Qualche proposta per far risorgere la sinistra dalle sue ceneri

Peppino Caldarola
29/03/2018

Opposizione dura in parlamento, stop all'autoflagellazione e attivismo capillare in tutto il Paese per stare dalla parte degli ultimi. Solo così può rinascere un vero progetto socialista e anticapitalista.

Qualche proposta per far risorgere la sinistra dalle sue ceneri

Che la sinistra per tornare a vincere debba fare la sinistra, sta diventando il luogo comune di commentatori e politici che per decenni l’hanno spinta a fare la destra. Un esempio viene dal Galli della Loggia di oggi sul Corriere. Così vanno le cose. Non dobbiamo però recriminare, siamo già fin troppo pieni di veleni, di inimicizie, di vendette verso i perdenti e altre cattiverie per perdere tempo dietro una cattedra. Il tema vero è come oggi la sinistra può tornare a fare la sinistra. Vi sono scelte indifferibili. La prima è stare fuori da qualsiasi governo. L’opposizione è la sua collocazione attuale. Dà chiarezza al quadro politico, aiuta gli avversari a definirsi. Imbastire dialoghi o addirittura ingegnarsi a collaborare per provare a domare i vincitori, è un esercizio di cretineria parlamentare senza precedenti.

BASTA MOSTRIFICARE I PERDENTI. La seconda scelta è quella di mettere il punto alla auto-flagellazione. Nessuno convincerà mai un renziano delle responsabilità del suo leader, nessuno convincerà un non renziano sulla necessità di andare oltre. Tutti sono solo convinti che i vecchi elefanti dovrebbero tornare dietro al gruppo, non fuori ma visibilmente dietro. In ogni caso non serve mostrificare i perdenti. Alla sinistra non è mai servita questa operazione che si è risolta sempre e solo nell’intensa ammirazione del proprio ombelico. La terza scelta è di lasciar perdere gli intellettuali che saltellano fra la sinistra, Di Maio e i Salvini. La sinistra ha bisogno di intellettuali: analisti economici, politici, storici, ricercatori in grado di far immaginare il futuro della società. Non servono nani e ballerine. Lasciate al loro destino Claudio Amendola e Ivano Marescotti e tutti quelli che verranno. Saranno gli unici attori a non aver più diritto di replica nella sinistra.

È importante che la sinistra si trasformi in un cantiere aperto di elaborazione culturale senza vincoli stretti di partito. Deve essere una chiamata alle armi delle forze penanti, città per città, in modo già sperimentato, ad esempio negli anni che precedettero la primavera pugliese o in alcune esperienze al Nord o Cagliari e altrove. Non ci servono i nuovi demagoghi. Niente Emiliano e De Magistris. La condotta parlamentare di questa sinistra deve essere severa. La polemica sull’Aventino è mal posta. Nessuno deve andare fuori dalle Assemblee, deve invece lottare lì dentro contro tutto ciò che sarà antipopolare, affossatore del bilancio italiano, separazionista verso l’idea di Europa, scioccamente putiniano.

LA SINISTRA MOBILITI I SUOI ATTIVISTI. Infine, la ricostruzione ha un punto di partenza affascinante e ineludibile. La sinistra non ha, tranne che in alcune realtà, contatti veri con la società. Molti hanno esaltato la Rete e l’hanno usata intensivamente. Il massimo teorico della Rete, Manuel Castells, ricordava che i movimenti politici che hanno usato la Rete hanno avuto come abitudine di convocare fisicamente il loro popolo, di radunarlo sia in grandi sia in piccole assemblee con gente in carne e ossa. Questa è la strada, ma questa strada richiede una svolta solidaristica inedita. Qui la sinistra deve tornare molto indietro. Deve radunare città per città giovani o anziani avvocati in grado di regalare due ore alla settimana per fare gli avvocati di strada, per piccole o grandi liti, per piccoli drammi familiari. Tutto gratis.

Serve che nasca uno stato maggiore serio che organizzi la politica in modo del tutto nuovo. C’è un problema? Lì deve esserci la sinistra

In tutta Italia vanno moltiplicate, soprattutto verso i nuovi italiani, le esperienze tipo quella dei maestri di strada di Napoli. In ogni quartiere ci deve essere una sala d’aspetto con medici che gratuitamente rispondono alle domande dei pazienti più poveri, soprattutto i più vecchi.E altro ancora. Ci sono attività culturali minori che si svolgono in ogni paese e in ogni quartiere: vanno messe in Rete e spinte a comunicare fra di loro, a fare cose assieme, a girare per quella Italia che è a loro sconosciuta. Si potrebbe continuare. Serve che nasca uno stato maggiore serio che organizzi la politica in modo del tutto nuovo. C’è un problema? Lì c’è la sinistra.

SERVONO ANCHE AZIONI DI LOTTA. Questa sinistra deve fare anche azioni di lotta. Quelle grandi le decideranno i sindacati con opportune scelte approvate dal basso. Ma ci sono le lotte di ogni giorno. Come si tiene pulito un quartiere, come si protesta per un bus che dalla periferia porta in centro o collega due periferie e costringe la gente ad attese interminabili. Lì interviene la sinistra. Questa sinistra di cui parlo esiste già e spesso è formata da associazioni cattoliche, da gruppi autonomi o da altro. Quello che manca è il coordinamento che porti alla moltiplicazione di questi soggetti. Su un grande padellone dell’Italia bisognerà, mese dopo mese, mettere le bandierine per segnalare dove siamo e dove no.

[mupvideo idp=”5750285674001″ vid=””]

Questa sinistra che si metterà all’opera potrà, con questo rovesciamento del modo di pensare e di fare prassi, immaginarsi come partito politico e come partito politico del riformismo socialista. Non metto aggettivi. Penso a una cosa molto socialista e anticapitalista. Niente rivoluzione ma nessuna intelligenza con i nemici. In questo spazio che la sinistra deve occupare possono trovare anche la possibilità di rinascita gruppi che rappresentano altre forze di sinistra o no, più moderate. Quello che conta è che in un paio di anni tutto ciò che non è grillino o salvinizzato sia nuovamente inserito nella società, appaia visibilmente utile. Sarà una lunghissima marcia, faticosa, fantasiosa, persino fanatica. Richiede generosità, elaborazione, disciplina. È per questo che penso che i vecchi elefanti, tranne quelli che vorranno con umiltà misurarsi con questa opera di ricostruzione, dovranno fare un passo indietro e con loro giovani-vecchi che hanno portato in parlamento.