Monia Melis

Cosa sapere della protesta dei pastori in Sardegna

Cosa sapere della protesta dei pastori in Sardegna

11 Febbraio 2019 16.00
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Un'onda bianca cade a terra: sull'asfalto, a terra o direttamente nello scarico. La scena si ripete negli ovili, nelle piazze dei paesi e nei blocchi stradali in tutta la Sardegna. È l'immagine simbolo della protesta dei pastori contro il prezzo a cui gli industriali del formaggio pagano la loro materia prima: il latte munto dalle pecore. Urlano da nord a sud che quei 60 centesimi a litro non coprono le spese. Meglio «A sos porcos (ai maiali, ndr)», o buttarlo via, nonostante il sacrificio. Azioni che si ripetono uguali: dai bidoni di alluminio, dai rubinetti delle cisterne. Uguali e con più forza da quasi una settimana. La protesta il 12 febbraio è arrivata, sotto la bandiera della Coldiretti, fino a Roma, in piazza Montecitorio dove pastori e anche produttori di olio hanno fatto sentire la loro voce. «Siamo qui perché vogliamo delle risposte», dicono gli allevatori sardi. «Il prezzo giusto deve essere almeno un euro al litro», circa il doppio del prezzo a cui sono costretti a venderlo oggi. Finora, fa sapere Coldiretti, 1 milione di litri di latte è andato di fatto perso: o regalato o dato in pasto agli animali o gettato.

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LA PROTESTA SOCIAL CHE INONDA TUTTA LA SARDEGNA

Abiti da lavoro, stivali e sguardo nella camera dello smartphone i pastori protagonisti sono uomini e donne, giovani e meno giovani. Viso e mani segnate dalla sveglia all'alba, tutti i giorni in campagna col freddo, pioggia o sole. I social e le chat hanno fatto da volano: altri sversamenti, prima solitari, altri video-comunicati. Poi sono arrivati gli appuntamenti collettivi, i raduni per le strade e nei paesi per denunciare un malessere che si respira da mesi, da quando ad agosto il prezzo è sceso dagli 85 centesimi. Non solo nel cuore agropastorale dell'Isola: il Nuorese e il Goceano (Mamoiada, Orune e Nule), ma anche nel Sud: a Santadi, Sant'Antioco, Villacidro, Tertenia, Ballao fino ad Alghero e la Gallura. Il latte ha invaso carreggiate, è diventato cascata sui cavalcavia e ha tinto i fiumi di bianco a Olzai. Su Facebook – oltre ai gruppi dedicati – il tam tam polverizzato ha innescato migliaia di condivisioni sulla scia dell'hashtag #iostoconipastorisardi, e prima ancora #iostoconnando (il nome del primo).

Geplaatst door Nenneddu Sanna op Vrijdag 8 februari 2019

AI PASTORI ARRIVA UNA SOLIDARIETÀ VARIEGATA

La solidarietà è arrivata dal Trentino, dalla Toscana e dall'Umbria dove i colleghi pastori – molti di origine sarda – hanno ripetuto l'atto di gettare il latte. Le critiche per lo spreco non hanno spaccato il fronte, l'alternativa è il dono: latte, ricotta e formaggio. Così hanno fatto in tanti: a Silius, a Ozieri, a Bitti, ad Anela e nel Sarrabus-Gerrei. Il tutto apparentemente senza un'organizzazione specifica, senza un centro di coordinamento delle azioni, né un portavoce.

Mentre la Coldiretti si sfila dal tavolo regionale, i pastori incassano la solidarietà del Codacons, dei commercianti, degli studenti, dei mangifici – alcuni hanno offerto ai pastori le autocisterne per 'esportare' fuori dall'Isola – e dei bar che non serviranno latte per un giorno. Addirittura una coop, la Cao formaggi, ha sospeso la produzione. Sullo sfondo la ribalta nazionale: le magliette – come quella dei giocatori del Cagliari in campo a San Siro contro il Milan – e gli sponsor vip: dall'attrice Caterino Murino al filosofo Diego Fusaro. E ovunque l'immagine profilo di una Sardegna bianco latte che scivola su sfondo nero.

I BLITZ CONTRO I TIR E I CASEIFICI

Alla protesta social e creativa si affiancano i blitz. Ci sono presidi – con atti vandalici – ai caseifici: tra tutti quello dei fratelli Pinna a Thiesi, nel Sassarese. Assalti anche ai tir in arrivo via nave a Porto Torres: quintali di carne di maiale dalla Francia, considerati in cattivo stato di conservazione, sono stati gettati. Stesso trattamento a più di un camion della società Arborea (una delle più importanti realtà a livello nazionale, una storica coop dell'Oristanese) che tratta quasi esclusivamente latte e formaggi vaccini. Poi c'è la caccia alle autocisterne con camionisti in fuga dai blocchi stradali e i primi denunciati proprio grazie ai video registrati a tambur battente e subito diffusi. Il primo inquietante caso quando ancora la protesta non era montata: il 6 febbraio, a Villacidro in una strada sterrata in due, armati di spranga, avevano bloccato un camion e fatto svuotare il contenuto destinato al caseificio. L'uomo alla guida è stato costretto a girare un video e a inviarlo ai suoi contatti. L'ultimo assalto – da parte di 15 col volto travisato – a Burcei, nella Sardegna sud orientale. La raccolta e il trasporto del latte in molte zone isolate è di fatto sospeso. Ogni giorno si ripetono le condanne alla violenza ed è stata già lanciata la minaccia più temuta (e attesa): il blocco dei i seggi elettorali. Al voto regionale mancano infatti meno di due settimane e molte schede sono già state riconsegnate nei municipi.

NESSUN ORDINE DI SERVIZIO E NESSUNA SIGLA

Niente magliette blu con scritta gialla, stavolta: niente divisa del Movimento pastori sardi, protagonista – ormai 10 anni fa – di eclatanti blitz, anche in trasferta nella penisola. «Ho detto e ripeto una cosa semplice», dice a Lettera43.it il leader Felice Floris che negli anni si è avvicinato ai Forconi. «Non bisogna mettere nessuna sigla, né cappellino a questo bellissima e spontanea protesta. Noi del Mps ci siamo e diamo il nostro contributo. Ma lasciamolo così com'è. Non ci sono ordini di servizio o comande». A inizio febbraio ci aveva provato Mauro Pili – politico di lungo corso, già ex presidente della Regione, uno dei candidati alle Regionali per Sardi liberi – con la Marcia del latte: i trattori avevano occupato le strade del Sulcis. Poi la protesta è dilagata senza padrini, né leader in evidenza. Anzi, nella zona di Quirra (Sardegna orientale) la visita silenziosa a un sit -in di Ugo Cappellacci, coordinatore di Forza Italia, è stata accolta da fischi, urla e imprecazioni.

LE ASSEMBLEE E I COMITATI DI ZONA

Una struttura comunque esiste e va per comitati di zona: le assemblee si ripetono da mesi, con referenti territoriali ma nessuna concentrazione geografica. L'ultimo crollo del prezzo nel 2018 ha innescato la rabbia trascinata per mesi. Nel mirino ci sono gli industriali riuniti nel Consorzio di tutela del pecorino romano Dop e le grosse cooperative: oltre 356 mila i quintali di formaggio prodotti, grazie all' l'85,45% del latte sardo pari a circa 160 milioni di litri dedicati, secondo i dati delle associazioni. Il nodo è qui: la quasi concentrazione in un unico prodotto, venduto all'estero per il 70% con prima meta gli Stati Uniti (oltre il 60%). Sovraproduzione nonostante le quote, abbassamento prezzo – ora a circa 6 euro al chilo – e mancanza di marketing unitario hanno conseguenze a cascata sui fornitori, ossia i pastori: i custodi di oltre 3 milioni di pecore sarde, quasi il doppio degli abitanti isolani.

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