In Sardegna ci sono 4 grane per la Giunta Solinas

06 Aprile 2019 16.00
Like me!

Una mini Giunta a cinque per un maxi ventaglio di vertenze. A più di un mese dal voto in Sardegna per la squadra di governo regionale è tempo di insediamento (e lavoro).

Per la composizione, parziale, sono stati necessari però più dei 15 minuti che aveva pronosticato Matteo Salvini, lo sponsor principale del presidente della Regione.

LA MINI GIUNTA E I DISSIDI TRA ALLEATI

La Giunta – incompleta – è nata dai dissidi tra alleati: Christian Solinas non è infatti riuscito a trovare un accordo tra gli 11 partiti e liste che hanno composto la coalizione di centrodestra. Lega, Psd’Az, Forza Italia e Fratelli d’Italia sono stati accontentati, tutti gli altri, per ora, non entrano. Così il governatore ha preso in carico provvisoriamente deleghe importanti come Trasporti e Urbanistica. Fuori dall'Aula, intanto, ribollono i casi aperti.

LEGGI ANCHE: Caos voli in Sardegna, stop di Solinas alla continuità aerea

1. ONDA BIANCA, LA PROTESTA DEI PASTORI

A febbraio gli sversamenti di latte, i blocchi stradali e gli assalti armati alle autocisterne hanno scosso la Sardegna. Una protesta collettiva che ha fatto diventare i pastori protagonisti dei tigì. La trattativa è ancora aperta, però. L'iniezione di soldi pubblici – stanziati 29 milioni su 47 totali promessi da governo e Regione – servirà soprattutto al ritiro delle giacenze di Pecorino romano Dop, prodotto che guida la quotazione del latte. Ai vertici del Consorzio di tutela è tornato lo stesso presidente, Salvatore Pallitta, rieletto dopo che, nei giorni più duri, aveva annunciato le dimissioni. Mossa a sorpresa come l'assenza degli industriali al tavolo di trattativa romano fino all'accordo di marzo, sofferto.

LEGGI ANCHE: I numeri della guerra del latte in Sardegna

TRATTATIVE FERME A 74 CENTESIMI AL LITRO

Al centro c'è l'ok sui 74 centesimi al litro, lontani dalla cifra di un euro chiesta con forza dai comitati e promessa da Matteo Salvini. Il resto, ci sarà a conguaglio, nei prossimi mesi con una griglia a scaglioni e variabiale. Il tutto con la stagione del latte in chiusura mentre il fronte è in parte spaccato. Pochi giorni fa l'invito di Coldiretti a Salvini come ospite d'onore, la presa di distanza dei portavoce dei comitati e l'accoglienza con le magliette bianche. «Siamo i pastori senza bandiere», c'era scritto. Ma lì c'erano solo i suoi fan: dichiarazioni di voto e la richiesta di aiuto per le decine di denunce per i blocchi stradali. Gli strascichi giudiziari irrompono sul comparto lattiero caseario in profonda crisi già prima dello strappo con la perdita di latte e lo stop alla produzione. Secondo i dati Cna dal 2015 al 2018 si è registrato un meno 33% (da 136,2 a 91,4 milioni di euro). Negli Usa i prodotti sardi non tirano più come prima, le conseguenze così ricadono a cascata anche sulle 12 mila aziende zootechine, i pastori appunto.

LEGGI ANCHE: L'eletto col Psd'Az dipendente del caseificio delle proteste

2. PORTO DI CAGLIARI: A RISCHIO 700 LAVORATORI

Ad attendere Salvini nella sua ultima visita c'erano anche loro: i lavoratori del Porto Canale di Cagliari, lo scalo merci sardo la cui lenta dismissione ha avuto un'accelerata. Nonostante la sua collocazione strategica, al centro del Mediterraneo, è vittima di abbandoni: l'ultimo è quello della tedesca Hapag Lloyd che gli ha preferito Livorno. Da tempo i sindacati – Cgil e Cisl – denunciano lo stallo e le anomalie nella gestione a cura di Contship Italia (gruppo Eurokai): a rischio sono in 700, tra diretti e in appalto. Il bilancio e lo scenario è stato tracciato dalla Uil: dal 2016 e con una proiezione per il 2019 il tracollo si attesta all'82%. Il 2018 si è chiuso a circa 215 mila Teu (unità di misura dei container Iso). In sostanza lo scalo cagliaritano è stato via via trascurato a favore di altri dello stesso gruppo dislocati altrove: La Spezia e Tangeri. Lo stesso concorrente principale, il porto di Gioia Tauro, ceduto da Contship a Msc di Aponte, è in calo, stando alla ricostruzione dei sindacati. Ma senza traffico di navi e container le aree a ovest della città, caratterizzate dalle gru blu e arancioni, sono destinate alla chiusura. I primi 40 licenziamenti (su 63) della ditta Itec sono già stati annunciati. E mentre si attendono incontri con il ministro per i Trasporti, dai vertici c'è solo il silenzio. Quale ricetta per riportare il traffico sulle banchine vuote?

LEGGI ANCHE: Lo stallo della vertenza ex Alcoa e la rabbia dei lavoratori

3. RILANCIO DELL'EX ALCOA

Il loro simbolo è il caschetti con i quattro mori e le date delle trasferte a Roma. I lavoratori ex Alcoa di Portovesme, nel Sulcis, una fabbrica attiva non ce l'hanno più dal 2012. Da gennaio non avevano più nemmeno gli ammortizzatori sociali extra: finiti quelli ordinari, attendevano quelli destinati alle aree di crisi complesse come il polo dell'alluminio del Sud ovest della Sardegna. Pochi giorni fa lo sblocco del decreto da parte del governo, ora manca solo la firma del ministro all'Economia Giovanni Tria. Ok quindi all'indennità, ma il rilancio? L'acquirente Sider Alloys aspetta tariffe energetiche agevolate, nel frattempo è tutto fermo: è cambiata solo l'insegna.

4. INCOGNITA EURALLUMINA

Lì vicino c'è un altro stabile vuoto e spento: è l'Eurallumina, animata un tempo dalle tute verdi. Lì in 600 producevano la bauxite, materia prima per l'allumina dell'Alcoa. Il riavvio, secondo i sindacati, è legato all'ampliamento del bacino di fanghi rossi, vicino a Iglesias, la discarica degli scarti industriali. La lunga istruttoria era stata rinviata dalla Giunta di centrosinistra guidata da Francesco Pigliaru proprio perché mancavano degli approfondimenti da parte della russa Rusal, proprietaria degli impianti. Il nodo ambientale è ancora tutto da sciogliere mentre sulla produzione c'è un procedimento in corso dal 2016 al tribunale di Cagliari tra un rinvio e un altro. L'accusa per i vertici è disastro ambientale.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

ARTICOLI CORRELATI

Commenti: 0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *