La Consulta salva la legge Merlin

La Consulta salva la legge Merlin

06 Marzo 2019 14.05
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La Corte Costituzionale salva la legge Merlin che vieta lo sfruttamento della prostituzione in Italia. Le questioni di costituzionalità sollevata dalla Corte d'Appello di Bari e discusse nell'udienza pubblica del 5 febbraio, ha deciso la camera di consiglio, sono state dichiarate non fondate con riferimento al reclutamento e il favoreggiamento della prostituzione.

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RIFIUTATA LA TESI PER CUI LA MERLIN VIOLA LA LIBERTÀ SESSUALE

Le questioni erano state sollevate con specifico riferimento all'attività di prostituzione liberamente e consapevolmente esercitata dalle cosiddette escort. I giudici baresi sostenevano, in particolare, che la prostituzione è un'espressione della libertà sessuale tutelata dalla Costituzione e che, pertanto, punire chi svolge un'attività di intermediazione tra prostituta e cliente o di favoreggiamento della prostituzione equivarebbe a compromettere l'esercizio tanto della libertà sessuale quanto della libertà di iniziativa economica della prostituta, colpendo condotte di terzi non lesive di alcun bene giuridico. La Corte costituzionale ha ritenuto che non è in contrasto con la Costituzione la scelta di politica criminale operata con la legge Merlin, quella cioè di configurare la prostituzione come un'attività in sé lecita ma al tempo stesso di punire tutte le condotte di terzi che la agevolino o la sfruttino. Inoltre, la Corte ha ritenuto che il reato di favoreggiamento della prostituzione non contrasta con il principio di determinatezza e tassatività della fattispecie penale.

«La legge Merlin è salva e non si tocca. La sentenza della Consulta è una buona notizia e rassicura chi crede con convinzione che non ci sia alcuno spazio per mettere in discussione diritti e libertà conquistate dalle donne. Le esternazioni del ministro dell'Interno sulle case chiuse e il volantino della Lega per l'8 marzo confermano purtroppo che con il governo gialloverde l'Italia rischia la regressione culturale», spiega la senatrice del Pd Valeria Valente, presidente della Commissione Femminicidio.

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