La protesta degli agricoltori, il governo e il cortocircuito del mercato

Paolo Madron
30/01/2024

I 400 COLPI. Per i contadini l'Europa matrigna è causa di ogni male. Eppure godono di un legame speciale con questo esecutivo, anche grazie a Coldiretti. Il vero problema è nella filiera, nella discrepanza tra pezzi alla produzione e prezzi al consumo. Se il grano è venduto a pochi euro e il pane a peso d'oro forse è lì che bisogna intervenire.

La protesta degli agricoltori, il governo e il cortocircuito del mercato

Il punto l’ha toccato un agricoltore che, interrogato sulle ragioni della protesta sua e dei colleghi che stanno bloccando le strade con i trattori (cosa che per ritardato soccorso ha causato anche un morto) le ha descritte senza fronzoli: «Se io vendo il grano a 40 e poi il fornaio dove mia moglie va a comprare il pane lo vende a 400 qualcosa non torna». Giustissimo. Poi su chi addossare la colpa di questa situazione si può discutere. I contadini tendono al bersaglio grosso, anche perché dietro hanno qualche politico che suggerisce (un nome a caso, Salvini e i leghisti), e individuano nell’Europa matrigna e vessatoria la colpevole di tutto. Troppe regole, troppe tasse, troppo fideistico sostegno alla riconversione green non importa se fatta a scapito dell’unico green che ai contadini interessa, quello dei loro campi. Uno potrebbe obiettare che prima l’economia diventa ecosostenibile e prima si mette un argine a quegli sconvolgimenti climatici di cui proprio loro sono tra le prime vittime. Un’alluvione, un dissesto del territorio, un’ondata di eccezionale calura si ripercuotono sulle coltivazioni con tutte le nefaste conseguenze che loro, e noi, sappiamo.

La protesta degli agricoltori, il governo e il cortocircuito del mercato
Matteo Salvini con Ettore Prandini, presidente di Coldiretti (Imagoeconomica).

L’Europa ‘matrigna’ e quel legame speciale con Coldiretti (e il governo)

Ma l’argomento sembra avere poco appeal con i trattoristi, e in parte è comprensibile: voi ci parlate di un mondo bello e sostenibile che verrà, mentre è adesso che non riusciamo più ad andare avanti. E poi, ancora, la matrigna Europa ci impone oltre a una fiscalità sempre più vessatoria anche cambiamenti nei processi produttivi che richiedono investimenti che non siamo in grado di fare. Per la verità la matrigna Europa distribuisce anche robusti sussidi, ma l’argomento viene sapientemente trascurato. Come per i tassisti e per i balneari, la categoria gode, specie con questo governo, di un’attenzione speciale. Insomma, Giorgia Meloni non ha alcun interesse ad averla contro, così come i contadini non hanno alcun interesse a prendere di punta un esecutivo amico che oltretutto ha un legame speciale con la Coldiretti, ovvero il loro principale sindacato, che vanta una marea di iscritti. Anche se pare che qualcuno dei trattoristi, versione per ora blanda del movimento dei forconi anche se qualche faccia che guida la protesta è la stessa di allora, con sommo sprezzo abbia bruciato una bandiera dell’associazione guidata dal pugnaceo Ettore Prandini. Però uno squilibrio si avverte, e ad evidenziarlo è  l’ideologico approccio del ministro competente. Da una parte Francesco Lollobrigida, arroccato su una difesa del made in Italy, che quando auspica di portare la pasta italiana su Marte cade nel grottesco. Dall’altra i problemi contingenti degli agricoltori che pensano al loro quotidiano mondo mentre il titolare dell’Agricoltura con sommo sprezzo del ridicolo pensa a colonizzare di italico grano la space economy.

Se accontenti una categoria giocoforza ne scontenti un’altra

Il quotidiano mondo è proprio quello individuato dall’analisi del trattorista di cui sopra, ovvero l’enorme discrepanza tra prezzi alla produzione e prezzi al consumo. E non ci vuole un fine economista per capire che il problema sta nella filiera che intermedia il prodotto. Qualcuno ci guadagna, e in proporzione più del dovuto. Il che per una teorica del profitto ingiusto come la premier dovrebbe essere motivo per intervenire. Già, ma qui, sta il punto. Perché, esattamente come succede per balneari e tassisti, se accontenti qualcuno scontenti un altro che ovviamente si dichiara altrettanto svantaggiato. Così i camionisti che portano nei mercati le cassette di frutta se la prendono col gasolio alle stelle, i petrolieri con l’aumento del greggio, i dettaglianti col fatto che per restare su piazza devono pagare affitti esorbitanti, e che quindi gioco forza devono mettere i kiwi (quelli nostrani, non i neozelandesi per il cui acquisto occorre una fideiussione bancaria) a 10 euro al chilo. Insomma, dove tocchi scateni una reazione uguale e contraria e inevitabilmente vincitori e vinti, mestieri protetti e mestieri in balia dell’assenza di regole. Ovviamente c’è chi dice che il mercato (non quello ortofrutticolo) è sempre la panacea di tutti i mali, l’unico in grado di mettere ordine nel disordine senza che qualcuno voglia forzarne le regole. Senza essere statalisti e dirigisti, in certi contesti appare lecito dubitarne.