Antonietta Demurtas

Progressive Caucus, la sinistra rialza la testa in Ue

Progressive Caucus, la sinistra rialza la testa in Ue

08 Settembre 2016 06.00
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da Bruxelles


Si scrive Progressive Caucus, si legge cavallo di Troia contro la Große Koalition del parlamento europeo.
L’obiettivo che c’è dietro il progetto presentato il 6 settembre 2016 a Bruxelles da un gruppo di eurodeputati appartenenti a diverse famiglie politiche è ambizioso: formare una coalizione di sinistra che riesca a condizionare le decisioni politiche e legislative dell’alleanza nata all’indomani delle elezioni europee 2014 tra i socialisti e democratici (S&D), i popolari del Ppe e i liberali dell’Alde.
Per ora è solo un forum formato dai Verdi, dalla sinistra unitaria Gue e da S&D, non è un gruppo strutturato, non c’è una iscrizione da fare, spiegano gli ideatori, è solo un nuovo spazio di discussione, «perché ci siamo accorti che in parlamento era venuto a mancare proprio questo», spiega l’europarlamentare francese dei Verdi, Eva Jolie.
UNA PRESA DI COSCIENZA. La sinistra s’è desta? «Più che altro cerca di prendere le distanze dalla destra», sottolineano gli addetti ai lavori del Caucus.
Insomma, «un primo tentativo di presa di coscienza contro la Große Koalition».
Per quanto «le provenienze politiche siano diverse abbiamo preoccupazioni comuni e vogliamo aprire il dialogo su alcuni temi, a partire dagli accordi sul libero scambio con Canada e Stati Uniti, il Ceta e il Ttip», dice Dimitris Papadimoulis, vice presidente del parlamento ed eurodeputato greco della Gue.
QUALCHE DEFEZIONE GRECA. Ma anche dentro il forum i gruppi aderenti non sono al completo.
Il giorno della presentazione del progetto, per la Gue mancava Podemos: «All’inizio abbiamo partecipato a qualche riunione, ma poi non ci hanno invitato alla prima conferenza stampa».
C’è chi azzarda che il comitato direttivo del forum abbia cercato di avvicinare le anime della sinistra, ma non quelle più estreme: «I greci di Syriza non ci vogliono, stanno virando più verso la socialdemocrazia ormai», è il commento degli spagnoli.

Una piattaforma che deve ancora conquistare tanti socialisti

In realtà sono stati i temi messi sul tavolo e il modo di affrontarli a segnare le distanze.
Davanti a Ceta e Ttip la volontà espressa dal Progressivce Caucus è quella di ridiscutere i trattati, rinegoziarli. Podemos è invece su una posizione più radicale: no a nessuno accordo commerciale.
Ma anche nell’S&D le defezioni al progetto per la ‘sinistra del futuro’ sono tante.
C’è chi ”cade dal pero” alla domanda sul forum, chi non si mostra interessato, chi usa il sarcasmo e lo scetticismo: «Sino a quando non si parla di un gruppo vero e proprio, sono solo parole, e di certo non potranno condizionare gli equilibri del parlamento, soprattutto ora con le elezioni alle porte in vari Stati membri».
NUOVA FORZA DI DIALOGO. Nonostante il voto in Francia, in Olanda e in Germania preoccupi, e il referendum in Italia e in Ungheria possa portare all’immobilismo, c’è chi continua a lavorare e non si arrende: «In questi mesi ci sono molti socialisti che si sono avvicinati all’idea di una forza di dialogo di sinistra più forte, che si sono mostrati interessati».
Finora l’unico italiano socialista ad aver aderito è Sergio Cofferati, uscito dal Partito democratico in aperto contrasto con Matteo Renzi, ma rimasto come europarlamentare nella famiglia S&D.
Poi c’è Elly Schlein, anche lei ex piddina, poi passata al partito fondato da Pippo Civati, Possibile.
Infine Curzio Maltese della Gue, L’Altra Europa con Tsipras.
NO COMMENT DI PITTELLA. Per ora le adesioni del gruppo sono individuali, il presidente dell’S&D Gianni Pittella non ha ancora commentato l’iniziativa, impegnato dalla ripresa delle attività parlamentari dopo la pausa estiva, che nel 2016 è segnata anche dal possibile cambio della presidenza del parlamento (Martin Schulz è stato eletto per un periodo rinnovabile di due anni e mezzo, pari a metà legislatura).

L’obiettivo: rimettere in discussione temi di sinistra sacrificati

La prima riunione dell’S&D dopo l’estate è stata il 7 settembre, ma non è previsto che il gruppo riveda la sua posizione sul Ceta, sinora favorevole, e chieda di rinegoziare il trattato come vorrebbero gli eurodeputati del forum Progressive Caucus.
Non è escluso però che durante la prima plenaria del 13 settembre a Strasburgo si faccia il punto della situazione e si discuta la nascita di questa realtà.
CONTRARI AGLI ACCORDI. Per quanto la maggior parte degli europarlamentari del gruppo siano ancora a favore dell’accordo con il Canada, dentro la commissione Commercio internazionale (Inta) iniziano a esserci delle defezioni: la socialista belga Maria Arena ha fortemente criticato entrambi gli accordi commerciali, con Usa e Canada.
Sulla stessa linea anche il socialista francese Guillaume Balas: «Che cosa sappiamo davvero di questo accordo negoziato in segreto? Quali conseguenze potrà avere sulla vita dei nostri cittadini e dell’ambiente?».
Domande al quale il Progressive Caucus promette di dare una risposta: «Per questo sono felice di aver contributo a costituire questo spazio di dialogo inedito», conclude Balas.
FARE MASSA CRITICA. A fargli eco il collega Emmanul Maurel, che ha definito il Ceta come il primo «sintomo di una credenza irrazionale nelle virtù della deregolamentazione e dell’armonizzazione verso il basso».
Uno dopo l’altro, i socialisti hanno iniziato a contarsi e capire che non solo potevano fare massa critica ma rimettere in discussione alcuni temi fondamentali per la sinistra, e sacrificati sull’altare della Große Koalition europarlamentare.

Il vento sta cambiando: tedeschi e austriaci aprono

Un vento di cambiamento che ha iniziato a soffiare anche a livello nazionale: in Germania, il leader del partito socialista Spd e vice cancelliere Sigmar Gabriel ha espresso i suoi dubbi sul Ttip definendo i negoziati con Washington «falliti».
Sul Ceta la posizione è ancora favorevole, ma ufficialmente i socialsti tedeschi aspettano il congresso per dettare la linea ufficiale, consapevoli che dopo la vittoria dell’Afd euroscetticismo e scelte sbagliate potrebbero portare l’elettorato a votare quella destra estrema e protezionista contraria agli accordi di libero scambio.
RISVEGLIO CHE FA SPERARE. Alcuni deputati del gruppo Spd hanno così iniziato a fare marcia indietro anche sul Ceta: il capogruppo socialista al parlamento tedesco Bundestag ha epresso preoccupazione per alcuni contenuti del Ceta.
Un risveglio per la sinistra che parte dal parlamento di Bruxelles e fa ben sperare: «Ci sono margini per provare ad aumentare il consenso dentro l’S&D», è l’idea.
Segni di apertura e interesse sono arrivati anche dalla delegazione austriaca dei socialisti: «Ci stiamo lavorando, non è immediato, ma aumentare le fila del Progressive Caucus potrebbe aiutare davvero a cambiare lo scenario».
NEL PD TUTTO TACE. Nella delegazione italiana del Pd, una delle più numerose dentro l’S&D, tutto tace.
Le speranze di una condivisione dei temi posti per ora sul tavolo della nuova piattaforma di dialogo è difficile, soprattutto quando si parla di Ceta.
Formalmente chi gestisce il dossier è a favore del trattato, come Alessia Mosca che coordina la posizione dei socialisti e democratici sul commercio internazionale. Sulla stessa linea ci sono anche Nicola Danti e Paolo De Castro.

Le adesioni degli italiani sono importanti per far cambiare direzione all’S&D

Nei corridoi del parlamento c’è però chi conta di convincere della validità di una partecipazione al forum alcuni piddini come Antonio Panzeri, Andrea Cozzolino, Massimo Paulucci, Daniele Viotti, Renata Briano, Elena Gentile, finora molto lontani dalle posizioni entusiaste pro Ttip e Ceta dei colleghi.
Adesioni che sarebbero importanti per riuscire a far cambiare direzione al gruppo dei socialisti europei.
Il Pd è certo legato alla posizione del governo italiano favorevole agli accordi di libero scambio con l’America del Nord.
EQUILIBRI DA SOVVERTIRE. Il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda ha più volte dichiarato l’importanza di accelerare il processo e arrivare alla firma del Ceta.
Non ci si aspetta quindi un ammutinamento, ma «basterebbero alcune aperture», dicono.
Per quanto non potrà essere il Pd a traghettare la posizione del gruppo, si potrebbero cambiare gli equilibri.
«Se si convincono le delegazioni grosse, come quella spagnola, tedesca, francese, austriaca e anche solo un pezzo di quella italiana», è il ragionamento, «ci sono speranze». Non certezze.
OTTIMISMO E LOW PROFILE. L’ottimismo è d’obbligo, tenere un profilo basso, la parola d’ordine.
Per ora basta avere un think tank all’interno della sinistra europea capace di elaborare idee, progetti e posizioni comuni, in modo che possano essere messe sul tavolo della Große Koalition con un peso specifico maggiore.
L’idea non è quella di formare un nuovo gruppo, quello è un sogno.
Per ora basterebbe anche solo dire qualcosa di sinistra.

 

Twitter @antodem

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