Ai disabili non servono né buonismo né cattivismo

02 Marzo 2019 14.00
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Sul significato della parola “buonismo” ho iniziato a riflettere di recente. Fino a poco tempo fa l'associavo al termine “pietismo”, considerandoli non sinonimi ma molto simili. Per questo motivo non mi è mai piaciuto come vocabolo e mi sono meravigliata quando una persona che stimo molto mi ha detto che il buonismo è da difendere. Ho deciso di approfondire la questione e mi sono fatta l'idea che, da quando questo termine è entrato nei linguaggi settoriali della politica e del giornalismo, il suo valore d'uso sia stato in parte modificato. Infatti ora “buonismo” viene contrapposto a “cattivismo”. Adesso le due parole non sono più neutre ma il loro significato e la loro valenza cambia a seconda dell'orientamento politico di chi ne fa uso.

BUONISMO E CATTIVISMO: LO STESSO MANICHEISMO

Cattivismo connota un pensiero la cui parola d'ordine, molto amata da Matteo Salvini, è «tolleranza zero». È una parola di destra di recentissima coniatura che rende fiero tutto il popolo leghista e fascista in generale. Rappresenta una concezione del mondo manichea: da una parte ci sono i buoni, dall'altra i cattivi. Quindi, per esempio, i profughi sbarcati sulle coste siciliane sono cattivi perché portano delinquenza e malattie, quindi è soveroso respingerli. Chi ne prende le difese è “buonista”, ovvero un falsamente politically correct di sinistra. Valenza positiva di “cattivismo”, negativa di “buonismo”. Ma i “buonisti” sono molto fieri d'esserlo perché, ribaltando completamente il valore d'uso del termine, associano la parola all'atteggiamento di chi è solidale, empatico, giusto, amante della pace nel mondo e rispettoso dei diritti altrui. Secondo loro ovviamente “cattivismo” coincide con razzismo, fascismo, intolleranza, e così via. Ribaltamento delle valenze e, talvolta, anche in questo caso, un po' di manicheismo.

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LA VISIONE CATTIVISTA DEL MALATO PSICHIATRICO

Sono due paia di lenti attraverso cui si può scegliere di osservare la realtà, mondo della disabilità incluso. Non ci credete? Un esempio di come cattivismo e buonismo vengono usati con riferimento alle persone disabili lo possiamo osservare quando si parla di “matti”, tanto nel mondo politico quanto in quello della gente comune. Il linguaggio cattivista dipinge il malato psichiatrico come pericoloso, un peso per la sua famiglia e per la società. È l'essere malvagio – magari l'assenza di intenzionalità nella crudeltà gli viene anche riconosciuta in virtù della sua follia ma sempre crudele resta – che va allontanato (e possibilmente rinchiuso a vita) in quanto dannoso per se stesso e per gli altri. Così, mentre i cattivisti appoggiano chi s'indigna per «l'assurda riforma che ha lasciato nella miseria migliaia di famiglie con pazienti malati psichiatrici», i buonisti insorgono in difesa della legge Basaglia.

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QUANDO I SOCIAL SI ACCAPIGLIANO SUI DISABILI

Oppure, ve li ricordate Giovanna (nome di fantasia) e Gennaro, i due studenti con disabilità, la cui partecipazione alla gita scolastica era stata messa in dubbio a causa della loro condizione? All'epoca i “buonisti” tifavano per la partecipazione dei ragazzi al momento ludico-formativo collettivo, facendo dell'inclusione a ogni costo il loro baluardo; i cattivisti contrattaccavano con il cavallo di battaglia della sicurezza che, se minata dalla presenza di quell'allieva o allievo disabile, avrebbe determinato un danno per l'intera classe, ragazzi invalidi compresi. E la comunità di “matti” di Agrigento? Di fronte ad un caso del genere un “buonista” difenderebbe strenuamente la tesi dell'arricchimento umano originato dalla convivenza delle differenze. Chi fa colazione con caffellatte e cattivismo, invece, si appellerebbe alla sicurezza sociale, al dovere di preservare l'incolumità e la serenità degli abitanti del centro storico di Agrigento e infatti sono stati molti i commenti di questo tipo sui social media. I cattivisti hanno pure dichiarato che il trasferimento della comunità in una zona più periferica avrebbe giovato agli stessi ospiti, salvaguardandoli dal mettere in piazza i loro comportamenti riprovevoli. E che dire dell'obbligo di assunzione di lavoratori disabili da parte delle aziende? Chi ha un atteggiamento buonista la ritiene una misura sacrosanta e degna di un Paese civile. I cattivisti, pur non contestando il diritto al lavoro dei disabili, sostengono che il collocamento obbligatorio sia un provvedimento ingiusto in quanto carica sulle aziende l'intera responsabilità dell'inserimento del lavoratore o lavoratrice in azienda. Indipendentemente dal contenuto della polemica, i buonisti si rivoltano contro i cattivisti e viceversa.

MENO RICETTE PROPAGANDISTICHE, PIÙ RESPONSABILITÀ CONDIVISA

Io penso che il cattivismo vada abolito dalla faccia della terra perché divide invece di unire, aizza all'intolleranza, all'odio e alla ghettizzazione delle minoranze. Però farei fare la stessa fine anche al buonismo che spesso induce a una visione eccessivamente semplicistica della realtà. Sono entrambi degli stratagemmi linguistico-retorici usati dai politici e dai giornalisti per distoglierci dal focus su cui invece dovremmo concentrarci quando ci imbattiamo in una situazione complessa, ovvero cercare dei modi per gestirla nell'ottica del raggiungimento del bene comune e della salute di tutti. Purtroppo questa semplificazione ha ricadute molto concrete visto che i due termini sono ormai utilizzati quotidianamente nella creazione delle visioni del mondo. Buonismo e cattivismo non sono altro che ricette propagandistiche ma per gestire efficacemente le situazioni critiche ci vuole ben altro. Occorre analizzare le criticità, raccogliere la voce di tutti gli attori coinvolti, lavorare congiuntamente per individuare un obiettivo comune e generare una responsabilità condivisa nel compiere i passi necessari a raggiungerlo.

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