Pronti a tornare

Delia Cosereanu
19/10/2010

I Rom rimpatriati dal governo di Parigi di nuovo in viaggio.

Pronti a tornare

«Meglio vivere di elemosina in un Paese ricco che morire di fame o dover rubare in uno povero». Nel giorno in cui l’Unione europea ha annunciato la sospensione della procedura d’infrazione contro la Francia per la mancata applicazione della direttiva sulla libera circolazione dei cittadini (leggi l’articolo), Ilie Bambaloi, presidente dell’Associazione per i diritti dei rom della regione Olt, nel sud-ovest della Romania, non usa mezze parole con Lettera43. «Per i rimpatriati sarebbe impossibile trovare un lavoro nel nostro Paese. In questo momento di crisi è difficile per le persone istruite, figuriamoci per chi ha fatto solo le scuole elementari. Gli espulsi non potrebbero fare altro che rubare. In questo caso preferiscono andarsene».

Non hanno una casa, torneranno in Occidente

Le persone già espulse dalla Francia sono tornate in Romania con 22 voli partiti da Parigi, Lione o Marsiglia e atterrati sulle piste di Baneasa, uno degli scali di Bucarest. Al loro arrivo hanno chiesto ospitalità ai parenti che vivono ancora nel paese natale. Ma solo per un breve periodo, un paio di mesi al massimo, secondo Bambaloi. Il tempo di rifare le valigie, organizzare il viaggio e ripartire. «I pochi che hanno le proprie baracche le hanno costruite utilizzando cartone e carta igienica. Non possono vivere in queste condizioni, non hanno altra scelta che ritornare in Francia o in un qualsiasi altro Paese occidentale».

A conferma delle affermazioni del rappresentante dei rom, il 20 agosto, giorno in cui i primi rimpatriati sono arrivati in Romania, Evenimentul Zilei, uno dei più letti quotidiani di Bucarest, ha commentato: «senza un programma di reinserimento coerente molti ripartiranno». Una frase che riapre una vecchia ferita: per anni, il governo francese ha definito «fallimentari» i piani di integrazione dei rom attuati dal governo di Bucarest.
Secondo Bambaloi, le espulsioni volute da Sarkozy non sono la soluzione al problema. Almeno non nel modo in cui sono state fatte. «La maggior parte degli espulsi dalla Francia», ha spiegato, «vive lì da molti anni. Hanno figli nati in Francia, che frequentano scuole francesi e che in molti casi non sanno parlare il romeno. «Conosco nostri connazionali che avevano un lavoro lì, erano in regola. Nessuno ha fatto delle verifiche», ha concluso il rappresentante dei rom. «Sono stati espulsi in massa, senza alcuna distinzione».

Aurel «il francese» tornerà in Francia, che considera casa sua

Nel suo paesino d’origine, nel sud-ovest della Romania, è conosciuto come «il francese». Ha vissuto in Francia per otto anni, lavorando come operaio in una fabbrica di calzature. I suoi due figli di 6 e 4 anni sono nati lì, vanno a scuola e parlano solo francese. «Come fanno a pensare che rimarremo qui? Certo che ritorneremo. È lì casa nostra», ha dichiarato l’uomo a Lettera43.
Nei primi otto mesi del 2010 sono stati espulsi  dalla Francia 8.030 rom romeni e bulgari, con un’accelerazione da luglio. Nel 2009 sono stati 9.875. Quasi tutti sono partiti accettando i 300 euro a testa offerti dal governo di Parigi, più 100 euro per ogni bambino. Ionela Ghioi ha già usufruito due volte dei soldi per il rimpatrio. «Mi hanno pagato per ritornare in Romania», ha raccontato la donna. «Visto che potevo ritornare, l’ho fatto. E mi hanno ripagato dopo due anni per tornare nuovamente».
Un sistema di rimpatrio criticato da Iulian Stoian, dell’Alleanza Civica dei rom romeni: «Il governo francese ha alimentato questo circolo vizioso. I rom si prendono i soldi, vengono in Romania, poi ritornano in Francia e così via». Infatti, molti di quelli che hanno ricevuto i soldi in passato sono già ritornati dopo pochi mesi. Del resto possono farlo senza rincorrere in reati e senza avere guai burocratici perché Romania e Bulgaria fanno parte dell’Unione europea dal 2007.

Che cosa prevede la normativa sulla libera circolazione su territorio Ue

I cittadini di questi Stati possono circolare liberamente, attraversare i confini e fermarsi sul territorio degli altri Paesi membri della UE senza dare giustificazioni per tre mesi. Solo dopo devono dimostrare di avere i mezzi di sostentamento. La Francia è una delle mete preferite, soprattutto per l’incentivo economico offerto dal governo di Parigi per il rimpatrio volontario, ma le famiglie rom non disdegnano neanche Spagna e Italia, per la vicinanza linguistica.
Non a caso alcune delle persone allontanate dai campi francesi hanno dichiarato di volere ritornare in un Paese occidentale, qualunque esso sia. «Avevo lavorato in Romania come muratore e non mi avevano pagato», ha raccontato Ionel Nadal, uno dei rom espulsi dalla Francia. «Cosa dovevo fare? Sono andato in un posto dove potevo guadagnare dei soldi. In Francia ho chiesto l’elemosina per sei mesi», ha ammesso Ionel, «e guadagnavo dai 10 ai 50 euro al giorno».
Poi sono arrivate le ruspe nel campo nomadi dove viveva ed è stato costretto ad andarsene. «Ma non rimango in Romania. Qui sono un barbone. Lì invece mi potevo vestire meglio e mangiare tutti i giorni. Presto tornerò, probabilmente in Francia o in Italia». Ha paura di tornare in Francia, invece, Ionela Gheorghita. Il campo rom della periferia di Grenoble dove abitava è stato raso al suolo dalle ruspe arrivate alle 5 del mattino.

«Lì non torniamo più, abbiamo paura. Forse in Italia»

«Siamo scappati solo con i vestiti che avevamo addosso. Ho visto anche alcuni uomini picchiati dalla polizia. Non voglio tornarci più. Forse andremo in Italia. So che anche lì ci sono state aggressioni contro le nostre comunità, roulotte bruciate e allontanamenti forzati, ma almeno è un altro Paese dove si può imparare in fretta la lingua». Le amministrazioni locali italiane non hanno sottovalutato le dichiarazioni dei rom sull’intenzione di tornare in Occidente.
La stampa romena ha parlato delle preoccupazioni di alcune amministrazioni locali della Penisola che temono un’invasione di rom. Paure alimentate dai primi arrivi: a Torino sarebbero già arrivate alcune famiglie fuggite dalla Francia prima di essere espulse. A testimoniarlo sono le numerose auto con targhe francesi in sosta nelle vicinanze dei campi rom abusivi.
Una situazione analoga si è verificata anche a Roma. Secondo il quotidiano parigino Le Figaro, nei campi nomadi abusivi della zona di Ponte Galeria, a sud-ovest della capitale, sono già arrivati i primi rom in fuga dalle nuove norme restrittive decise dal governo francese.