Puigdemont, Angela Merkel come Ponzio Pilato

Barbara Ciolli
27/03/2018

Il governo tedesco scarica sui giudici locali la decisione dell'estradizione. Ma chi tace acconsente: vicina da sempre a Rajoy, la cancelliera contestata da opposizione e opinione pubblica sul «caso politico».

Puigdemont, Angela Merkel come Ponzio Pilato

La domanda «perché qui?» scuote il quarto governo della cancelliera Angela Merkel fresco di battesimo. «Una vergogna», senza mezzi termini, per la sinistra radicale della Linke che chiede il rilascio immediato dell'ex governatore indipendentista della Catalogna Carles Puigdemont. Altro che estradizione: la «ribellione» per il quale è stato spiccato il mandato di cattura non figura tra i delitti europei e la Spagna è l'unico Paese dell'Ue a mantenere in vita questo tipo di reato. «Un reato pre-democratico», tuona la Linke tedesca.

QUERELLE GIURIDICA. È al vaglio l'analisi giuridica per stabilire se in Germania Puigdemont non può essere chiamato a rispondere di «alto tradimento». Come in Italia, sarebbe il reato più vicino alla «ribellione» contestatagli dal governo centrale di Madrid, per il quale il leader degli indipendentisti rischierebbe 25 anni. Tra i giuristi tedeschi la materia è dibattuta: chi ritiene legalmente un passo obbligato l'estradizione, ma eccessiva l'accusa di alto tradimento; chi ne auspica l'asilo politico nel Paese. Dall'opposizione anche i Verdi si appellano «all'apertura di una trattativa politica tra i governi tedesco e spagnolo, sotto l'ombrello della Commissione Ue». Ma perché Puigdemont è stato fermato lo scorso 25 marzo proprio in Germania, superato il confine con la Danimarca dove prima gli agenti non avevano reagito?

La questione, lo dicono scettici persino i liberali tedeschi (Fdp) rimasti fuori dall'esecutivo, «non è giuridica ma politica»: una bomba politica. Berlino rischia di trovarsi in casa il «primo detenuto politico dell'Ue»: il verdetto dei giudici chiamati ad esprimersi sull'estradizione, del Land dello Schleswig-Holstein dov'è stato intercettato Puigdemont, non arriverà a breve, per questa richiesta si può restare trattenuti fino a 60 giorni. In generale si invitano le autorità alla «ragione»: avviare un processo di descalation, con la mediazione dell'Ue, e togliere al più presto il naso dalle faccende spagnole.

MERKEL TACE. Essersi immischiati in questioni interne altrui, per eccesso di zelo, è l'altro grosso rimprovero mosso dall'opinione pubblica. Puigdemont era di ritorno in auto dalla Finlandia, dove aveva parlato al parlamento su invito di un deputato e poi in un'università. Si era mosso dal suo rifugio in Belgio, perché le autorità nazionali di Bruxelles respingevano il mandato di cattura, ritirato infine da Madrid. Una volta a Helsinki, il 24 marzo 2018 la Spagna ha riemesso la richiesta di estradizione e, puntualmente, i poliziotti tedeschi hanno risposto all'imboscata, forse su segnalazione dei servizi segreti spagnoli che forse pedinavano Puigdemont. Da allora il silenzio di Merkel è assordante.

Il caso Puigdemont deve essere risolto in base alla normativa spagnola

È iniziato lo scaricabarile: dopo ore di no comment il ministero della Giustizia in quota socialdemocratici (Spd) ha fatto sapere che la questione, strettamente giuridica, compete «alla magistratura». Decideranno i togati locali, non (sottinteso) il governo. Eppure tra i leader Ue la cristiano-democratica Merkel è da sempre la più vicina al premier conservatore spagnolo Mariano Rajoy, che dal referendum in Catalogna dello scorso autunno ha mandato l'esercito contro i civili e ordinato l'arresto di Puigdemont e di altri leader indipendentisti. È vero che i mandati europei di cattura di superricercati, di solito per mafie e terrorismo, si trasmettono tra autorità giudiziarie, proprio per aggirare gli stalli della diplomazia: ma in Belgio e in altri Paesi è stata la politica a negare l'estradizione.

VICINA A RAJOY. In Germania al contrario il laconico commento dell'esecutivo Merkel è che il «caso debba essere risolto in base alla normativa spagnola, l'arresto non pregiudicherà i tradizionali buoni rapporti con Madrid». Anzi: la cancelliera – e i socialdemocratici con lei nella grande coalizione – brilleranno per aver servito Puigdemont su un piatto d'argento a Rajoy. Un favore tra leader dei popolari europei e non solo. Quanto accaduto è in linea con la promessa, secondo indiscrezioni da Madrid, di Merkel al premier spagnolo, al momento della fuga in Belgio di Puigdemont: l'impegno al più alto livello di «fermarlo e consegnarlo», per tenere salde le relazioni tra due grandi alleati. Come la Francia, la Germania era pronta ad agevolare la polizia e le autorità spagnole.

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