Punkabbestia cade e muore nel Tevere

Redazione
24/08/2012

Due vite al margine, due voli gemelli dallo stesso ponte sul Tevere, la loro casa da clochard, a pochi metri...

Punkabbestia cade e muore nel Tevere

Due vite al margine, due voli gemelli dallo stesso ponte sul
Tevere, la loro casa da clochard, a pochi metri dalle luci e
dalle bancarelle dell’estate romana.
Per lei, precipitata dal parapetto di Ponte Garibaldi, non
c’è stato nulla da fare.
Lui, a 24 ore di distanza, non ha retto al dolore.
È tornato allo stesso ponte e si è gettato giù per
raggiungerla.
Ora lotta tra la vita e la morte all’ospedale San Camillo
dove venerdì 24 agosto è stato sottoposto a un lungo e delicato
intervento chirurgico per le gravissime fratture riportate su
tutto il corpo.
ERANO A ROMA DA UN ANNO. Una storia dagli echi
shakespeariani, i cui contorni forse non saranno mai chiari,
sfumati come sono forse dall’alcol, certo dal dolore.
Mercoledì 22 sera i due hanno litigato.
Lei, 26enne è di nazionalità tedesca. Lui, 24 anni, della
Repubblica Ceca. Stavano insieme da un anno circa. Da qualche
tempo sono arrivati a Roma, hanno trovato un posto, assieme ad
altri punkabbestia come loro, sotto le arcate dei ponti.
Basta poco: una tenda, un rifugio. I cani. L’elemosina. I
pasti messi insieme a fatica. Una vita in libertà, la cui
assenza di legami si paga cara, con le asprezze
dell’addiaccio. La fame che spesso si prova a placare con la
bottiglia e non col pane.

Tutto nato per una lite: sono volate parole grosse

Mercoledì 22 forse l’alcol è stato troppo. Tra i due è
scoppiata la lite. Sono volate parole grosse. Lei a un certo
punto si è allontanata, si è sdraiata e forse si è
addormentata sul muretto del ponte o forse è ripreso tra loro, a
distanza, il diverbio.
Sta di fatto che la giovane tedesca ha perso l’equilibrio ed
è precipitata. Dieci metri di volo, lo schianto sulle banchine:
è arrivata la polizia ed è toccato al ragazzo riconoscere
il cadavere insanguinato.
Il ceco è disperato, ha gridato e ha pianto. Forse dentro di sé
si è sentito responsabile. Forse si è chiesto cosa sarebbe
successo se non avessero discusso.
NON HA RETTO IL DOLORE. Allora a 24 ore dalla
tragedia, giovedì 23 sera da quel ponte, nel punto esatto da cui
la sua ragazza è precipitata, ha guardato giù ancora una volta.
Ha preso un respiro e si è gettato. Le ferite sono gravissime:
è stato portato d’urgenza in ambulanza al San Camillo di
Roma, dove è ancora ricoverato. Le sue condizioni sono molto
preoccupanti. Dottori e infermieri sono gli unici che ora, forse
suo malgrado, lo tengono lontano dalla sua ragazza.