Prove di controffensiva

Alessandro Da Rold
21/01/2011

Tra dubbi e malumori, è partita la strategia salva-Berlusconi.

Prove di controffensiva

Il colonnello Daniela Santanchè è stanziato sul territorio milanese, ma si permette anche qualche puntata ad Annozero. I due marescialli Niccolò Ghedini e Piero Longo tengono interminabili sessioni di procedura penale nelle stanze di palazzo Grazioli. Il comandante Denis Verdini, tra un’inchiesta e l’altra, cerca di placare le preoccupazioni dei deputati del Pdl, colmando il vuoto di altri due capi-bastone: Ignazio La Russa, impegnato col dramma dei militari italiani in Afghanistan, e Sandro Bondi, preoccupato per il voto di sfiducia della prossima settimana.
A tenere il filo è il vecchio amico Fedele Confalonieri, amministratore delegato di Mediaset che prova a ricondurre pure Gianni Letta sulla retta via: si racconta di un sottosegretario molto stanco di dover tenere a freno i malumori del Vaticano.
Gruppo del presidente Silvio Berlusconi in un interno, (manca solo il fidato cuoco Michele) a pochi giorni dall’inizio della controffensiva mediatica (vai all’articolo) contro l’effetto bunga bunga della Procura di Milano (vai all’articolo). Cominciano a comparire le prime difficoltà, tra malumore della base, nuove inchieste in arrivo e voti di sfiducia.
Insieme con la figlia Marina, il Cavaliere ha ormai messo a punto la sua strategia per oscurare agli occhi dell’opinione pubblica i party a seno scoperto di villa San Martino, ma i problemi restano sempre a galla. Come scrive Marco Cacciotto sul Sole 24 ore, «quando si è sottoposti a un attacco, o si è in difficoltà, si seguono quattro passaggi: negare; se non è possibile negare (o non funziona), minimizzare; se non è possibile (o non funziona) minimizzare, screditare; se non è possibile screditare (o non è abbastanza efficace), distrarre».
DOSSIER CONTRO BOCCASSINI. Dopo la messa a punto della campagna mediatica ad Arcore, ora è la volta delle questioni politiche e legali, con distrazioni e screditamenti. Ma il percorso pare in salita. Perché, se da un lato c’è da tenere il punto sulle competenze territoriali dell’inchiesta (compito di Ghedini e Longo), dall’altra bisogna puntare a smantellare il duopolio Bruti Liberati e Ilda Boccassini.
Pare che il Giornale di Alessandro Sallusti stia lavorando a un dossier contro ‘Ilda la Rossa’, mentre Panorama di Giorgio Mulè ha già preparato per il nuovo numero in edicola una dettagliata analisi delle spese per le circa 100 mila intercettazioni impiegate nell’inchiesta su Ruby in meno di sei mesi.
Ma il Cavaliere ha in mano un’altra carta: Gaetano Pecorella. Il deputato del Pdl, ex avvocato del premier, è stato chiamato dal direttore Emilio Fede per difendersi in giudizio di fronte agli attacchi mediatici piovutigli addosso in questi giorni. Ma, secondo i ben informati, potrebbe essere un’arma in più per ammorbidire i complessi ingranaggi della procura meneghina: Pecorella è un amico storico di Bruti Liberati.

La truppa Pdl: Cicchitto e Gasparri out, si punta su Alfano, Gelmini e Bergamini

I falchi Fabrizio Cicchitto, capogruppo alla Camera, e Maurizio Gasparri, capogruppo al Senato, in questi giorni siedono in disparte. Anzi, hanno iniziato a usare forme verbali più morbide nel commentare le vicende degli ultimi giorni. In televisione, infatti, ci vanno Angelino Alfano, Mariastella Gelmini e Deborah Bergamini.
A deciderlo sembra sia stato proprio il Cavaliere, che vede nel suo delfino una persona di buon senso, già candidata a diventare il deus ex machina del nuovo partito. Idem per Gelmini, attenta conoscitrice degli schemi lombardi del Pdl, tra igieniste e fisioterapisti, già presente durante la puntata di Porta a Porta di lunedì 17 gennaio. La Bergamini impazza invece a Linea Notte e tiene la barra dritta.
IL BLOG DELLA MINETTI. Ancora più incredibile è il cambio di strategia comunicativa di Nicole Minetti, consigliere in regione Lombardia contestata dalla base del Pdl e indagata per favoreggiamento della prostituzione nella vicenda Ruby. Dopo mesi di sonno, è tornato a splendere il suo blog, con tanto di autointervista con citazioni di Socrate, nipotine e speranze in un matrimonio.
Anzi, la bella Nicole ricorda comunque di aver «vissuto la giovinezza a 360 gradi. Scuola, discoteca, primi amori. Non ho mai avuto restrizioni particolari dalla mia famiglia e questo mi ha responsabilizzato molto, perché ti senti libera di fare delle scelte nella consapevolezza che potrai sbagliare. Ma sbagliare serve nella vita, ti forma».

I coordinatori: Verdini e Bondi sotto attacco, critiche a La Russa per Kabul

I tre coordinatori del Pdl sono in questi giorni impegnati su diversi fronti, non solo sulla vicenda Ruby. Questo significa meno tempo da dedicare al contrattacco mediatico voluto dal Cavaliere. A parte Ignazio La Russa, ministro della Difesa, alle prese con la morte di un soldato italiano in Afghanistan (vai all’articolo), Sandro Bondi e Denis Verdini sono intenti a difendersi. Il primo, attaccato sui crolli di Pompei, mantiene al momento il silenzio e viene difeso dalla Gelmini, ormai vera Giovanna D’Arco del berlusconismo: «Il ministro Bondi sta subendo una vera persecuzione insostenibile e inaccettabile. Il tentativo in atto è quello di infangare il nome di un politico onesto che ha avuto il coraggio di denunciare sprechi e privilegi nel mondo della cultura. La mozione di sfiducia sono certa non passerà».
DENIS E IL FANGO. Verdini (vai all’articolo) oltre a dare manforte al Cavaliere, rischia nei prossimi giorni di finire un’altra volta nella spirale della magistratura. Secondo L’Espresso del 21 gennaio,  nel Credito Cooperativo Fiorentino, la banca di cui era presidente il coordinatore Pdl toscano, sono spuntati conti intestati a Marcello Dell’Utri: due depositi in passivo, ripianato da Silvio Berlusconi con un prestito da un milione e mezzo di euro.
I tre coordinatori ora, secondo il settimanale, rischiano un nuovo procedimento penale: per la legge antiriciclaggio infatti, si legge nell’articolo, operazioni del genere vanno segnalate mentre nella banca di Verdini tutto è stato tenuto segreto.

Il gran visir: Letta stanco degli scandali

Sul gran tessitore de l’Aquila hanno iniziato a sparare negli ultimi giorni diversi quotidiani, accusandolo di aver commesso errori nella difesa del presidente del Consiglio, in quando titolare con delega dei servizi segreti. Letta per il momento mantiene il silenzio, la sua audizione al Copasir di giovedì 20 gennaio è slittata al 27, ma allo stesso tempo il sottosegretario sta compiendo un lavoro di pompieraggio nei confronti del Vaticano. 
LA STANCHEZZA. Per questo motivo, si vocifera che la pazienza per Letta sia ormai finita. Le alte sfere vaticane al momento non sembrano voler abbandonare Berlusconi, ma anche gli ultimi avvisi di Tarcisio Bertone (vai all’articolo) non preannunciano nulla di nuovo per il futuro. Bisognerà aspettare, anche se un berlusconiano di ferro ricorda che è in momenti come questi che il premier riconosce chi gli sta accanto e chi no. E Letta è sempre stato della partita.

La base: critiche al premier mentre Santanchè prepara la controffensiva

Da Milano giungono voci contrastanti sulla situazione della manifestazioni a favore del Cavaliere (quella prevista per sabato 22 gennaio è saltata ndr). A una riunione ufficiale del Pdl pare che una giovane consigliere di zona di Milano, esasperata per il Rubygate, abbia così ironizzato: «Io non mi prostituisco, non faccio pompini a 300 euro, ma per quella cifra posso organizzare il gazebo che mi chiedete». Una frase che la dice lunga sullo stato delle truppe dei berluscones, che si sentono demotivati e alla deriva. Non sembra essere tempo di manifestazioni, ma c’è comunque da controbattere anche alla mobilitazione dell’Italia dei Valori.
DANIELA E LA STASI. Ma il sottosegretario all’Attuazione del Programma, reduce dai litigi con La Russa (vai all’articolo) non demorde. «Sono metodi degni della vecchia Stasi nella Germania orientale comunista: sabato 22, in occasione del nostro II Congresso romano (ore 11, Visconti Palace hotel), decideremo quando scendere in piazza contro l’abuso politico del potere giudiziario e in difesa della sovranità popolare». A comunicarlo in una nota è stato proprio il coordinamento regionale del Movimento per l’Italia con Daniela Santanchè, da alcuni mesi in sonno ma rispolverato per l’emergenza Ruby.

La difesa legale al premier: il ritorno di Pecorella

Sul fatto che la difesa sul caso Ruby sia affidata a Longo e Ghedini non sembrano esserci dubbi. Ma qualche parlamentare del Popolo della Libertà, come Giancarlo Lehner e Alfredo Mantovano, hanno avuto da ridire sul comportamento dei due: «Sono un pò perplesso», ha detto Mantovano in un’intervista al Corriere di venerdì 21 gennaio, «di fronte alle argomentazioni tecniche del video sulla competenza territoriale e del Tribunale dei ministri». Per questo motivo ha destato stupore che Emilio Fede abbia ingaggiato Gaetano Pecorella per essere difeso dalle bordate mediatiche degli ultimi giorni. Fu proprio Pecorella a consigliare Ghedini al Cavaliere e non è detto che il mite avvocato possa tornare utile in un momento così delicato. Da anni amico di Edmondo Bruti Liberati, Pecorella è sempre stato l’interlocutore migliore dei berlusconiani con la rude procura meneghina.
LA MEMORIA DIFENSIVA. Intanto Longo e Ghedini hanno preparato una memoria difensiva (vai all’articolo) in cui sono elencati i motivi per cui Silvio Berlusconi non si presenterà alla Procura di Milano. Secondo i legali, infatti, non esiste competenza territoriale e il premier si farà ascoltare solo davanti al giudice naturale, cioè quello del tribunale di Monza, l’unico ad avere competenza per Arcore. L’altro nodo fatto emergere dalla difesa di Berlusconi è la competenza funzionale: la concussione contestata al premier, in quanto reato compiuto da un pubblico ufficiale, dovrebbe, per Ghedini e Longo, essere giudicata solo dal Tribunale dei ministri.