone, nell’ultima inaugurazione dell’anno giudiziario aveva sottolineato quanto sia importante cestinare i ricorsi manifestamente infondati. E anche qualora questo non lo fosse, per un “crimine” da 14 euro non sarebbe meglio prevedere una depenalizzazione e un rimborso diretto? Male che vada, trattasi di spedire un bollettino postale all’indirizzo giusto.