«Pronto a dimettermi»

Redazione
25/09/2010

Rivendica di avere la coscienza a posto. Chiede di fermare il gioco al massacro delle istituzioni, e lancia un allarme...

«Pronto a dimettermi»

Rivendica di avere la coscienza a posto. Chiede di fermare il gioco al massacro delle istituzioni, e lancia un allarme sullo stato della democrazia in Italia. Poi però annuncia: «Se GiancarloTulliani mi avesse mentito e fosse lui il proprietario della casa di Montecarlo, non esiterei a lasciare la presidenza della Camera».

Nove minuti per confutare le accuse

E’ questa, in nove densissimi minuti di videomessaggio, la verità di Gianfranco Fini sulla vicenda della casa monegasca.
Seduto dietro la scrivania presidenziale, giacca blu e cravatta ton sur ton, Fini si difende con determinazione quasi didascalica, ma ammette qualche ingenuità, e lascia trasparire di essere furibondo con il cognato, quel Giancarlo Tulliani che gli avrebbe sempre assicurato di non essere il proprietario dell’immobile.
«Purtroppo», afferma il presidente della Camera, «da qualche tempo lo spettacolo offerto dalla politica è semplicemente deprimente».
Fini definisce ridicola l’accusa di essere in combutta con le procure per far cadere il governo e ossessiva la campagna politico giornalistica per costringerlo alle dimissioni.
«Evidentemente», aggiunge, «a qualcuno dà fastidio che da destra si parli di legge uguale per tutti, di garantismo che non può essere impunità, di riforma della giustizia per i cittadini e non per risolvere problemi personali».

«Mai ricevuto neppure un avviso di garanzia»

E’ puntiglioso Fini quando ricorda: «In 27 anni di Parlamento e 20 alla guida del mio partito non ho mai ricevuto nemmeno un avviso di garanzia».
Poi lancia l’affondo: «E’ evidente che se fossi stato coinvolto in un bello scandalo mi sarebbe stato più  difficile chiedere alla politica di darsi un codice etico. Così deve averla pensata qualcuno, ad esempio chi auspicava il metodo Boffo nei miei confronti. Oppure chi mi consigliava, dalle colonne del giornale della famiglia Berlusconi, di rientrare nei ranghi, se non volevo che emergesse qualcosa. Profezia o minaccia?».
Il riferimento è a un editoriale del direttore del quotidiano, Vittorio Feltri.
Il presidente della Camera ripete la sua versione sulle fasi della vendita dell’immobile lasciato in eredità ad An, sottolinea di non avere personalmente né denaro, né barche né ville intestate a società offshore «a differenza di altri», e tuttavia usa parole severe verso il cognato affittuario dell’appartamento.
«La Printemps mi fu suggerita come acquirente da Giancarlo Tulliani. Solo dopo ho saputo che lui abitava lì. Il fatto mi ha provocato un’arrabbiatura colossale”, ha sostenuto la terza carica dello Stato, “non potevo costringerlo ma gli ho chiesto di andarsene e spero lo faccia, se non fosse altro che per restituire un po’ di serenità alla mia famiglia».

«Ma se Tulliani è il proprietario mi dimetto»

Quindi il passaggio politicamente più difficile: «Se dalle indagini sulla casa a Montecarlo risulterà che Tulliani è effettivamente il proprietario allora sono pronto a dimettermi. Fino ad allora, però, bisogna moderare i toni, fermare la macchina del fango e riportare il confronto in una dimensione civile».
Fini non dubita dei servizi d’intellgence, ma si chiede chi paghi le frotte di faccendieri professionisti a spasso per paradisi fiscali «a caccia della  mia presunta colpa.
Chi ha irresponsabilmente alimentato questo gioco al massacro si fermi, fermiamoci tutti prima che sia troppo tardi», perché, sostiene il presidente della Camera, «la libertà di informazione è il caposaldo di una società aperta e democratica, ma proprio per questo giornali e televisioni non possono diventare strumenti usati per colpire l’avversario politico».
Per Fini «quando si scivola su questa china, le notizie non sono più il fine ma il mezzo, il manganello».
Ma, ammonisce, «così, con le insinuazioni, con le calunnie, con i dossier, si distrugge la democrazia. Si mette a repentaglio il futuro della libertà». E sulle conseguenze politiche dello scontro nel centrodestra conclude: «Gli italiani si attendono che la legislatura continui per affrontare i problemi. Mi auguro che tutti, a partire dal presidente del Consiglio, siano dello stesso avviso. Se così non sarà gli italiani sapranno giudicare».