Prometto e non mantengo

Fabio Chiusi
02/02/2011

Tutti gli annunci del Cav. poi disattesi.

Prometto e non mantengo

Abbasseremo le tasse. Sconfiggeremo il cancro. Risolveremo, e in pochi giorni, l’emergenza rifiuti. Le promesse di portare la crescita del prodotto interno lordo al 3-4% entro cinque anni e di riformare l’articolo 41 della Costituzione sull’iniziativa economica privata non sono che le ultime, ma è l’intera storia politica di Silvio Berlusconi a essere una storia di grandi annunci. A cui, spesso, hanno fatto seguito grandi delusioni.

Dalla discesa in campo al «contratto con gli italiani»

Dal giorno della sua discesa in campo, il 26 gennaio 1994, il Cavaliere ripete il mantra della «rivoluzione liberale» che l’imprenditore prestato alla politica avrebbe dovuto realizzare. È la promessa che contiene tutte le altre, la summa del suo impegno pubblico. Un mix di rinnovamento della classe dirigente, meno Stato, riforme istituzionali e, soprattutto, del fisco che, tuttavia, appare sempre là da venire. Compreso il fantomatico «milione di posti di lavoro» che il governo Berlusconi avrebbe dovuto creare da zero, senza riuscirci.
IL CONTRATTO CON GLI ITALIANI. Se i risultati scarseggiano, la formula sembra quella giusta. Basta qualche aggiustamento. E così lo stesso Berlusconi la ripresenta sotto le inedite vesti di un «contratto con gli italiani» siglato nel salotto televisivo di Bruno Vespa l’8 maggio 2001. Cioè in piena campagna elettorale. Silvio, dopo essere stato mandato a casa dal tradimento di Umberto Bossi e aver sopportato la confusa legislatura «delle sinistre», questa volta sembra rendersi conto che per rivincere le elezioni ci vuole qualcosa di più di un video accattivante e di una strategia comunicativa che vende un partito come un prodotto da supermercato. E così rende le sue promesse vincolanti: se al termine dei cinque anni di governo non fossero realizzati almeno quattro dei cinque punti elencati nel «contratto», si legge nel testo, «Silvio Berlusconi si impegna formalmente a non ripresentare la propria candidatura alle successive elezioni politiche».
BERLUSCONI INADEMPIENTE. Il sociologo Luca Ricolfi, nel volume del 2006 Il «contratto con gli italiani» alla prova dei fatti, dopo una dettagliata analisi dell’attività del governo Berlusconi II, conclude che il contratto sia stato soddisfatto solo in un punto, quello riguardante l’aumento delle pensioni minime. Nessuna traccia del «dimezzamento» del tasso di disoccupazione, con la ipotizzata «creazione di almeno un milione e mezzo di posti di lavoro». Risultati insufficienti quanto all’«abbattimento della pressione fiscale», alla «forte riduzione del numero dei reati rispetto agli attuali 3 milioni» e all’apertura di cantieri per le ‘grandi opere’.
Eppure Berlusconi alle elezioni seguenti, pur perdendole d’un soffio, si ripresenta eccome. Del resto può farlo. Perché, come ha stabilito una sentenza del tribunale civile di Milano, quelle dichiarazioni non avevano natura contrattuale. E chi, come Andrea Camassima, gli ha fatto causa è stato costretto a rifondere le spese processuali al presidente del Consiglio, oltre a una sanzione di 500 euro.

Le costanti: riforma della giustizia e del fisco

Alcune promesse sono diventate una costante delle dichiarazioni del premier. Impossibile contare gli annunci di una riforma della giustizia tanto vasta quanto difficilmente realizzabile. «Bisogna prendere il toro per le corna», diceva Berlusconi nell’ottobre 2009, riconoscendo l’entità dello sforzo necessario. Ma le sue qualità di matador sono state finora sufficienti solamente per rimandare e allo stesso tempo reiterare lo scontro, sempre più aspro, con la giustizia. A colpi di leggi ad personam approvate in fretta e furia e poi bocciate dalla Consulta, come nei casi dei lodi Schifani e Alfano e, seppur parzialmente, del legittimo impedimento.
LE TASSE NON SONO CALATE. Ma la promessa preferita del presidente è di certo quella che riguarda la riforma del fisco. «Meno tasse dal 2003», «è il più grande taglio delle tasse della storia», titolavano i quotidiani a luglio e settembre 2002. «Meno tasse entro il 2005», «Presto faremo il taglio delle tasse», proseguivano, meno convinti, due anni dopo. Da allora la solfa non è cambiata, se è vero che ancora l’1 febbraio 2011 il quotidiano di casa Berlusconi, il Giornale, ha titolato «Svolta sulle tasse». Perché è proprio una «svolta» ciò di cui ci sarebbe bisogno: dati alla mano, il livello di tassazione risulta infatti sostanzialmente invariato dal 1994 a oggi, attestandosi tra il 46 e il 47%, a livelli tra i più alti in Europa.

Il «miracolo» dei rifiuti in Campania

Un po’ poco per autodefinirsi «il miglior presidente del Consiglio degli ultimi 150 anni». Perfino Berlusconi deve essersene accorto. Così nel tempo le promesse hanno raggiunto vette di improbabilità che una eventuale realizzazione costringerebbe a parlare di miracolo. Termine che, peraltro, il Cavaliere ha adottato nel suo vocabolario con una certa disinvoltura. E perfino di fronte a un’evidenza decisamente dissonante.
TONNELLATE DI IMMONDIZIA IN STRADA. Come nel caso dell’emergenza rifiuti in Campania (leggi l’articolo) e, in particolare, a Napoli. Nel volume che tratteggia il bilancio dei primi due anni di governo, per esempio, figura come risolta «in soli 58 giorni». Ma quando le discariche di Terzigno e Cava Sari esplodono, il presidente è costretto ad applicare nuovamente il suo tocco miracoloso. Che risolverà tutto «entro dieci giorni», dice il 22 ottobre 2010. No, «fra tre giorni», si corregge il 28. Il 2 novembre, in visita al Motor Show di Bologna, rivendica il successo della sua iniziativa: «abbiamo risolto il tutto». Peccato che da allora alla fine del mese le tonnellate di rifiuti in attesa di rimozione continuino a ondeggiare tra le 1200 e 3000.

«Missionari di verità» e sconfitta del cancro

Il capolavoro, tuttavia, è privilegio degli elettori del Pdl scesi in piazza a Roma il 20 marzo 2010. Dal palco di piazza San Giovanni, Berlusconi decide di estendere impegni e promesse ai suoi candidati alle regionali prossime venture. Chiamandoli a sottoscrivere, con tanto di recita collettiva, un «patto per l’Italia e per la libertà» dopo averli investiti del titolo di «missionari della verità».
Nella promessa-preghiera vi sono contenuti familiari per l’elettorato del Pdl. Ovvero «l’attuazione immediata del piano casa finora ostacolato dalla sinistra, lo snellimento significativo di tutte le procedure burocratiche, tagliando le tasse e dando la possibilità di creare imprese in un solo giorno».
LA SCONFITTA DEL CANCRO. Poi, nel discorso di chiusura, Berlusconi è andato oltre le consuete promesse sulla «riduzione del numero dei parlamentari» e «l’elezione diretta del del premier o del presidente della Repubblica». Spingendosi fino a ipotizzare, nei tre anni che lo separavano dalla fine della legislatura, la sconfitta del cancro, «che colpisce ogni anno 250 mila italiani e che riguarda quasi due milioni di nostri cittadini». Passi indispensabili per attuare «quella rivoluzione liberale che abbiamo promesso agli italiani». Nel 1994.