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Le proteste a Hong Kong hanno fermato la legge sulle estradizioni

Le proteste a Hong Kong hanno fermato la legge sulle estradizioni

Rinviato l'esame del discusso provvedimento che porterebbe i sospetti criminali in Cina. Dopo che i manifestanti hanno cercato di bloccare l'accesso del parlamento. Cariche della polizia con idranti, spray al peperoncino e lacrimogeni.

12 Giugno 2019 08.13

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Le proteste a Hong Kong hanno portato a un primo risultato: il parlamento ha rinviato l’inizio dell’esame della contestata legge sulle estradizioni forzate dei sospetti criminali in Cina sotto la pressione dei manifestanti che hanno cercato di bloccare l’ingresso dell’edificio.

SEDUTA INIZIALMENTE PREVISTA PER LE 11 DEL MATTINO

La seduta doveva iniziare la mattina del 12 giugno 2019 alle 11 ora locale, ma «è stata spostata a data da destinarsi», ha spiegato il segretariato del Consiglio legislativo in una nota, «che sarà comunicata in seguito ai membri del Consiglio».

IN DIFESA DELLE LIBERTÀ CIVILI DEL TERRITORIO

Migliaia di persone, soprattutto giovani, hanno riempito le strade del quartiere di Wan Chai bloccando gli accessi agli uffici del governo. Molti di loro hanno chiesto un giorno di permesso al lavoro o dagli impegni di studio per manifestare contro una modifica della legge sulle estradizioni che a loro giudizio eroderebbe le libertà civili del territorio cinese semi-autonomo.

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La folla per le strade di Hong Kong (Ansa).

LEGGE CONTRARIA ALLO SCHEMA «UN PAESE, DUE SISTEMI»

I manifestanti hanno occupato le principali strade intorno al parlamentino di Hong Kong. La polizia ha risposto usando idranti, spray al peperoncino e lacrimogeni, secondo quanto riportato dai media internazionali. Gli attivisti pro-democrazia hanno sollecitato una nuova mobilitazione contro il provvedimento contrario allo schema seguito finora di «un Paese, due sistemi», alla base dei rapporti tra Hong Kong e Pechino.

DA PECHINO PIENO SOSTEGNO ALLA LEGGE

Pechino ovviamente appoggia la legge e il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Geng Shuang, ha affermato che qualsiasi azione che danneggi Hong Kong è «osteggiata dalla pubblica opinione locale». Geng ha, nella conferenza stampa quotidiana, sollecitato gli Usa a parlare e ad agire con cautela su Hong Kong.

LE AUTORITÀ AI MANIFESTANTI: «DISPERDETEVI»

Le autorità hanno intimato alle persone in strada di disperdersi e obbedire alla legge: Matthew Cheung, capo segretario di Hong Kong, ha lanciato un appello in un video chiedendo «ai cittadini che si sono riuniti» di «mostrare capacità di controllo il più possibile, a disperdersi pacificamente e non sfidare la legge». Secondo il South China Morning Post alcuni membri dell’assemblea hanno fornito fazzoletti e acqua alle persone venute a contatto con il gas. Il capo della polizia ha reso noto che gli scontri sono stati riclassificati come «rivolta»: la dichiarazione può avere gravi implicazioni per tutti gli arrestati.

DOMENICA PER LE STRADE 1 MILIONE DI PERSONE

Domenica 9 giugno per le strade era sceso un milione di persone, in quella che è stata una delle più grandi manifestazioni dal ritorno di Hong Kong alla Cina nel 1997. Il presidente del Ligislative council, Andrew Leung, aveva indicato che la votazione finale sul provvedimento è stata fissata per il 20 giugno. Ma ora potrebbe slittare.

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