Covid 19: mai così tanti guariti, ora test nazionale e Paese diviso in tre

Redazione
17/04/2020

Mai così tanti guariti, ma ancora 575 morti. Al via il bando per l'esame seriologico su 150 mila persone. E c'è l'ipotesi di una ripresa divisa per aree. Locatelli: «Al Sud siamo riusciti a contenere il contagio». Ricciardi: «Nuova ondata in autunno»

Covid 19: mai così tanti guariti, ora test nazionale e Paese diviso in tre

Nell’ultima delle conferenze stampa quotidiane – da oggi saranno solo due volte alla settimana – la protezione civile può annunciare il numero più alto di guariti, 2563, ma i decessi sono ancora 575. Intanto ci si prepara alla fase 2 con un test seriologico a livello nazionale e l’idea di un calendario di riaperture differenziato tra Nord, centro e sud, centro Sud che secondo quanto ha dichiarato il presidente del consiglio superiore di sanità Franco Locatelli è stato effettivamente protetto dal contagio.

TEST SU UN CAMPIONE DI 150 MILA PERSONE

Locatelli ha spiegato che nelle prossime ore verrà resa nota una call aperta per cinque giorni per tutte le aziende che ritengono di avere i test sierologici che rispondono ai requisiti indicati dal governo: «un panel identificato dal commissario Arcuri, con competenze tra loro complementari, procederà all’identificazione del test« che verrà poi somministrato ad un campione di 150mila persone.

RIAPERTURE DIVERSE IN BASE ALL’AREA DI CONTAGIO

L’ipotesi su cui si lavora è di quella di raperture differenziate per macroaree a seconda della diffusione del contagio, con un monitoraggio dopo 15 giorni per verificare la tenuta del contenimento e, in caso contrario, procedere a nuove chiusure. Stando a questa ipotesi, l’Italia verrebbe sostanzialmente suddivisa in 3 macroaree (nord, centro e sud) in base alla diffusione del contagio. Dove la diffusione del virus è maggiore, dovrebbero rimanere misure più stringenti, soprattutto per quanto riguarda la mobilità tra una zona e l’altra, sia all’interno delle macroaree sia tra una macroaerea e l’altra. In quelle dove invece il virus ha colpito in maniera meno importante si potrebbero prevedere riaperture più ampie. All’interno delle stesse macroaeree, inoltre, dovrebbero essere individuate ulteriori suddivisioni tra zone a maggiore e minore diffusione: al nord, per esempio, regioni come Valle d’Aosta e Friuli Venezia Giulia, hanno una situazione diversa da Piemonte, Lombardia e Veneto.

IMPEDITO IL CONTAGIO AL SUD

Locatelli ha detto che «Essere riusciti a impedire la diffusione del contagio nelle regioni del centro sud è un dato ormai solidamente corroborato dall’evidenza dei numeri: anche oggi ben 13 tra Regioni e Province autonome hanno un numero di decessi inferiore a due cifre, addirittura due regioni senza casi fatali».

CAUTELA NELLA RIPRESA DELLA VITA SOCIALE

È «sicuro che il numero dei decessi scenderà ulteriormente», ma la cosa che «dobbiamo avere bene in testa è la necessità di essere assolutamente cauti e attenti nella ripresa, sia della nostra vita sociale sia delle attività produttive. L’elemento fondamentale per la fase 2 sarà la capacità di «cogliere gli eventi sentinella» per far sì che eventuali «focolai epidemici locali rimangano tali e non assumano» connotati regionali o nazionali.

IN LOMBARDIA SCENDE IL NUMERO DEI RICOVERI

Intanto diminuisce in Lombardia il numero di ricoverati negli ospedali per Covid: secondo i dati mostrati dal presidente Attilio Fontana sono infatti 790 meno di ieri. Sono 66.135 i positivi, 1041 più di ieri, i ricoverati in terapia intensiva sono 971 (-61), quelli non in terapia intensiva 10.628 (-729), mentre il numero dei decessi è salito a 11.851 (+243). Al momento sono 243.512 i tamponi eseguiti, 10.839 quelli analizzati il 16 aprile.