Protesta d’altri tempi

Marianna Venturini
31/01/2011

In strada col cartello al collo: un uomo sfida una banca.

Protesta d’altri tempi

Una giornata senza impegni, il clima sereno e Mario Malinverni, piacentino 57enne, si mette un grande cartello giallo al collo per protestare contro la Banca popolare del commercio e dell’industria, istituto di credito del gruppo Ubi, quarto gruppo bancario in Italia. Lo fa da quando la filiale di cui è cliente gli ha chiuso il conto «senza alcuna spiegazione».
DA PIACENZA A MILANO. Prima è stato a Piacenza e per 60 giorni ha stazionato davanti al municipio del capoluogo emiliano. Ora ha deciso di portare la sua protesta pacifica a Milano, sotto la sede dell’istituto di credito, in via Moscova, in attesa di ricevere spiegazioni per quello che gli è capitato.

Un addebito ingiustificato di 1.500 euro

La plateale protesta, infatti, va avanti da un anno, da quando, racconta, ha riscontrato l’addebito sul suo conto di cifre anomale. «Avevo quel conto con un fido da 20 anni», ha raccontato Malinverni a Lettera43.it. «Un giorno mi sono trovato 1.500 euro di spese ingiustificate». Un addebito che, in un primo tempo, fu annullato. Qualche tempo dopo, però, altre spese furono addebitate senza motivo. «A ogni richiesta di spiegazioni, ricevevo sempre risposte vaghe. Dopo la prima ammissione di un errore, non era possibile che fosse successo una seconda volta e la banca non prendesse provvedimenti».
CON IL CARTELLO A MILANO. Così Malinverni decise una forma pubblica di protesta. «La prima volta che mi sono presentato con il cartello a Milano mi hanno fatto salire e abbiamo cercato una soluzione ragionevole». Poi però ci sono state altre incomprensioni che hanno portato al cambiamento delle condizioni contrattuali del conto e alla chiusura definitiva.
Allora Malinverni si è rivolto a un avvocato e la querelle ha preso una piega giudiziaria. L’uomo, libero professionista, è ancora in attesa di una spiegazione. «Non so perché sono stato trattato così, ma devono rispondere a me o alla Banca d’Italia che, su mia segnalazione, ha chiesto chiarimenti. Invece credono che sia tutto chiuso così, a prescindere». Insomma, la ‘crociata’ proseguirà  fino a quando Malinverni non avrà avuto spiegazioni esaurienti su quanto è successo.

La banca si difende: «è venuto meno il rapporto di fiducia»

La Banca popolare del commercio e dell’industria, interpellata da Lettera43.it, ha fatto sapere che «il 22 settembre 2010 negli uffici di Milano si è svolto un colloquio con Malinverni» e in quell’occasione «è emerso che, nel corso degli anni, la banca ha cercato di agevolare l’operatività di Malinverni nella gestione dei rapporti intrattenuti con l’istituto» ma in seguito «ha dovuto rivedere e ridurre le linee di credito concesse al cliente».
NESSUN RISARCIMENTO. In seguito alle liquidazioni del quarto trimestre del 2009, l’istituto ha riconosciuto che «sono state erroneamente addebitate le commissioni di scoperto» che in seguito sono state rimborsate «su sollecito del cliente».
A far precipitare la situazione sono stati «comportamenti ritenuti non coerenti con il rapporto di fiducia che deve essere alla base delle relazioni tra la clientela e la banca» e che hanno quindi portato «alla chiusura di tutti i rapporti». Per questo, l’istituto ha respinto la richiesta di risarcimento danni.