Le proteste dei gilet gialli del 20 aprile 2019

Durante il 23esimo atto nuovi scontri e devastazioni dei casseurs. Già 189 fermati, veicoli e cassonetti alle fiamme. Massima allerta a Parigi, Tolosa, Montpellier, Bordeaux. Mobilitati 60 mila poliziotti.

20 Aprile 2019 07.09
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Dopo una mattinata senza alcun disordine, in Francia è salita la tensione per le manifestazioni organizzae in occasione del 23esimo atto della protesta dei gilet gialli del 20 aprile. Si sono registrati scontri a Parigi fra casseur e polizia mentre uno dei cortei ha raggiunto Place de la Republique. I black bloc hanno spaccato alcune vetrine e svaligiato dei negozi.

Presi di mira dai manifestanti prima McDonald's, poi il magazzino Go Sport (il materiale sportivo prelevato dalle vetrine e lanciato verso la folla festante), quindi un negozio di cellulari. Cassonetti e materiale di cantiere sono stati incendiati, diverse auto sono state danneggiate e alcuni oggetti lanciati contro gli agenti, che hanno risposto con lacrimogeni. Sono decine anche gli scooter dati alle fiamme e gettati al centro del boulevard Richard Lenoir e di rue du Faubourg du Temple. Gli agenti hanno fatto uso di granate assordanti per sgomberare gruppi di black bloc che avevano messo un furgone di traverso per impedire ai pompieri di accedere ai focolai di incendio. L'aria è diventata irrespirabile in tutto il quartiere per la gran quantità di gas e per il denso fumo nero che si alzava dai veicoli in fiamme.

FERMATE 189 PERSONE

I disordini sono continuati a place de la Republique, dove l'ordine di dispersione non è stato rispettato dai manifestanti. Squadre di agenti sono intervenuti a ripetizione a causa di saccheggi e danneggiamenti. Sulla piazza sono stati montati camion con idranti a getto di liquido colorante (blu) per identificare successivamente i manifestanti coinvolti nei disordini. I fermi sono saliti a 189, contro i 15 di una settimana fa.

​I manifestanti, stando alle prefetture, sono 9.600 in tutta la Francia, 6.700 dei quali soltanto a Parigi. Una settimana fa, alla stessa ora, erano stati 7.500 nel Paese e 1.300 nella Capitale. A mezzogiorno il ministro dell'Interno, Christophe Castaner, si è recato all'Eliseo da Emmanuel Macron per fare con il presidente il punto della situazione della giornata. Gli Champs-Elysees restano off limits, così come tutta la zona attorno alla cattedrale di Notre-Dame, sfigurata dall'incendio di lunedì 15 aprile e blindata per la prima volta alle manifestazioni a causa della protesta per la maxicolletta a favore della ricostruzione: «Milioni per Notre-Dame, e i poveri?», si legge su alcuni cartelli, «Notre-Dame non siamo noi», su altri. Qualche scritta anche a favore di Julian Assange.

L'ATTESA PER IL DISCORSO DI MACRON

Sono ormai tre settimane che vari gruppi di casacche gialle vanno promettendo un 23esimo atto di portata eccezionale, in coincidenza con la chiusura del cosiddetto 'Grand Débat National' voluto da Macron. L'Eliseo ha fatto sapere che il presidente ha intenzione di spiegare i suoi annunci ai francesi in occasione di una conferenza stampa prevista per giovedì 25 aprile, dopo che lunedì 15 aprile era stato costretto ad annullare all'ultimo il suo intervento in tivù e la successiva conferenza stampa a causa delle fiamme a Notre-Dame. Secondo un sondaggio Bva, la popolarità di Macron è in netto rialzo, tre punti in più, un aumento che secondo diversi opinionisti potrebbe essere legato a una sorta di «effetto Notre-Dame», innescato dal richiamo del capo dello Stato all'unità del Paese in momenti di difficoltà come questo. Secondo un sondaggio, l'incendio della cattedrale che incarna la storia della Francia ha 'colpito' otto francesi su 10, ma questo non significa una tregua dei gilet gialli.

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