«Pronti a governare»

Redazione
30/01/2011

Momenti di massima confusione al Cairo dove nel tardo pomeriggio del 30 gennaio è arrivato Mohammed El Baradei che da piazza...

«Pronti a governare»

Momenti di massima confusione al Cairo dove nel tardo pomeriggio del 30 gennaio è arrivato Mohammed El Baradei che da piazza Tahrir ha detto: «Sto cercando di mettermi in contatto con l’Esercito, perché sono stato incaricato dalle forze di opposizione di formare un governo di salvezza nazionale». Dopo sei giorni di scontri violenti (leggi articolo) tra la popolazione e la polizia la situazione ancora è poco chiara. «Vogliamo far cadere questo presidente». Questo è lo slogan che ritmicamente hanno scandito le migliaia di persone presenti nella piazza Tahrir (Liberazione) all‛arrivo di  Mohammed el Baradei, che ha detto in una intervista alla Cnn di avere ricevuto un mandato politico per formare un governo di unità nazionale in Egitto. «Sono stato autorizzato dalla gente che ha organizzato queste dimostrazioni e da molti altri a formare un governo di unità nazionale», ha detto il Nobel per la Pace. «Desidero mettermi in contatto al più presto con l’esercito» ha aggiunto l’oppositore di Hosni Mubarak «dobbiamo lavorare insieme: l’esercito è parte dell’Egitto» (leggi l’apertura all’opposizione di Mubarak). 
El Baradei è arrivato armato solo di un megafono. «Vi chiedo di avere pazienza, il cambiamento sta arrivando», ha detto alla folla l’ex direttore dell’Aiea, che oggi è stato incaricato dai movimenti di opposizione, inclusi gli islamisti Fratelli musulmani, di ‘negoziare’ con il governo in vista di una transizione. «Siamo sulla buona strada», ha aggiunto, «la nostra forza è nel nostro numero». El Baradei non ha avuto finora una grande base di sostenitori in patria, dove è stato anche oggetto di una campagna diffamatoria da parte del regime. Ma resta l’unica personalità in grado di dare un volto e un nome alla protesta.
CLINTON: «LE MISURE DI MU BARAK NON SONO SUFFICIENTI». Sul fronte internazionale gli Stati Uniti, principale alleato di Mubarak, hanno indurito il loro atteggiamento verso il regime, e il segretario di Stato Hillary Clinton ha detto in un’intervista televisiva alla Cbs che i cambiamenti politici annunciati dal presidente egiziano «non sono affatto sufficienti». «Questo», ha proseguito Clinton, «è appena l’inizio di quanto deve accadere, un processo che porterà a misure concrete per poi sfociare in riforme democratiche ed economiche, che noi auspichiamo e di cui lo stesso Mubarak ha parlato nel suo discorso». L’opposizione egiziana negozierà la transizione non con il presidente Hosni Mubarak ma con l’esercito. Lo ha dichiarato Ayman Nour, uno degli esponenti di spicco dell’opposizione ad al Jazira.
TORNERÁ LA POLIZIA. Gli osservatori e gli inviati avevano notato, a partire dalla sostituzione delle pattuglie di polizia in giro per il Cairo con quelle dell’esercito, un allentamento della tensione con la popolazione. Intanto il ministero dell’Interno del Cairo ha ordinato ai poliziotti di ritornare a presidiare le strade di tutte le città del paese a partire dal 31 gennaio. Secondo quanto riferisce la tivù Al-Jazeera, la polizia potrá dispiegarsi su tutto il territorio nazionale ad eccezione di piazza Tahrir, al Cairo, dove si temono scontri con i manifestanti.

 I manifestanti uccisi visti come martiri

Naturalmente il rischio che il conflitto si radicalizzi in senso religioso è sempre presente. L’unione mondiale degli Ulema Islamici ha dichiarato: «I manifestanti uccisi nei giorni scorsi dalla repressione della polizia egiziana sono da considerare martiri per la religione islamica». E anche la vicinanza di Teheran ai rivoluzionari egiziani testimonia l’attenzione iraniana a eventuali sviluppi.
VERTICE DELLA LEGA ARABA. Nella prima settimana di febbraio sarà convocato un vertice straordinario della Lega Araba. Lo ha annunciato il segretario generale dell’organizzazione in un colloquio telefonico avuto oggi con il ministro degli Esteri Franco Frattini per discutere sugli ultimi sviluppi della situazione in Egitto.
RIENTRI TRANQUILLI. Intanto l’associazione dei tour operator italiani tranquillizza chi aspetta familiari dall’Egitto, in particolare da Sharm El Sheik. Rientri senza problemi per i turisti italiani in vacanza nelle principali localitá del Mar Rosso, che sono partiti con viaggi organizzati e prenotazioni con voli charter diretti. Diversa è la situazione per chi ha prenotato un viaggio con scalo al Cairo.  
RAZZIE AL MUSEO. In questa rabbia c’è chi ha cercato di farsi strada tentando di mettere le mani sul 120mila reperti archeologici custoditi nel Museo. Una quarantina di persone sono state arrestate dai militari egiziani dopo che erano state colte in flagrante mentre compivano atti di vandalismo spaccando vetrine nel tentativo di trafugare reperti archeologici dal museo. Due mummie sono state distrutte e all’appello mancherà certamente qualcosa, ma nessuno nel caos che regna al Cairo è adesso in grado di poter fare un inventario dei furti e dei danni.
L’ESERCITO A SHARM EL SHEIK. L’arrivo dell’esercito a Sharm El Sheikh è un segnale, ma nella località del Mar Rosso sono insistenti le voci secondo cui il presidente Mubarak sarebbe lì, trincerato nella sua villa. Dall’inizio della rivolta egiziana, il 25 gennaio, il rais è stato visto una sola volta in tv, nella notte del 28, quando si è rivolto alla nazione. Notizie secondo cui la moglie del rais Suzanne e i figli Gamal e Alaa sono partiti per la Gran Bretagna sono state smentite ieri dalla televisione di Stato. La villa di Mubarak a Sharm quando il rais è presente è solitamente molto presidiata e in modo molto visibile. In questi giorni invece si vedono poche forze di sicurezza.